Antiche chiese foggiane

                                           (a cura di Raffaele De Seneen)

 

dal testo: "LA DIOCESI DI FOGGIA - Appunti per la storia" del Sac. Michele Di Gioia - Stabilimento tipografico "LEONE" di Foggia - anno 1955.

 

          All'inizio del capitolo che tratta di queste antiche chiese l'autore precisa: "Incompleto è l'elenco delle antiche chiese di Foggia, che qui si riporta, ed imperfette o scarsissime le notizie riportate, giacchè di esse è giunto a noi poco più che il nome. Perchè il loro titolo non cada nel completo oblio, è doveroso citare: le chiese, con annesse abbazie, priorati o monasteri".

 

 

SANTO SPIRITO

per la quale il monastero di Ferrara nel 1310 era tenuto a pagare le decime, cioè unc. 1, tar. VI;

 

 

 

SAN VITO

la quale era una grancia, ossia una fattoria, alquanto cospicua, giacchè il granciaro Fra Giacomo nel 1325 come prima decima fu tassato per tar. XV;

 

 

 

SAN MARCO

presso Foggia, era anch'essa una grancia, soggetta al monastero di San Giovanni in Gualdo, tassata nel 1325 per tar. XXVII;

 

 

 

SAN PIETRO

che, per i suoi diritti di stola, nel 1310 si trova tassata per tar. III;

 

 

 

 

SANT'IPPOLITO

nella Platea I Sipontina nei "Bona addita in Terre Foggie a. 1608" è detto che la mensa sipontina possedeva "nel territorio di Foggia le terre di S. Ippolito di Foggia.... verso la strada di Lucera.... di versure 17, fittate per ducati 8 e tarì 4 ogni anno".  Detto monastero dipendente dall'abbazia benedettina di Monte Sacro nel Gargano, presso Mattinata, esisteva già nel 1353, giacchè nel predetto anno ne era Priore Pietro di Venosa.

 

          Altra precisazione dell'autore è la seguente: "L'Imperatore Federico II di Svevia nel 1225 concedeva alla Badia di S. Maria di Pulsano, fondata dal Beato Giovanni Scalcione di Matera, i seguenti monasteri di Foggia"

 

 

 

SANTA CECILIA

monastero di monache, fondato nel 1160 e situato fuori Foggia, forse nella località tuttora denominata S. Cecilia sulla via di Troia. Verso il 1285 la chiesa e il territorio di S. Cecilia furono occupati dalle monache del monastero di San Bartolomeo di Melfi, ma nel 1303, regnando Carlo II D'Angiò, essi furono recuperati da Pietro, Vescovo di Troia.

 

 

 

SAN NICOLA

abbazia o monastero dell'Ordine di S. Benedetto, situata probabailmente nelle adicenze dell'attuale via San Nicola. Fondata nel 1140, nel dicembre dello stesso anno fu ceduta da Guglielmo II vescovo di Troia a Giordano, abate di Pulsano, con le seguenti condizioni: che detta chiesa fosse sempre soggetta al Vescovo di Troia, che ogni anno a Natale pagasse un'oncia d'oro alla chiesa troiana e che egli e i suoi successori intervenissero al sinodo diocesano.

Questa si trova elencata pure nel Codice delle Tasse della Camera Apostolica. Federico II, col predetto diploma del 1225, confermò la concessione a favore dell'abbazia di Pulsano.

Il Calvanese ci ha rimandato la seguente iscrizione riguardante la chiesa di S.Nicola:

 

THESAURORUM VESANA FAMA, ET VETUSTATE

TEMPLUM HOC D. NICOLAI FERE COLLPASUM

PIETATE, MUNIFICIENTIA, ET LIBERALITATE

EC.mi S.R.E.CARD. Lis HIER.mi BUONCOMPAGNI

REPARATUM ET RESTAURATUM AUSPICIS

ANNO DOMINI MDCLXXVIII

TEMPORE EIUS ACCESUS IN APULIAM

 

 

 

 

 

SAN GIACOMO

da alcuni indicato con nome dei SS. Giacomo e Filippo. Questa abbazia, sorta tra il 1130 e il 1139, dipendeva, al par di S. Cecilia e S. Nicola, dal monastero di Pulsano. In questa abbazia morì nel 1139 il B. Giovanni Scalcione, il quale fu poi seppellito in quella di Pulsano. Non si sa dove fosse ubicata, ma, nel diploma col quale Federico II confermò la sua concessione a favore di Pulsano, è detto che essa si trovava "apud Fogiam".

 

 

 

 

SANT'ANTONIO ABATE

molti la ricordano benissimo, era situata all'innesto di Corso Garibaldi con il Corso Vittorio Emanuele. Sorta nella prima metà del secolo XIV, fu sede della Confraternita dei Bianchi. Aveva una tomba o cripta per la sepoltura dei condannati a morte. La chiesetta di forma rettangolare, contava tre altari, il maggiore dedicato all'Immacolata e gli altri due all'Addolorata e a S. Brigida. Per ragioni di risanamento edilizio della città, in seguito a regolare convenzione, essa venne demolita nel 1935 e sul suo sito fu edificata la sede del Credito Italiano. La statua di S. Antonio Abate venne trasferita nella chiesa della Madonna delle Grazie.

 

 

 

 

SAN CIRO

era la chiesa del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi sotto il titolo delle Sacre Stimmate. Era attigua a Gesù e Maria e forse anche intercomunicante con questa. Nel secolo scorso, essendo state portate a Foggia ed ivi esposte alla pubblica venerazione gran parte delle reliquie insigni del Santo  Medico e Martire, col diffondersi della sua devozione, fu volgarmente chiamata S. Ciro.

Restituita ai Frati Minori la chiesa di Gesù e Maria con la parrocchia, fu ceduta pure la chiesa di S. Ciro per adibirne i locali ad opere parrocchiali. Intanto la statua del Santo e l'urna contenente le sue reliquie furono trasferite a S. Domenico, dove sono tuttora venerate. Il Papa Pio IX, annuendo alle suppliche del vescovo e del clero di Foggia, concesse che ogni anno si celebrasse la festa di S. Ciro martire nella città e diocesi di Foggia nel giorno del suo natalizio (31 gennaio) con Officio e Messa già concessi al clero napoletano.

 

 

 

 

S. FRANCESCO  o S. ANTONIO

il Pacichelli nella sua carta della città di Foggia al N. 10 indica un monastero di S. Francesco, quello stesso che più tardi fu volgarmente detto di S. Antonio.

Vuole la tradizione locale che verso il 1215-1222 il Serafico San Francesco d'Assisi, venuto in Puglia per venerare i suoi antichi e rinomati santuari, passando per Foggia, abbia fondato il convento, che dal suo nome fu denominato S. Francesco, a capo del quale lasciò come Guardiano, ossia Superiore, il B. P. Giacomo d'Assisi. Questo religioso, ricevuto nell'Ordine nel 1210 dallo stesso Santo Fondatore, seguì gli esempi di lui e raggiunse la più alta perfezione. Chiuse la sua mirabile vita mortale nel convento di Foggia nel 1230 e gli vennero resi gli onori dei beati.

Al tempo della divisione dell'Ordine Francescano in due rami distinti, questo convento restò ai Frati Minori Conventuali, i quali probabilmente l'abitarono fino al XIX secolo, finchè con la legge del 1866 esso fu incamerato dal Demanio e adibito per usi militari, sicchè divenne sede del Distretto Militare.

L'interno dell'edificio con i due chiostrini ci mostra ancora un avanzo dell'antica casa religiosa, mentre esteriormente sopra uno degli spigoli della facciata sinistra una piccola pietra porta incisa una croce e la data del 1731, forse per ricordare i lavori di ampliamento e i restauri fatti dopo il terremoto di quell'anno.

Dall'opera del Calvanese pag. 156 si ricava che al suo tempo vi erano le seguenti iscrizioni.

 

Sopra la porta del chiostro:

 

CERNITE MORTALES QUAE MUNERA CEPIT AB IMIS

FRACISCUS NOBIS ANTONISQUE SICUS

NAM PIETATE SUA ET CINERUM IN SAECULA NATI

HOC OPUS EREXIT DUCTUS UTRAQUE DEO

DEFUNCTIS VIVISQUE NITENS ET GEMMA SALUTIS

CENTUPLAQUE COELO MESSIS ADULTA FIAT.

ACCIPE DOMITI TU PATRI NOMINE PATRI

AETERNOQUE REFER QUOD TULIT ISTE PIUS.

 

All'altare maggiore:

 

SEPULCRUM FAMILIAE CARACCIOLO

ACCENSA PATERNO AFFECTU

RESTAURANDUM CURAVIT

CAMILLA CARACCIOLO UXOR

CAESARIS COLLI. ANNO D.ni 1592.

 

All'altare dell'Annunziata:

 

CAESAR STAIBANUS IN UTROQUE IURE

PROFESSUS PRAEMATURA MORTE

QUIESCIT, QUI SACELLUM HOC

FRATERNIS BONIS, ATQUE SUIS

DOTAVIT, ET EREXIT ANN. 1607.

 

All'altare di S. Antonio:

 

CAESAR GIPSIUS, ET CATERINA PARILLA

NE EURUM CORPORUM, QUAE UNANIMIS

CONIUXIT IN VITA POST MORTEM

DISSOCIENTUR OSSA, VEL POSTERORUM

AB ESI, SEPULCHRUM HOC

CONSTRUEXERE ANNO D.ni MDLXXV

 

Al pavimento:

 

JO. BAPT.tae RECCO PATRITIO

NEAPNO FATIA A' MALO HOMO

MATER MOESTISSIMA POSUIT

ANN. MDLXX

 

Al pavimento:

 

D. JOSEPH THOMAS VILLANUS VI D. ARCHIP.r

COLLEGGIATAE INSIGNIS FOGIE

PRO SE, SUISQUE MORTIS MEMOR

HANC FIERIT CURAVIT

ANN. DOMINI 1681

 

Nella cappella della Madonna di Monferrato:

 

FERDINANDUS MILES HISPANUS EX

FAMILIA CONTRERAS, ET LUCRETIA

DEL TUDONE FOGIAE

CONSTRUXERE

 

 

 

 

 

SAN GAETANO

    

     Al principio del secolo XVI tra la Porta Arpana e l'inizio dell'attuale Via Manzoni vi erano una chiesetta dedicata a S.Giuseppe e una casa-ospedale dedicata a S. Teresa.

     Tra il 1616 e il 1618 stette in Foggia un religioso Teatino per iniziare la fondazione di una casa di  quell'Ordine, il quale va sotto il nome ufficiale dei Chierici Regolari.

     Le condizioni deplorevoli dei locali di S. Teresa e della chiesetta di S. Giuseppe, quasi cadente, offerti per quell'opera, suggerì di desistere dall'iniziativa.

     Nel 1625 moriva in Napoli un pio benefattore foggiano Giuseppe Antonio Elanco, il quale con testamento lasciava ai Teatini una cospicua eredità con l'obbligo per essi di edificare in Foggia una casa e chiesa del loro Ordine. Fu proprio nel 1625 che i Padri Agostino De Rossi di Taranto e Stefano Amaretto di Mercogliano vennero in Foggia, essendo vescovo di Troia mons. Felice Selici e generale dell'Ordine Teatino P. D. Vincenzo Giliberti.

     La fondazione incontrò molte difficoltà e andò soggetta a varie vicissitudini, sì che per un lungo tempo fu retta da un Vicario e solo nel 1668 venne eletto il primo Preposito o Superiore regolare della comunità. Tra le difficoltà restava sempre l'indecenza dei locali, per cui il Comune donò ai religiosi il sito dell'ex chiesa di S. Giuseppe per l'ampliamento della casa, per questo presso la Porta Arpana fu murata la seguente iscrizione tuttora esistente:

 

D. O. M.

CIVITAS FOGIE DEVOTIONE MOTA ERGA SANTISSIMUM

PATRIARCHAM GAETANUM IPSIUS CIVITATI PATRONUM

EDICIFII LOCUM HIC OLIM SITUM ECCLESIE SANCTJ JOSEPH PRO

AMPLIATIONE ATRII DONAVIT - ANNO 1673 - EXISTENTIBUS

DE REGIMINE MAG.CIS ANTONIO DE PILLA M.ro IURATO HYERONIMO

PETREO V.I.D.re JOSEPHO TERNTIO ET IO. DONATO GUGLIELMONE

ELECTIS

 

     Sorse allora la casa e la chiesa dei Teatini, dedicate a S. Giuseppe, sebbene il popolo le chiamò e le chiama tuttora S. Gaetano dal nome del Fondatore dell'Ordine Teatino.

     Quella casa fu abitata dai pii religiosi fino all'epoca dell'invasione delle truppe francesi in Italia, giacchè negli atti del Capitolo Generale dell'Ordine, tenuto nel 1789 e in quelli degli altri Capitoli successivi non si fa più menzione della casa di Foggia, come delle molte altre che dovettero cedere alla violenza della rivoluzione giacobina.

     In epoca imprecisata chiesa e convento furono ceduti ai religiosi della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, indi passarono agli Scolopi.

     Espulsi i religiosi, i locali dell'ex convento furono adibiti a scuole e in parte di essi e in tempi differenti furono collocati la Biblioteca Comunale, il Museo, la Pinacoteca e il Museo delle tradizioni Popolari; sulla torre campanaria furono costruite alcune camere con terrazza, ove nel 1876 Vincenzo Nigri impiantò la Specola Meteoro-sismica, e in tempi più vicini a noi, con l'istituzione del Liceo Musicale intitolato a Umberto Giordano, la chiesa nel 1928 fu trasformata in sala per concerti.

     I duri bombardamenti del 1943 danneggiavano gravemente ogni cosa. Nel 1954 furono demoliti gli ultimi avanzi per far sorgere la nuova sede del Liceo  Musicale. Durante i lavori di demolizione fu trovata una mezza lapide, spezzata in senso verticale, la quale si riferisce all'epoca della costruzione della chiesa, giacchè da essa si ricava che Mons. Antonio De Sangro, Chierico Regolare Teatino e Vescovo di Troia, contribuì a proprie spese all'erezione del tempio. La parte ricavata è così concepita:

 

TEMPLUM - H -

                      AN

ANT - CL - RE

MARSOR - MA

SANGRO - ET

         PANORU

                      D.

PROPRYS - SU

                      H

ANNO - SUI - PRE

 

     Dal libro manoscritto della S. Visita eseguita nel 1872 da mons. Geremia Cosenza, si apprende che la chiesa era a tre navate e aveva cinque altari: il maggiore dedicato a S. Giuseppe Colasanzio, e gli altri a S. Gaetano, all'Immacolata, a S. Andrea Avellino e a S. Barbara. Come si disse altrove in questa chiesa ebbero sede nei primordi delle loro fondazioni la Confraternita dei Morti e quella di S. Giuseppe, inoltre in essa furono sepolti i membri della famiglia Marchesani e dal 1814 al 1818 il celebre Giuseppe Rosati. 

 

 

 

 

SAN LAZZARO VESCOVO

     Sorgeva sulla destra dell'inizio  del viale di accesso al Cimitero, presso l'innesto dello stesso viale con la via carrozzabile per Manfredonia. Fu demolita nel 1931 per sistemare con viali ed aiuole la zona antistante il camposanto.

     Si vuole che essa fosse già esistente nel 1100 e avesse una cripta con pozzo, la cui acqua veniva bevuta dai fedeli per devozione verso il Santo.

     Se non è apocrifa la bolla di Clemente III, il Capitolo di Foggia ne era il padrone, giacchè detta bolla ne conferma un'altra, data nel 1137, nella quale il IV vescovo di Troia Guglielmo Regini tra le altre concessioni fatte a detto Capitolo dice: "..... confirmamus etiam nobis et Ecclesiae nostrae Ecclesiam S. Angeli, S. Andreae, S. Antonii, S. Lazari, S. Helenae et SS. Filippi et Iacobi....".

     Questa chiesetta era custodita a cura del Rettore della chiesa e della confraternita di S. Rocco, i quali ogni anno ne celebravano la festa il 9 settembre con gran concorso di popolo.

     Della demolita chiesa ci resta il ricordo della seguente iscrizione collocata sulla destra di chi entrava nel tempio:

 

JOSEPH SFORTIA CIVIS FOGIANUS

PEDESTRIUMQUE MILITUM VEXILLIFER

PIO IN DIVINUM HOC TUTELARI

SUO AERE ERIGENDUM FUNDITUS ATQUE

EXORNANDUM CURAVIT

A. D. MDCXXXVIII

 

 

 

 

 

MONTE DI PIETA'

     Nel 1588 la pia nobil donna Rosa de Vento istituiva a Foggia il Monte di Pietà, presso il quale nel 1760 con lascito della signora Emilia Morrone veniva eretta una cappella dedicata alla Pietà. Col trasferimento della sede dei Monti Uniti di Pietà dalla Via Arpi al Corso Garibaldi, anche l'altare fu rimosso e sistemato nella sala di ingresso della pia istituzione di beneficenza. La grande tela della pala è custodita in uno dei saloni degli uffici di amministrazione. Essa raffigura la Pietà, ed è lavoro di gran pregio da alcuni attribuito a Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, e da altri a Massimo Stanzione per le rassomiglianze, che essa ha con il quadro della Pietà esistente nella Certosa di S. Martino di Napoli.

 

 

 

 

SS.mo SALVATORE

     La chiesetta e il monastero del SS. Salvatore furono fondati dalla ven. Suor Maria Celeste Crostarosa.

     Nacque questa da famiglia napoletana il 31 ottobre 1696 e giovanetta ancora si consacrò al Signore entrando nel Carmelo di Marigliano.

     Con la chiusura del monastero carmelitano passò tra le Visitandine di Scala, ove, dal 25 aprile 1725, in una serie di visioni , il Signore le fece intendere che la sceglieva come strumento per la fondazione di un nuovo istituto religioso. Fu perseguitata come visionaria, ma, esaminata la cosa da S. Alfonso de' Liguori, risultò chiara e lampante la volontà di Dio e così il 13 maggio 1731, in una nuova rivelazione Gesù manifestò alla pia religiosa che S. Alfonso doveva fondare il ramo maschile e il giorno seguente le dichiarò il fine della nuova Congregazione religiosa.

     Una nuova e più violenta bufera le si scagliò contro fino ad essere espulsa dal monastero di Scala.

     Dopo lunghe persecuzioni e profonde umiliazioni nel marzo del 1738 venne a Foggia, ove, dopo aver visitata l'Iconavetere, il 4 ottobre 1739 fondò il primo monastero e la prima chiesa della Congregazione dedicati al SS. Salvatore. Qui visse nel più intenso lavoro di apostolato per l'educazione della gioventù femminile;  morì santamente il 14 settembre 1755.

  

     Il monastero e la chiesetta del Salvatore sorgevano sull'area dell'attuale Municipio.  In seguito alla legge del 22 ottobre del 1866 le monache furono invitate a lasciare il monastero, ma esse fecero ricorso sostenendo di appartenere all'Ordine Salesiano e così, con apposito decreto,il monastero fu sottratto alla soppressione e le monache furono rimesse nella libera amministrazione dei loro beni.

     La comunità a poco a poco diminuì di numero fino ad estinguersi completamente e il monastero, già ampliato nel 1846, restato deserto, fu adibito per usi scolastici e di pubblica assistenza, finchè per risanare l'antico rione di S. Angelo e dare alla nuova sede del Municipio una località più centrale, in seguito al concordato del 7 agosto 1930, stipulato fra il Comune e il Vescovo di Foggia per la demolizione delle chiese di S. Angelo e del Salvatore, anche l'ex monastero cadde sotto i colpi demolitori del piccone.

     Unico e caro avanzo di due secoli di storia redentorista in Foggia resta un piccolo altare di legno verniciato, già appartenente alla chiesetta del Salvatore, sul quale S. Alfonso molte volte celebrò la S. Messa. Esso è religiosamente custodito nell'oratorio della Confraternita dei Sette Dolori di Maria Santissima.

 

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