alcuni gol del 77- 78

 

Monza Foggia 2-1

Non c’eravamo riusciti lunedì sera contro il Pisa, ma ce l’abbiamo fatta oggi: dopo due bei primi tempi che avrebbero dovuto regalarci almeno un vantaggio di due gol, nel secondo tempo siamo cambiati di colpo e, mentre contro i toscani c’è andata bene, oggi non solo abbiamo buttato i tre punti, ma non siamo stati capaci di uscire indenni dal Brianteo. Sia chiaro, il ruolino di marcia del Foggia degli ultimi tempi non poteva mantenersi in eterno e prima o poi sapevamo di dover ritirarci con le pive nel sacco, ma perdere così fa tanta , ma tanta rabbia. La mia convinzione, ribadita anche venerdì sera a Teleblu, è che questa squadra dopo la prima frazione, non crede più a se stessa, ritiene di non considerarsi la squadra più in forma del momento e perde inesorabilmente la concentrazione, allungandosi e permettendo a chiunque di poter ribaltare il risultato. Le occasioni dei toscani lunedì e quelle dei brianzoli oggi, sono state sempre su palle inattive che scaturiscono da una difesa fallosa che, molto spesso, regala punizioni evitabilissime ma molto pericolose. Il Monza, nonostante i tre punti, è una squadra che, giocando così, è destinata a vivere un finale di campionato terribile: una squadra che non è stata capace di far gioco, che non può vantare occasioni da gol su manovre di gioco, e che non è stata capace di abbozzare un minimo di reazione nemmeno all’inizio del secondo tempo. La strada alla vittoria gliela ha spianata il Foggia che, se è vero di essere stata ingannata da un comportamento sleale e antisportivo di Colacone, è anche vero che proprio in quella occasione ha dimostrato una certa leggerezza in difesa da parte di Gigliotti che cincischiava con la palla e dava il là al vecchio marpione e capitano del Monza. Il Foggia avrebbe dovuto reagire alla truffa con la rabbia essendo ancora tanto il tempo a disposizione ed invece si allungava, cambiava fisionomia, cambiava i suoi attori ma regalava sempre punizioni inutili: senza di queste il Monza non sarebbe mai arrivato nei pressi di Ginestra se non approfittando si qualche eventuale sbaglio della retroguardia foggiana. Una velocissima considerazione sull’arbitro: oltre all’evidente errore che comunque non aveva fatto al primo tempo su un altro tentativo di truffa in area,anche quest’anno come l’anno scorso ha negato il giusto recupero chiudendo la gara un po’ prima ed evitando al Foggia la possibilità di battere un’ultima punizione; speriamo di non dover più commentare le gesta di questo signore. Ormai comunque la gara è andata, bisogna voltar pagina, bisogna, secondo me, che l’allenatore faccia rivedere l’intera partita ai suoi uomini  per valutare i soliti errori che, almeno oggi, ci hanno fatto perdere i tre punti che avevamo già in tasca. Avevamo sognato un recupero importante in classifica ma, razionalmente, non potevamo pensare che la nostra squadra avrebbe potuto vincere tutte la gare: abbiamo perso troppi punti all’inizio per cui ci conviene vivere alla giornata senza calcolatrici e senza stress… la processione si vedrà al suo rientro!

Alberto Mangano

 

 

Foggia  Pisa 1-0

Il Foggia è tornato, forse rinato dopo la prestazione opaca contro la Pro Vercelli. Il risultato finale è figlio di un primo tempo stupendo che ci ha regalato il miglior Foggia della stagione e di un secondo tempo nel quale la squadra è tornata operaia arroccata a difendere il minimo vantaggio. E’ giusto quindi valutare la gara valutando singolarmente le due frazioni di gioco. Nel primo tempo la squadra parte già forte dal primo minuto mantenendosi corta, sbagliando pochissimo se non qualche fuorigioco non sincronizzato alla perfezione, facendo girare la palla di prima o al massimo con due tocchi; gli attaccanti aggrediscono gli spazi, fanno tanto movimento senza palla e consentono al centrocampo di valutare una delle tante opportunità create dal loro modo di stare in campo e alla fine pare sicuramente stretto il risultato della prima frazione determinato da un’invenzione di Cruz che lancia un attento Traorè capace, con la testa alta, di mettere una palla per Venitucci che,freddamente, buca il portiere avversario. La squadra di Stringara torna negli spogliatoi con gli applausi dei presenti allo Zaccheria. Al rientro per la seconda frazione era logico aspettarsi una reazione degli ospiti ma il Foggia la subisce oltremodo allungandosi, chiudendosi, ed offrendo la possibilità ai nerazzurri di usufruire di palle inattive che, si sa, possono annullare le differenze tecnico-tattiche tra le compagini ed offrire risultati finali ingiusti. Il Foggia cominciava ad essere vittima di se stesso, quasi non credeva di essere riuscito ad essere notevolmente superiore al Pisa e si affidava esclusivamente alle ripartenze di Cruz, sicuramente il migliore dei suoi, che sfiorava quel gol che avrebbe regalato ai rossoneri un risultato più vicino a quello che realmente si era visto in campo. Sembra logico che se il Foggia avesse raddoppiato nel suo periodo migliore, la partita avrebbe sicuramente preso un’altra piega e certamente il Pisa sarebbe rimasto tramortito definitivamente. La classifica ora ci incoraggia, il mercato potrebbe riservarci qualche buona sorpresa, illudersi non è peccato considerati i 13 punti nelle ultime 5 gare ma il ritmo da mantenere dovrà essere altissimo se pensiamo a quanti punti, meritatamente, abbiamo perso per strada. La squadra ora gira per il verso giusto, i meccanismi cominciano a dimostrarsi oleati e finalmente tutti insieme possiamo cominciare a condividere lo striscione esposto dai tifosi a fine gara :”Vi vogliamo così!”

Alberto Mangano

 

 

Foggia Pro Vercelli 1-1

Un’altra giornata nella quale rallegrarci ma questa volta più per il risultato finale che per lo spettacolo andato di scena allo Zaccheria. Nessuno si illudeva che le vittorie consecutive potessero continuare, nessuno pensava di superare qualsiasi record, ma di certo si pensava che almeno i risultati avessero dato la consapevolezza ai ragazzi di Stringara di poter affrontare qualsiasi avversario senza alcun tipo di timore. Ma la gara ha mostrato subito la squadra piemontese ben messa in campo e con un organico, almeno per quello visto sinora, un po’ più valido della media. Di contro, il Foggia mostrava un reparto arretrato un po’ timoroso e che spesso si rifugiava nel retro-passaggio al proprio portiere: certo il Foggia mancava della guida di Gigliotti che avrebbe dovuto fare da balia al giovane Toppan che ha dimostrato buona volontà ma di voler ricorrere oltre il lecito al fallo sull’avversario mentre Lanzoni, ormai fuori dal ritmo dei novanta minuti, non è certo al massimo della condizione come ad inizio stagione. La difficoltà di affrontare una squadra ben disposta in campo si evidenziavano dalla incapacità di far girare la palla da parte dei rossoneri e dalla necessità di dover tentare sempre l’uno contro uno nel quale gli avversari erano sicuramente superiori. Diciamo altresì che, se il calciatore avversario non fosse di colpo andato in tilt dopo essere stato lasciato maledettamente solo in area contro Ginestra, oggi staremmo a raccontare un’altra gara ma soprattutto un altro risultato. La valutazione del Foggia e del suo campionato continua ad essere difficile e domenica dopo domenica non si riesce a dare una giusta fisionomia alla squadra necessaria anche per pensare a eventuali rinforzi ma anche al ruolo da svolgere in questo campionato che resta comunque sempre il più mediocre in assoluto degli ultimi anni.
Abbiamo pensato che triste sarebbe stato il risveglio dopo il sogno durato oltre un mese e che ci regalava una squadra vittoriosa sia in casa che fuori; meglio che il risveglio ci abbia regalato un punto e non una sonora batosta che oggi, in tutta onestà, poteva comunque esserci. Pensiamo quindi alla prossima gara, ancora in casa, con la consapevolezza che non eravamo una squadra di mostri invincibili ma che comunque possiamo ancora umilmente riprendere un percorso che oggi è stato purtroppo smarrito.


Alberto Mangano

 

 

Benevento Foggia 0-1 ... eroici!!!

Una gara che resterà impressa nella mente dei tifosi perché insperata forse alla vigilia ma ancor più quando i rossoneri si sono trovati con una doppia inferiorità numerica. Sarebbe bello sapere quante squadre, nella lunga e ricca storia calcistica, siano mai riuscite a superare un avversario con due uomini in meno per gran parte della gara. Noi ricorderemo a lungo questa impresa determinata da una squadra già falcidiata dagli infortuni e poi dalle scelte forse infelici del direttore di gara. Calcisticamente avevamo un lontano ricordo di Barcellona Pozzo di Gotto, eravamo legati a vecchi match di play off in C2, oggi invece tale sig. Gallo appunto della cittadina siciliana, è venuto alla ribalta per decisioni arbitrali molto discutibili e che avrebbero potuto condizionare irrimediabilmente l’incontro: probabilmente Traorè è stato ingenuo a ripetersi in un fallo inutile e tra l’altro lontano dalla porta difesa da Ginestra, ma la doppia ammonizione di Perpetuini è sembrata fortemente dubbia e affrettata. Comunque il Foggia ha vinto contro tutto e tutti, contro l’arbitro sì, ma anche contro la poca sportività degli avversari che non restituivano la palla messa fuori da Ginestra con due compagni doloranti a terra (e il Foggia non si era comportato come il Gela dello scorso anno). Quando si deve entrare nella storia, lo si fa comunque e riteniamo che tutta la Foggia pallonara oggi debba inchinarsi dinanzi ai suoi eroi; difficile stabilire cosa sarebbe potuto succedere undici contro undici: è anche possibile che si poteva perdere perché oggi Tomi e compagni hanno decuplicato le proprie forze e solo raramente si è potuta valutare la differenza numerica in campo. Non bisogna negare comunque che se il Foggia avrebbe meritato abbondantemente il pareggio, la vittoria gli è stata regalata da un Benevento allo sbando che, quasi non consapevole del vantaggio che poteva attribuirsi facendo girare palla, si buttava a capofitto in attacco creando solo confusione e permettendo agli avversari di arrivare addirittura a tu per tu con il portiere come accaduto in occasione del gol di Agodirin. Queste tre vittorie consecutive hanno un significato? La sosta natalizia veramente non ha allontanato mentalmente e fisicamente i ragazzi dalla voglia di far bene? A mercato aperto, i rossoneri possono ancora aspirare a qualcosa di concreto? Certo con due partite consecutive in casa qualche speranza ma anche qualche piccola certezza la si può pure coltivare: così come nessuno oggi, al 38’ del primo tempo, poteva prevedere quel risultato finale è anche giusto che a fine campionato si possa sperare di raggiungere qualcosa di insperato…  ma per oggi val la pena di goderci questo risultato storico conquistato da nove eroi che difficilmente dimenticheremo.

Alberto Mangano

 

 

Pavia Foggia 0-2

Una vittoria scaccia crisi nella rigida Pavia importante anche per la dedica che la squadra e la società hanno voluto attribuire a chi in settimana è volato in cielo. Il Foggia dele ultime due gare sembra di essere uscito dall'imbarazzo della prestazione e del risultato cercato e mai ottenuto. Ad essere precisi, la squadra di Stringara disputa due egregie riprese contro la testa e la coda della classifica lasciando stupefatti i propri sostenitori che non sanno ora dove collocare la propria squadra in questa strana stagione. Mentre però contro la capolista Ternana il Foggia non aveva disputato un buon primo tempo, riuscendo però anche ad imbrigliare i rossoverdi, quest'oggi il Foggia nel primo tempo ha lasciato ai padroni di casa qualche iniziativa in più, comunque sempre sventata dalla difesa rossonera e dagli importanti interventi dell'estremo difensore Ginestra: il tutto può essere riconducibile ad una maggiore determinazione del Pavia a raggiungere il risultato considerando la precaria e preoccupante posizione in classifica. Alla lunga però Tomi e compagni sono riusciti a far emergere i veri valori in campo, dimostrandosi pragmatici e regalando ai propri tifosi, per le feste natalizie, la consapevolezza di non essere da play out e di poter navigare velocemente verso acque più tranquille. Qual è il rischio ora? Potrebbe essere legato all'impossibilità di dare continuità ai risultati intercorrendo un bel po' di giorni tra la gara odierna e quella terribile in trasferta a Benevento. Ogni squadra vive, durante la stagione, un periodo di crisi più o meno lungo e il nostro augurio è che il nostro sia già passato e che non si debba più commentare di un Foggia svogliato, sbadato e confusionario. Dobbiamo riconoscere che il carattere dei giocatori è stato vincente oltre ogni contestazione e indifferenza della piazza foggiana che non riusciva ad intravedere la luce proveniente dalla fine del tunnel. Non sappiamo se l'anno nuovo riserverà stravolgimenti nella rosa rossonera, però è anche giusto sottolineare come l'esperienza e la qualità di un uomo di categoria come Coletti abbia fatto da traino ad una compagine che non riusciva ad esprimersi acettabilmente: se oltre a Coletti l'anno nuovo riuscisse a portarci almeno 1-2 elementi di esperienza forse qualche sassolino dalla scarpa potremmo ancora togliercelo per ritrovarci a trovare una intelaiatura pronta per affrontare il campionato prossimo con qualche ambizione maggiore. Per ora, come è giusto che sia, godiamoci questa bella e meritata vittoria!

Alberto Mangano

 

 

Addio Enzo!

I miei ricordi di Enzo Ciampi risalgono ai miei anni di universitario a Bari, gli anni 80, quelli brutti e anonimi della serie C. Allora gli strumenti di comunicazione erano i giornali e la televisione e nella casa dove abitavo avevo la fortuna di vedere Telefoggia riuscendo quindi a seguire, subito dopo i tg, i commenti sportivi di Enzo che ti avvicinavano a casa tua e a ai tuoi affetti. E da allora l'ho seguito sempre con attenzione e partecipazione perchè lo ritenevo equilibrato nei giudizi e ovviamente molto competente. Negli ultimi tempi io giocavo e gioco a scrivere del Foggia e puntuale, settimanalmente, arrivava il suo commento al mio "pezzo" che mi inorgogliva per il solo fatto che lo aveva letto lui, lo aveva letto chi aveva fato la storia del giornalismo sportivo locale. L'ultima domenica sapevo che non stava bene e non gli ho mandato la mia nota domenicale, con la certezza che non appena si fosse ristabilito, lo avrei coinvolto nella discussione sportiva. Purtroppo è andata diversamente.Quando stamattina un amico mi ha telefonato dicendomi dell'accaduto, mi è sembrato che fosse andato via una persona cara, uno di famiglia, uno di quelle persone che hanno fatto sempre parte della mia vita. Io non so essere una persona di circostanza, non parlo o scrivo per convenienza per cui la sola cosa che posso promettere ad Enzo è che da oggi pregherò per lui. Addio Enzo, in tanti non ti dimenticheremo!

Alberto Mangano

 

 

Foggia Ternana 3-1

Vittoria figlia della determinazione e della tenacia contro le contestazioni e contro i tanti gufi. Problemi sicuramente non risolti ma, con la voglia di non mollare, con la testardaggine di riprendersi anche contro le migliori della classe, si può ancora andar lontani. Certamente la maglia celebrativa con la quale oggi i rossoneri sono scesi sul manto erboso dello Zaccheria, son tornate nello spogliatoio tutte sudate perché era giunto il momento di dimostrare qualcosa di buono in campo. Oggi il Foggia non ha giocato allo sbaraglio guidato da un Coletti strepitoso che ha saputo infondere coraggio ai compagni dall’alto del suo carisma e della sua esperienza; magari un altro uomo di categoria, magari a centrocampo, potrebbe farci togliere ancora qualche bella soddisfazione. Il Foggia del primo tempo sembra la squadra di sempre, timorosa di giocare sul proprio campo e soprattutto forse teme gli avversari, primi in classifica ma che non hanno assolutamente mai impensierito il portiere Ginestra, alla fine impegnato solo per la normale amministrazione. Ma nel secondo tempo la squadra di Stringara stringe i denti e dilaga anche grazie all’ottimo Cruz che oltre a fare un grande movimento senza palla, riesce a  restare freddo davanti al portiere avversario nelle occasioni capitategli e fa esplodere lo Zaccheria come non avveniva da tempo. Resta ovviamente l’amletico dubbio: ma il vero Foggia qual è? Quello delle ultime prestazioni o quello ammirato oggi nel secondo tempo, addirittura contro la Ternana? Riteniamo che oggi Stringara sia riuscito a trarre alcuni importanti spunti da questa gara e siamo certi che ne farà tesoro per l’immediato futuro riuscendo a definire una formazione base che sia tale almeno in linea di massima e che si superi definitivamente il periodo degli esperimenti e dei collaudi. Crediamo che la vittoria sia sempre il migliore toccasana per tutti i rimedi perché rende consapevoli delle proprie capacità e dà la forza e le capacità per affrontare le prossime gare con il piglio giusto cercando di non cadere in facili illusioni, pur consapevoli dei limiti che questo organico porta con sé.  Questa gara può diventare la boa del campionato, può far chiudere un capitolo per farne aprire un altro, può far riavvicinare la società alla tifoseria organizzata ma bisogna volerlo tutti insieme per il bene dei nostri colori e per quelle emozioni che vogliamo continuare a vivere come abbiamo fatto oggi perché vogliamo sperare , che almeno nel calcio, non ci siano delle classifiche che ci facciano vergognare di essere gli ultimi d’Italia.

Alberto Mangano

 

 

Lumezzane Foggia 2-0

Si cambia di nuovo formazione, si spostano le pedine, si recuperano i separati in casa ma il risultato finale non cambia: il Foggia continua a deludere e continua a non far niente per tentare di segnare una rete per cui ormai se si subisce un gol, in linea di massima, può valer la pena di cambiare canale perché il rischio di addormentarsi è notevole. Tutta la squadra non ha idee, si gioca anarchicamente senza intenzioni precise provando e riprovando ma senza riuscire a dare un’identità a questa squadra. Sentire Chiarella dichiarare che tutto sommato con una gara in meno e ancora quattro punti di vantaggio sui play out (ma il Monza deve ancora giocare) si può essere soddisfatti,la dice lunga sulle intenzioni dello staff sulla stagione in corso. D’altra parte una squadra che è praticamente nulla in attacco può al massimo ambire allo 0-0 e con questo score, che non riusciamo nemmeno a garantire ogni domenica, questi quattro punti saranno azzerati e saremo risucchiati completamente nelle sabbie mobili. La gara non può essere analizzata valutando esclusivamente gli errori arbitrali perché significa nascondere i veri problemi che sono tanti e tutti preoccupanti. La squadra non è all’altezza, gli allenatori  non possono fare miracoli se non quello di richiedere alla società rinforzi per il girone di ritorno, ma solo per centrare senza affanno una salvezza che ci possa dare la forza per ripartire perché una retrocessione sarebbe devastante per una società che solo l’anno scorso ha rischiato di salire in serie B. La realtà purtroppo è questa, non si possono fare giri di parole e non si possono prendere in giro i tifosi: le contestazioni, purchè costruttive e corrette, sono legittime e devono far riflettere tutti; perdere la categoria potrebbe significare la fine del calcio a Foggia, non ricorrere a rinforzi significa vanificare i successi di Pasquale Marino e lo splendido gol di Caraccio; il calcio sta morendo in tante realtà, il blasone non conta più niente perché legato ad esperienze ormai lontane quasi vent’anni. Chiedere nuovi inserimenti nella rosa attuale è il minimo che una piazza può chiedere, e la società non può ignorare la realtà perché ormai e così lampante e indifendibile.

Alberto Mangano

 

Foggia Sorrento 1-1

Il Foggia - Sorrento andato in onda allo Zaccheria è una di quelle gare che sicuramente non verrà consegnata alla storia novantennale della società rossonera. Si parte con un clima strano, spalti semivuoti  ma soprattutto con una curva sud deserta per la protesta del tifo organizzato. I calciatori del Foggia cominciano nel modo peggiore, sembrano impauriti dimostrando palesemente di sentire l’aria di contestazione: sbagli grossolani e confusione in campo la fanno da padrone consegnando le redini del gioco ad un Sorrento che per fortuna della squadra di casa non riescono ad approfittare della situazione e la prima frazione di gioco si conclude senza note di merito da una parte e dall’altra. Il secondo tempo regala più emozioni soprattutto dopo i due gol di Ginestra ed Agodirin.  Il momento migliore del Foggia arriva proprio quando il neo-capitano del Foggia, da leader, comincia a trascinare la squadra verso la porta avversaria ma, nonostante un pubblico che comincia ad incoraggiare la squadra ed una difesa campana andata sicuramente in bambola, non si riesce ad impensierire seriamente l’esperto Generoso Rossi. Alla fine, ancora una volta, il Foggia raccoglie un altro punto per esclusivo merito del proprio Ginestra superlativo in un paio di occasioni. Tutti a fare la doccia congedandosi da un pubblico che oggi non sa se essere soddisfatto per il punto o deluso da un ulteriore prova incolore della squadra. L’ analisi della gara ancora una volta è difficilissima: ci sarebbe da parlare dell’attacco ma ormai è come sparare sulla Croce Rossa; basta considerare la regolarità e la naturalezza con la quale Ginestra ha realizzato il gol del Sorrento: passaggi semplici, gioco pulito e gol di chi, nonostante una prova opaca, ha comunque realizzato il suo ottavo gol. Oggi è toccata a Defrel la maglia numero nove, quella del giocatore che non c’è, quella di chi dovrebbe almeno tentare di metterla dentro. Nel primo tempo il solo Molina ha buttato in area numerosi palloni mai raccolti da nessuno perché questa squadra purtroppo non prevede nessuno che abbia le reali capacità di stare là dove arrivano quei palloni. Il centrocampo non è giudicabile perché o Perpetuini, o Meduri, o Venitucci  (ma anche se in campo ci fosse stato Seedorf) non sanno a chi lanciare, a chi dettare l’ultimo passaggio, in pratica, in fase di possesso, il centrocampo non sa cosa fare: non si aggrediscono gli spazi, non ci si propone, mancano le idee. Cosa si vuole realizzare se, palla al piede, nessuno ha un’idea di gioco? La difesa non è più quella tanto osannata ad inizio campionato, Lanzoni è in una fase di calo di rendimento preoccupante e alla fine il migliore in campo risulta ancora il portierone, quello che sinora ha determinato l’acquisizione di almeno 7-8 punti. Qual è la risoluzione dei problemi? Diciamo di aver la fortuna questa volta di aver realizzato 4 punti in due gare con prestazioni scialbe e che quindi c’è tutto il tempo per pensare serenamente a nuovi inserimenti per non creare imbarazzi al tecnico costretto a cambiar formazione ogni domenica. Non si può ignorare che, mai come quest’anno, la squadra ha bisogno di qualche innesto, forse di categoria, sicuramente di esperienza che sappia fare quello che ha saputo fare Agodirin per quei 25 minuti, che sappia prendersi la responsabilità di caricare la squadra. Purtroppo ancora una volta ci è toccato constatare quanto sia basso il livello tecnico-tattico di questo campionato, cosa che ovviamente fa riflettere su quello che poteva essere per noi questa stagione: lo stesso Sorrento, che in settimana aveva dichiarato di puntare decisamente alla vittoria, non è sembrato niente di trascendentale anche se però è sceso in campo con un Ginestra in più.

Alberto Mangano

 

Spal Foggia 1-2

Si aspettava questa gara per prenderci una rivincita contro chi, due anni fa, ci condannò senza pietà alla disputa dei play out. Il Foggia vince ma scopre tutti i suoi limiti determinati dall’assenza totale di gioco e dall’impossibilità di mettere in difficoltà la squadra avversaria. Riuscire, con la doppia superiorità numerica, a intestardirsi con Molina e Cruz sulle fasce che preferivano l’1 contro 1 al far girare la palla che è una regola fondamentale quando si hanno due uomini in più, vuol dire che forse oggi in campo regnava l’anarchia più totale. Riuscire a ringraziare Ginestra perché, sempre in superiorità numerica, riusciva ad evitare il capitombolo, vuol dire che i calciatori in campo continuano a fare quello che vogliono senza seguire alcuna direttiva (non possiamo pensare che il tecnico abbia detto loro di attuare questa tattica suicida). Come al solito, come da inizio campionato, il Foggia non ha occasioni in attacco, sbanda spesso in difesa e il continuo cambiamento nell’assetto del centrocampo fa sì che anche oggi non si sia visto né il filtro a bloccare le iniziative altrui, né qualcuno capace di dettare i tempi alla squadra e quindi cercare di costruire qualcosa. Tra l’altro non dobbiamo dimenticare che abbiamo giocato con una squadra molto ma molto mediocre con tanti problemi che l’attanagliano anche fuori dal rettangolo di gioco. L’unica cosa positiva resta il risultato rimediato ad una manciata di minuti dalla fine che ci salva, almeno per una settimana, da una situazione che poteva diventare fortemente imbarazzante. Non bisogna nascondersi dietro ai tre punti, bisogna ovviamente considerare che oggi forse in parità numerica avremmo potuto subire l’ennesima sconfitta e continuare a sprofondare nei bassi fondi. Il gioco del Foggia è improduttivo e anche la difesa, motivo di vanto quest’anno, non è più una certezza: riusciamo a segnare con calciatori che si trovano casualmente sotto porta e riusciamo a non vedere per tutta la gara coloro che normalmente sono stati ingaggiati dalla società per buttarla dentro. A condire la brutta gara di oggi si è messo anche l’arbitro che ha sbagliato di tutto e che ha trasformato una gara tranquilla in una rissosa e poco sportiva. Complimenti poi al tecnico Vecchi che dimostra di essere un maleducato nel non accettare un’opinione diversa dalla sua e complimenti anche a chi ha favorito la caccia al foggiano dopo il triplice fischio. Una brutta gara di serie C, delle più squallide, dove la squadra che vince esce tra le grida “Ladri! Ladri!”… povero Foggia come sei caduto in basso.

Alberto Mangano

 

Foggia Taranto 0-1

Questa era la partita “Pro Foggia”, quella in cui i tifosi che hanno già dato fiducia alla società sottoscrivendo un abbonamento,  si son dovuti recare al botteghino e ridare fiducia anche se solo per una gara: sarebbe anche il caso che al sacrificio dei tifosi si accompagni un maggiore impegno da parte della compagine rossonera nei confronti dei propri sostenitori; ed invece oggi abbiamo rimesso in mostra tutti i difetti e tutti i limiti di questa squadra conditi anche da un impegno superficiale soprattutto nel primo tempo: praticamente siamo ritornati a rivedere il Foggia ultimo di Bonacina, quello in casa contro la Reggiana. Possiamo quindi affermare che lo scossone psicologico derivante dal cambio di allenatore abbia esaurito i suoi effetti terapeutici e la squadra sia tornata quella di sempre; quindi, o si pensa a cambiare allenatore ogni mese oppure forse sarebbe il caso di cambiare qualche pedina per tentare di salvare almeno la categoria. Forse non si dovrebbe neanche sostituire qualche giocatore ma inserirne qualcuno non previsto nella attuale rosa: manca un centravanti ma non perché Tiboni, Giovio, Cruz o Agodirin sono scarsi ma perché non sono gli attaccanti che servono a questa squadra; forse si può pensare a loro come seconda punta, come attaccanti di sponda ma anche il più sprovveduto si rende conto che non sono loro quelli che possono anticipare il diretto avversario in area, non sono i rapinatori d’area che questo campionato richiede. “Quànne cazz amma segnà” cantava oggi la curva a testimonianza del fatto che anche i tifosi più accaniti non ce la fanno più ad aspettare quel gol che non arriva nonostante il grande possesso di palla, confusionario sì ma costante; il Taranto ha infatti dimostrato che per stare in testa alla classifica basta avere una squadra mediocre ma con uno- due elementi che in questa categoria possono fare la differenza. Anche la buona volontà dimostrata dai rossoneri nella ripresa, nonostante l’inferiorità numerica, non può giustificare un gioco così sterile e poco concreto. La classifica parla chiaro: senza gol e con pochi punti il Foggia può inesorabilmente scivolare in basso senza possibilità di recupero. Non si tratta di essere pessimisti ma questo Foggia è indifendibile, non ha una personalità e solo con qualche inserimento, magari di esperienza, può cercare di evitare il tracollo: per sognare di realizzare qualcos’altro bisogna operare bene in estate ma solo mettendo mano al portafoglio senza cercare di organizzarsi intorno a giovani che possono continuare a crescere altrove, perché il cambio dell’allenatore quest’anno ha dimostrato che forse il problema è legato più alle pedine e non al loro posizionamento in campo.

Significativo infine, a fine gara, le scuse plateali del portiere Ginestra rivolto ai tifosi: in quel gesto traspare ormai anche la consapevolezza della squadra e la incapacità di portare a casa qualsiasi traguardo positivo. E’ giunto il momento, prima che sia troppo tardi, che la società cominci a riflettere su eventuali nuovi acquisti altrimenti, altro che partita “pro Foggia, neanche più gli abbonati torneranno allo Zaccheria.

Alberto Mangano

 

Carpi Foggia 2-3

Il Foggia perde la sua imbattibilità esterna contro il Carpi ospite nello stadio di Reggio Emilia. Partita strana, sicuramente dominata dagli uomini di Stringara che lottano sino al 95' mettendo sotto la squadra di casa purtroppo però non nel risultato. Il Foggia mantiene per tutta la gara il pallino del gioco, attaccando gli spazi e con un grande pressing sul portatore di palla. Con gli stessi uomini di qualche settimana fa, la squadra rossonera pare stravolta, gioca a memoria e riesce anche ad essere pericolosa sotto porta. Oggi ha perso per delle ingenuità, ha lasciato i 3 punti perchè non si è accontentata, il mister ha operato delle scelte che forse non sono risultate felici anche se con il senno del poi è facile giudicare l'operato degli altri. Le note positive dell'incontro vengono anche dalla prestazione dei singoli, Traorè su tutti (ma dov'era sino a qualche tempo fa questo calciatore?) ma anche da quella di Cruz che gode della fiducia del tecnico dal primo minuto e che riesce a far molto anche in fase di non possesso. Certo con le belle prestazioni non si va da nessuna parte ma la voglia di combattere, di affrontare un avversario che sinora aveva fatto bene senza alcun timore reverenziale, è la vera forza di questa squadra che dovrebbe darci garanzie per il futuro. I cali di concentrazione oggi ci sono stati fatali, le sostituzioni hanno buttato nella mischia calciatori che non sono entrati subito nel clima partita e ciò ha determinato la sconfitta che comunque, questo è certo, è stato solo il risultato di episodi sfortunati. L'importante è non perdere la voglia di far bene, di continuare a giocare a viso aperto contro qualsiasi avversario perchè solo così potremmo recuperare i punti che oggi abbiamo lasciato immeritatamente. Dopo tre partite, comunque, la mano del nuovo tecnico si vede, magari non ancora nel risultato, ma nel gioco sicuramente; continuiamo su questa strada e speriamo che alla fine la fortuna si ricordi anche di noi e non sempre dei nostri avversari.

Alberto Mangano

 

 

Foggia Avellino 1-1

Alla fine eravamo tutti in sospeso nel giudizio alla squadra la settimana scorsa perché troppi pochi giorni erano passati dall’insediamento di mister Stringara che quindi non aveva potuto dare la propria sferzata alla squadra. Dopo una settimana, se dovessimo vedere il primo tempo, avremmo difficoltà a riconoscere l’impronta di un nuovo tecnico mentre evidentemente durante l’intervallo, nelle quattro mura dello spogliatoio, il mister deve essersi fatto sentire se è vero che la squadra è entrata nella ripresa con un piglio diverso, con una grinta e con una determinazione che necessariamente fanno intravedere un secondo tempo nettamente diverso dal primo. Nel primo tempo squadre che si studiano, occasioni rare, rigore sbagliato e gol dell’Avellino che buttano il Foggia nel totale sconforto facendogli disputare un finale di tempo squallido e senza alcun sussulto. Viceversa nella ripresa si vede il Foggia di Foligno che vuole il risultato a tutti i costi ma che evidenzia le sue ombre del passato: la scarsa lucidità e l’imprecisione degli attaccanti rossoneri sotto porta che arrivano a sbagliare l’impossibile a fronte di una pressione che avrebbe steso chiunque e che avrebbe dovuto sicuramente premiare la squadra di casa con i tre punti e meno male che alla fine Agodirin, grazie ad una bella invenzione di Cruz, evita il capitombolo interno contro gli irpini. Il Foggia non vince in casa? I calciatori sentono troppo la pressione del pubblico? Beh, prima o dopo questi ragazzi saranno pronti per fare i calciatori ed allora sapranno che bisogna anche vincere certe emozioni e superare certi limiti. Bisogna considerare che questo campionato, dopo ormai 10 giornate, ha stabilito che esiste un livellamento verso il basso che può far fare un balzo in avanti a chiunque: provate ad immaginare la classifica se il Foggia oggi avesse vinto. Quindi conviene riuscire almeno a non perdere, mantenere le distanze ed aspettare di sfatare il tabù dello Zaccheria magari con maggiore concentrazione, meno emozione e più fredezza sotto rete perché gli errori, uno dopo l’altro, di Tiboni e Agodirin non si possono proprio giustificare. Allora armiamoci tutti di pazienza, continuiamo a crederci e aspettiamo tempi migliori e magari più fortunati.

Alberto Mangano

 

 

Foligno Foggia 0-1

Allenatore nuovo vita nuova. Sono tanti gli esempi del calcio che evidenziano un cambio di rotta non appena giunge sulla panchina di una squadra un nuovo tecnico. Sia ben chiaro, la prova non era delle più difficili in quanto l’avversario di turno, il Foligno, aveva conquistato solo un punto dall’inizio del campionato ed era quindi facile poter immaginare un risultato favorevole per il Foggia. Noi tutti speriamo che la scelta di Stringara sia stata una scelta felice che ci possa far dormire sonni tranquilli ma non dimentichiamo che questa squadra, solo qualche giorno fa, avevano messo sotto il Como, sempre in trasferta, e con una prestazione magistrale non legittimata solo dal gol che avrebbe anticipato la prima gara corsara dei rossoneri. Quindi da una parte c’è un avversario come quello di oggi che non dovrebbe riuscire ad evitare la retrocessione in seconda divisione, dall’altra c’è una squadra, il Foggia, che qualche volta, anche se raramente, aveva già dimostrato di poter dire la propria in questo campionato. Di certo c’è sembrato, ma lo diciamo a bassa voce, che la squadra sia entrata in campo con un piglio diverso, con una rabbia e una determinazione che la portava ad aggredire gli spazi, a pressare sul portatore di palla, a mantenere dall’inizio alla fine le redini del gioco. Diciamo anche che, se non ci fosse stato il portiere avversario, il Foggia avrebbe potuto chiudere l’incontro con un risultato più rotondo senza rubare alcunché. Dobbiamo quindi convenire che almeno la svolta dal punto di vista psicologico c’è stata mentre ora aspettiamo di vedere come sarà il nuovo Foggia targato Stringara e quali novità porterà rispetto a quello voluto e gestito da mister Bonacina. Per ora ci godiamo la vittoria, meritata, e che avrà sicuramente dato un po’ di fiducia allo spogliatoio e a tutto l’ambiente ma sappiamo che le prove dure debbono ancora venire e che la squadra dovrà ancora dimostrare il proprio valore ma, si sa, nel calcio i risultati sono la migliore medicina sperando che questo ammalato abbia una patologia acuta e non cronica e che quindi la scelta fatta dalla società nell’ultima settimana sia quella giusta per poter sperare in campionato se non altro dignitoso.

Alberto Mangano

 

Foggia Ravenna 0-2

(esonero di Bonacina)

Avevo deciso di prendermi 24 ore di tempo perchè non volevo commentare ieri la debàcle contro il Ravenna, sentivo di non riuscire ad essere obiettivo. In tanti anni di calcio ne abbiamo viste di cotte e di crude ed è successo pure che in qualche gara prendessimo subito dei gol e che poi in affanno e in salita riuscissimo più o meno a recuperare. L'impressione che io ho vissuto in tribuna è che fosse finita la speranza, non riuscivamo ad intravedere in campo chi potesse sbrogliare la matassa, chi potesse far gonfiare la rete avversaria. Oggi apprendiamo che la società ha deciso di interrompere il rapporto con Bonacina e come rispettammo la decisione di prenderlo, così altrettanto oggi rispettiamo la decisione societaria. Forse il tecnico esonerato non è riuscito ad esprimere le sue capacità, sicuramente non ne ha avuto il tempo, ma nessuno può contestare il fatto che quando uno cambia ripetutamente la formazione da mandare in campo, vuol dire che o non ha le idee chiare oppure cerca di cavare il massimo da quello che ha a disposizione. Si parla di spogliatoio diviso, incontrollato e forse solo per questo val la pena di dare una scossa all'ambiente con un tecnico che non possa vantare precedenti con i propri calciatori in quanto presumibilmente il nuovo allenatore a stento conoscerà il nome dei componenti la rosa della squadra. Si diceva che l'ultima settimana trascorsa, quella dopo Como, sarebbe stata chiarificatrice del futuro dei rossoneri e i due miseri punticini sui 9 a disposizione, con due squadre affrontate in casa sicuramente alla portata, hanno fatto la prima vittima. Bonacina evidentemente sarà un buon tecnico, saprà insegnare alla squadra le sue teorie da portare in campo ma ieri ha dimostrato di aver perso totalmente le redini della squadra che andava per i fatti suoi e le due reti iniziali non possono diventare un alibi per una prestazione imbarazzante. Purtroppo la società dovrà mettere anche in preventivo un rafforzamento magari da subito con qualche svincolato che ad ottobre inoltrato potrebbe anche ridimensionare le proprie pretese perchè comunque la squadra di ieri ha dimostrato anche limiti tecnici, magari legati solo alla giovane età dei ragazzi, ma se non si mettono seri correttivi a partire da subito, potremmo trovarci a lottare per evitare la retrocessione e con un pubblico sfiduciato come quello di ieri l'impresa sarebbe veramente immensa.

Alberto Mangano

 

 

Foggia Viareggio 1-1

Un grosso passo indietro rispetto a lunedì scorso, una battuta d’arresto deludente, una prova incolore che porta tutto l’ambiente foggiano a fare i conti con una squadra che probabilmente aveva solo dato l’idea di essere pronta e matura per questo campionato e che invece a messo a nudo tutti i difetti che un gruppo giovane può evidenziare. C’eravamo soffermati sui problemi di sterilità dell’attacco, oggi a questi aggiungiamo la mancanza di lucidità che non ha prodotto né un gioco e né uno schema che avrebbero potuto aiutare gli attaccanti rossoneri. L’avversario di turno si è dimostrato poca cosa, si è rivelato per quello che dice la sua classifica almeno per tutto il primo tempo ed il Foggia proprio nella prima frazione non ha saputo infierire per chiudere definitivamente l’incontro. E’ chiaro che non si può pensare di giocare un secondo tempo tentando di mantenere uno striminzito vantaggio perché la palla rotonda può far sempre uno sgradito regalo ed in effetti, nonostante uno strepitoso Ginestra, il Viareggio riusciva a riequilibrare l’incontro. Quindi forte delusione sugli spalti occupati da quei tifosi che, sfidando una giornata praticamente invernale, ci avevano creduto sino a 20 minuti dalla fine poi, una volta tanto, il calcio è stato giusto nel risultato pur nella consapevolezza che oggi gli uomini di Bonacina se la sono visti con l’ultima della classe, una squadra che aveva perso sinora contro tutti. Comunque se lunedì scorso parlavamo di una squadra stratosferica, non è nemmeno giusto buttar tutto via dopo sei giorni considerando che la storia ci ha insegnato che con le ultime della classe si possono perdere anche gli scudetti: diciamo che forse la verità sta nel mezzo, che forse la squadra deve prima farsi guidare dalla giusta mentalità e dalla caparbietà che insieme fanno sì che si possano portar a casa punti preziosi anche dopo prestazioni scialbe, e successivamente può pensare a provare schemi e a studiare come fare per imbrigliare gli avversari. Magra consolazione diventa la striscia di imbattibilità che si allunga: bisogna anche vincere e non solo non perdere soprattutto contro avversari scarsi e quando la gara va chiusa magari anche stringendo i denti e tirando avanti la partita fortemente orientati al risultato finale; certamente comunque una gara storta ci può anche stare, ecco perché partite come quella di Como bisogna portarle a casa senza pietà e con il cinismo delle grandi squadre.

Alberto Mangano

 

Como Foggia 0-0

Magari questo era un risultato che si poteva sottoscrivere ad ogni chiusi prima della gara ma, per quanto si è visto in campo, se c'era una squadra che doveva vincere questa era il Foggia senza ombra di dubbio. C'è da fare un grande plauso a Bonacina che sta dando una fisionomia alla squadra, sta dando un gioco, sta facendo spettacolo. Se Bonacina comunque sinora ha fatto abbondantemente il suo, ora tocca alla società investire in una punta, una vera e non esterni d'attacco improvvisati goleador. Contro una difesa ballerina come quella lariana, guidata da un portiere oltremodo imbarazzante, riuscire a sbagliare tanto significa o essere improvvisati in quel ruolo o avere dei limiti tecnici che questo Foggia non può permettersi. I ragazzi rossoneri sono stati capaci di correre per 90 minuti, di fare pressing a tutto campo, di riuscire ad anticipare sempre gli avversari, di creare numerose e clamorose palle gol, ma di riuscire puntualmente a sbagliarle tutte; per quello che si è visto nelle prime giornate di questo campionato e per i risultati delle altre compagini, questa è una squadra che può ammazzare il campionato o per lo meno è una squadra che può ambire ai play off senza problemi ma la sterilità in avanti va curata con una punta vera, una di quelle che freddamente sa dove e come va calciato un pallone a tu per tu con il portiere avversario. Se il Como poteva rappresentare la squadra da battere, il Foggia oggi ha dimostrato di essere molto più avanti nella preparazione atletica e nell'interpretazione tattica della gara e proprio in questo momento dovrebbe rosicchiare più punti agli avversari. Molto probabilmente, ripeto, i vari Giovio, Tiboni e Lanteri non sono delle vere punte ma dei bravi esterni e quindi non facilmente sono in grado di finalizzare le occasioni sotto porta: d'altra parte se lo stesso Bonacina ha variato la sua tattica è proprio perchè sapeva di non avere punte di ruolo; ecco perchè Pavone dovrebbe vedere di pescare tra gli svincolati senza dover aspettare il mercato di gennaio. E' estremamente necessario riaprire il portafoglio perchè si potrebbe evitare di trascorrere un anno di transizione cercando di realizzare già da quest'anno quel sogno che aspettiamo da troppo tempo.

Alberto Mangano

 

Foggia Monza 1-0

Oggi c’era un solo risultato da conquistare, certamente non per la classifica, ma per il morale e per sentirsi consapevoli dei propri mezzi. Diciamo subito che non è stata una bella partita, un incontro di terza serie, un incontro che poteva tranquillamente finire sullo 0-0. Nella prima fase del primo tempo da parte rossonera c’era il solo Venitucci ad illuminare una gara noiosa e con pochi spunti di rilievo. Il Foggia passa in vantaggio forse nel suo momento migliore, quando si riversa in attacco conquistando qualche calcio d’angolo in più. Da allora in poi si è vista una squadra più quadrata, sono cresciuti Wagner e Molina a centrocampo e con una difesa arcigna che mai ha dato la possibilità ai Brianzoli di poter recuperare la gara. Le note dolenti sono venute come al solito dall’attacco foggiano dove il solo Cortesi si esaltava con discese ubriacanti ma non trovando mai la complicità di Giovio e Lanteri, sempre fuori dagli schemi (il gol giungeva solo su palla inattiva e quindi non frutto di una giocata tra attaccanti). Il Monza è sembrata poca cosa e l’unica parata di Ginestra è giunta solo nel finale per una leggerezza in difesa di Molina. Comunque si doveva vincere e si è vinto anche se risulta quanto meno strano regalare gli ultimi 10 minuti agli avversari che comunque non sono riusciti a sfruttare neanche qualche punizione da posizione interessante che poteva pesare sul risultato finale: poteva scapparci la beffa dopo una partita dove il pallino del gioco lo hanno mantenuto sempre gli uomini di Bonacina; si può affermare che il grande caldo di oggi, come nella gara contro il Benevento, potrebbe essere la causa di un calo di concentrazione e del sopraggiungere di un deficit di forza fisica soprattutto per chi, come i calciatori del Foggia, hanno dato tanto, e comunque più degli avversari, durante i 90 minuti, Questa vittoria servirà molto alla squadra per crederci in ogni gara e contro qualsiasi avversario ma c’è ancora molto da lavorare soprattutto per riuscire a finalizzare il gioco del centrocampo e dei calciatori impegnati sulle corsie laterali. Le individualità si cominciano a vedere, sembrerebbe sempre più che anche questa volta Pavone abbia saputo pescare bene, toccherà ora a Bonacina portare sul campo le proprie idee, i propri schemi per riuscire a far bene per il resto della stagione. Il popolo rossonero ha fiducia perché siamo solo e soltanto all’inizio.

Alberto Mangano

 

Pisa Foggia 1-1

Peccato! Il Foggia va vicino al suo primo successo stagionale ma riesce a farsi rimontare dopo pochi minuti. Risultato comunque giusto considerando che nessuna delle due squadre ha mai dato la sensazione di poter superare l’altra se non con sporadiche occasioni più o meno sprecate da una porta e dall’altra.

Sicuramente il Foggia ha dimostrato di avere una difesa solida, poche sbavature comunque sempre sventate da un ottimo Ginestra che in più di una volta ha giganteggiato tra i pali. Magari i problemi giungono dalla cintola in su ma non per le qualità tecniche degli attaccanti rossoneri ma perché il gioco si blocca proprio sulle verticalizzazioni negli ultimi metri e anche perchè i pochi traversoni dalle corsie laterali non producono alcunché. Non è il caso di fare processi sommari o di guardare la classifica dopo tre incontri; è necessario aspettare quel qualcosa che possa sbloccare definitivamente la squadra dando quelle soddisfazioni che il popolo rossonero aspetta da tempo. Magari va sottolineato il fatto che la squadra si è dimostrata ingenua soprattutto subito dopo essere passata in superiorità numerica, situazione che poteva portare il risultato a nostro favore: in quel frangente non si doveva assolutamente cadere nelle provocazioni di una squadra esperta come il Pisa che mirava, riuscendoci, a riequilibrare il numero di calciatori in campo.

Sinora il Foggia ha incontrato tre squadre, di cui due forti almeno sulla carta, il Benevento e il Pisa, e nessuno delle tre ha dimostrato di essere superiore a quella guidata da mister Bonacina; proprio per questo bisogna credere sempre più nei propri mezzi, sapendo imporre il proprio gioco cercando di non aver timori reverenziali nei confronti di nessuno. Il campionato è appena iniziato, nulla è compromesso, nessun risultato è precluso ma è necessario essere più cinici in campo considerato che quest’anno per due volte il Foggia è andato in vantaggio e in nessuna delle due occasioni e riuscito a mantenere il risultato: probabilmente bisognerebbe lavorare più sul piano comportamentale che su quello tecnico e crediamo che il tecnico rossonero sia in grado di lavorare su entrambi i fronti.

Alberto Mangano

 

Bonacina è il nuovo tecnico!

Valter Bonacina è il nuovo tecnico del Foggia. Pavone giorni fa parlava della possibilità di ingaggiare un allenatore che fosse di rottura con il credo calcistico della stagione appena trascorsa: ebbene Bonacina con il suo 4-3-3 meno spregiudicato è una via di mezzo tra quella che può rappresentare la continuità con il modulo zemaniano e il modo di giocare finalizzato esclusivamente al risultato, a danno di quello che viene definito spettacolo. D'altra parte, ma è il mio particolare pensiero, tutti gli allenatori sono di rottura dopo Zeman, soprattutto dopo una stagione di Zeman a Foggia. A Zeman a Foggia gli veniva ed eventualmente gli verrà perdonato tutto, Bonacina sa benissimo che con lui ci sarà malumore anche per uno 0-0 in casa. Questo è il rischio di allenare in una grande piazza, una piazza di palato fine, dove in tanti hanno avuto oneri e onori e dove un solo tecnico è stato amato e ben voluto indipendentemente da tutto: questo avviene quando si è totalmente innamorati, avvinghiati da quel sentimento coinvolgente che ti nasconde anche i difetti altrui.

Personalmente condivido la scelta caduta su Bonacina perchè è uno che ha lavorato con i giovani, è uno che porterà l'entusiasmo della prima esperienza, è un allenatore che sa che da Foggia può partire la sua carriera. Ora Pavone penserà alla squadra, si pensa a qualche rinnovo di contratto per qualcuno dei calciatori dello scorso anno: questa è la macchina che vogliamo vedere in moto, quella della operosità e non quella delle conferenze e delle lettere aperte, quella delle polemiche e delle frecciatine a distanza. Le polemiche sterili, basate spesso su incomprensioni personali offendono la platea, demotivano il tifoso che ha ancora voglia di ripartire, di credere nella propria squadra ma che soprattutto è l'unico che non tradirà mai, è l'unico che non abbandonerà alcun progetto riguardante la propria squadra.

Il tifoso vuole e deve parlare di calcio, ora vuol parlare di Bonacina, dei giocatori che vorrà portare dalla sua squadra primavera, dei giocatori che devono essere riconfermati e di coloro che verranno presi nei prossimi giorni.

Bonacina deve armarsi di tanta pazienza, deve sapere che purtroppo il confronto è sempre dietro l'angolo ma non si deve sentire nello stagno come un ranocchio nei confronti di un cigno; deve lavorare per far bene e noi tutti dobbiamo aiutarlo per il bene nostro, del nostro futuro, dei nostri colori e perchè venga messa finalmente la parola fine alla vicenda Casillo-Zeman.

Benvenuto Valter Bonacina e buon lavoro!

Alberto Mangano

 

Zeman getta la spugna!

Purtroppo la buona notizia non è arrivata, i tentennamenti dell’ultima settimana non facevano prevedere nulla di buono e alla fine Zeman, quasi in punta di piedi, lascia Foggia, lascia un sogno, lascia un eventuale progetto. Esce sconfitto, come lui stesso dichiara, per non essere riuscito a vincere il campionato; esce sconfitto perché il suo gioco, spesso spregiudicato, non gli ha consentito di raggiungere i risultati sperati; esce sconfitto perché sicuramente ha notato comportamenti strani nei suoi confronti arrivando a dire che con lui in panchina difficilmente il Foggia avrebbe raggiunto il risultato l’anno prossimo; esce sconfitto perché forse tradito dai suoi calciatori che hanno tirato i remi in barca troppo presto, abbagliati dalle lusinghe di clubs più prestigiosi; ma oggi esce sconfitta anche la società perché sarà difficile costruire una squadra intorno ad un nuovo tecnico, una squadra capace di far confluire intorno a sé i consensi e l’entusiasmo che il boemo era riuscito a scatenare nonostante tutto; oggi però esce sconfitta la città intera che, afflitta e mortificata da innumerevoli problemi, aveva provato a rinascere intorno ad un progetto calcistico proposto dai vertici di viale Ofanto e che oggi rappresenta invece un nuovo problema da accumulare agli altri. Ma è necessario andare avanti: si sperava che Zeman continuasse il rapporto in terra dauna ma prima o dopo bisognava trattare con un nuovo allenatore e quindi oggi è necessario rimboccarsi le maniche per rifondare tutto cercando di alimentare le speranze, di provare a crederci ancora e soprattutto di tentare presto di voltare pagina lasciando nel baule dei ricordi Zeman, la serie A ed un eventuale nuovo sogno di gloria con il boemo. Dobbiamo rispettare le scelte del tecnico ma dobbiamo necessariamente comprendere ora la società perché rappresenta il nostro futuro nell’immediato ma soprattutto nel medio e lungo periodo consigliando alla stessa di fare tesoro degli sbagli commessi perché in futuro si eviti di percorrere strade sbagliate illudendosi che le cose vadano in una certa direzione.

Al termine di questo mio commento devo fare un ultima valutazione e cioè  che se è vero che oggi hanno perso tutti, Zeman, società, tifosi, città, è altrettanto sacrosanto che c’è pure chi quest’anno ci ha sicuramente guadagnato e cioè le società che detenevano le proprietà dei cartellini dei giovani calciatori e i calciatori stessi che probabilmente avrebbero disputato ancora campionati anonimi, qualcuno avrebbe fatto qualche panchina al massimo nella Coppa Tim: questi ragazzi oggi stanno per sedersi al cospetto di società di categorie superiori nonostante il fallimento di quest’anno del Foggia (lo ha detto Zeman).

Ecco ci aspettiamo in futuro un atteggiamento diverso della società per non ricommettere gli stessi sbagli facendo raccogliere ad altri i sacrifici di una intera comunità.

Alberto Mangano

 

Cosenza Foggia 1-0

Il gol di Biancolino “rubato” all’andata non viene vendicato e i tifosi ingoiano un altro boccone amaro. Sia ben chiaro, tutti sapevamo che si trattava di una partita inutile per il Foggia ma i tifosi vivono anche di soddisfazioni e dopo la mancata vittoria contro i rivali tarantini, è arrivata anche una nuova batosta addirittura ad opera dello stesso attaccante rosso-azzurro. Sicuramente trattasi di un calo di tensione che durante la stagione è stato altalenante ma che è diventato, alla fine, costante a partire dalla partita di Terni. Lo stesso Zeman non riconosce il suo gruppo e probabilmente tutto ciò deriva dalla scarsa attenzione alle gare da parte dei singoli che pensano a tutt’altro, alle voci di mercato, alle sirene delle serie superiori e quindi probabilmente pensano poco alla propria maglia che comincia per ciascuno ad avere colori sempre più diversi da quelli rossoneri. Forse un po’ più di attenzione questi ragazzi potevano dedicarli alla piazza che li ha fatti diventati calciatori, una piazza che non li ha mai contestati e che farebbe di tutto pur di ritrovarli tutti, ma proprio tutti, al prossimo ritiro di Campo Tures. I play off non erano un obiettivo dichiarato ad inizio stagione e non averli raggiunti ci ha solo amareggiato, però mollare tutto consentendo ai nostri avversari di fare tutto e di più, ci rattrista enormemente considerata la passione con la quale i tifosi hanno accolto tutti questi ragazzi che, onestamente, hanno fatto bene per un bel po’. Comunque una stagione è finita e ci duole dire che, considerato il livello delle squadre avversarie confrontato con il nostro nelle giornate migliori, qualcosa in più si poteva raccogliere forse magari solo credendoci ed aggiungendoci un pizzico di fortuna ed attenzione in più. Peccato! Ci avviamo comunque ad una settimana importantissima per l’avvio della prossima annata e tutto girerà come sempre intorno alla scelta dell’allenatore che potrà anche non essere più il boemo. La società dichiara che Pavone è già al lavoro ma è scontato che le sue scelte non potranno non tener conto della scelta che Zeman farà in settimana. Qualcuno dice in giro che il tecnico di Praga si sarebbe già accasato a Genova, sponda rossoblù: vogliamo tutti credere che questa sia una delle tante voci che girano perché, se fosse tutto confermato, i tifosi resterebbero ancora una volta delusi considerate le dichiarazioni del tecnico che dice di voler parlare in settimana con la società per vedere se ci sono i presupposti per continuare. Se a fargli la corte ci fosse una società di serie A alla quale non  si può giustamente dire di no, allora Zeman avrebbe potuto dirlo già dagli spogliatoi di Cosenza. Noi crediamo in Zeman e vogliamo credere che veramente lui voglia parlare con Casillo anche perché i tifosi vorrebbero subito tirarsi il dente e non dimentichiamo che le società passano, i calciatori e i tecnici anche, ma i tifosi sono sempre là e meritano rispetto.

Alberto Mangano

 

Foggia Taranto 0-0

Il Taranto viene a Foggia, come già successo per la Nocerina due settimane fa, e raggiunge l’obiettivo che si era prefissato per questo campionato. La squadra ionica gioca per ottenere il punto e ci riesce contro un Foggia che dimostra di non voler lottare, apatico, prevedibile e che non regala la vittoria al pubblico amico pur sapendo quale sarebbe stato il significato dei tre punti per l’intera piazza. La squadra di Zeman quindi gioca senza chiedere niente alla gara e i due legni non devono distrarre chi non era oggi allo Zaccheria perché oggi i rossoneri erano tutta un’altra cosa rispetto alla squadra che avevamo applaudito, indipendentemente dal risultato, durante tutto l’arco del campionato. La partita di oggi ha evidenziato una confusione tattica e forse anche un calo atletico, cosa che non avremmo mai pensato potesse succedere ad una squadra allenata da Zeman soprattutto al giungere della bella stagione, quando pensavamo che la benzina potesse finire solo agli altri: un solo punto nelle ultime quattro gare ci privano di un’altra certezza, quella della forza delle gambe. Oggi, ancora una volta, c’è stata la dimostrazione che le partite si vincono con la determinazione, la voglia di vincere, la consapevolezza dei propri mezzi, la capacità di mettere in pratica gli schemi visti e rivisti in una stagione intera. I fischi finali dello Zaccheria forse possono sembrare esagerati: i ragazzi sono cresciuti, tutto sommato ci hanno illuso e soprattutto, non ci stancheremo mai di ripeterlo, hanno restituito il sorriso ai tifosi rossoneri. Ma inevitabilmente, le ultime quattro gare ci hanno riportato con i piedi per terra. Perché tutto ciò? Perché questo calo di tensione e di concentrazione? Le voci di mercato hanno distratto i baby rossoneri? Certo la giovane età può condizionare la squadra soprattutto nei momenti topici della stagione ma forse è subentrata la paura di non farcela, di rovinare tutto alla fine e i ragazzi non hanno retto il peso della responsabilità. Ci può stare e la società dovrà tenerne conto se è vero, come dice patron Casillo, che il Foggia l’anno prossimo vorrà lottare per la promozione diretta. Purtroppo in questa categoria si sale anche con il non-gioco, con lo 0-0 fuori casa e non sempre sale la squadra più brava tecnicamente: il Taranto di oggi doveva controllare le eventuali sfuriate del Foggia, cercando magari anche il vantaggio ma sicuramente senza sbilanciarsi più di tanto e meno male che l’Ivanov di oggi non ricordava quello dell’andata riuscendo anche a sventare qualche rara occasione degli ionici. Peccato! Questa squadra poteva congedarsi meglio dal suo pubblico, quel pubblico che ha accettato favorevolmente questo gruppo giornata dopo giornata, sempre indipendentemente dal risultato. Magari serenamente con il tempo ricorderemo con affetto questa squadra, i 40 gol dei suoi gemelli d’attacco, la rapidità d’azione di schemi imparati a memoria, ma non potremo anche non considerare quello che questa stagione poteva regalarci e non l’ha fatto.

Alberto Mangano

 

 

Benevento Foggia 4-3

E’ finito un sogno! Veramente razionalmente qualcosa era finito prima a Terni e poi la settimana successiva allo Zaccheria: il Foggia nel rush finale perde tre partite su tre e dà appuntamento a tutti per l’anno prossimo, con una nuova squadra, non sappiamo con quale tecnico ma speriamo con qualche ambizione in più. Non dobbiamo dimenticare che a Foggia il calcio era finito, che nessuno voleva mantenere le redini del sodalizio rossonero ma almeno il sogno di rivedere i protagonisti del Foggia degli anni 90 lo abbiamo vissuto. Casillo eredita una squadra che si salva da una vergognosa retrocessione all’ultimo secondo dell’ultimo incontro di play out e la porta, dopo la sua prima stagione, a ridosso delle grandi, subito dopo quelle cinque squadre che hanno fatto meglio di noi quest’anno. Tutto questo si può dire osservando i fatti, valutando l’evoluzione della società e del gruppo dalla fine della scorsa stagione sino ad oggi. Bisogna altresì considerare che, in modo del tutto razionale, i tifosi avevano sognato ad occhi aperti, avevano già pregustato il sapore di un salto di categoria, forse prematuro, ma certamente non azzardato. Ma la partita do oggi ci consegna il libro di questo campionato del Foggia: una squadra che sembra non volercela fare, un gruppo che quando c’è da combattere si ritira, una squadra che cambia e si trasforma da una gara all’altra, ma anche da un minuto all’altro della stessa gara. Abbiamo visto quest’anno la gara fuori a Cava dei Tirreni, a Castellamare, a Barletta ed anche oggi abbiamo visto un inizio arrembante degli uomini di Zeman: un uno-due con quasi il tre che avrebbe steso chiunque anche una squadra come il Benevento che ha meritato di giocarsi i play off finali. Ma questo è stato anche l’anno delle sconfitte interne con il Siracusa e con il Barletta e della disfatta di Terni: e nella gara simbolo di quest’oggi abbiamo visto una rimonta incredibile da parte dei sanniti sia pur ridotti in dieci per un’espulsione. Quindi una partita che rispecchia, in maniera netta ed inconfutabile, il campionato intero dei rossoneri. Più volte si è parlato di squadra giovane, inesperta, di mancanza di calciatori di categoria, di manovre contro Zeman, di torti arbitrali ma, in maniera onesta e imparziale, dobbiamo altresì considerare che oggi, come in tante altre occasioni, è mancata la voglia di chiudere, il Foggia anche oggi ha ribadito che, quando tutto sembra facile, subentra nel gruppo la paura di non farcela per cui, anche tre gol fatti fuori casa ad una prima della classe possono non bastare a portare a casa il risultato pieno. Per vincere è necessaria una certa continuità, tra l’altro propria di tutte le squadre che oggi ci precedono, e sicuramente la consapevolezza dei propri mezzi : la squadra era bella a vedersi, ma gli è mancata proprio la convinzione. Non ci resta che complimentarci con chi è riuscito ad arrivare davanti a noi senza …se e senza …ma!

Alberto Mangano

 

Foggia Nocerina 0-1

Bandiere rossonere al vento, calciatori sotto la curva a festeggiare regalando ai tifosi le maglie: vorremmo vivere quelle ubriacature ma non ci appartengono, anche quest’anno a festeggiare sono gli altri, addirittura la Nocerina viene a brindare allo Zaccheria la sua promozione. Partita strana quella di oggi, forse perché carica della tensione della vigilia, forse perché per il Foggia vuol significare dentro o fuori. Certamente si vede che il Foggia ha voglia di strafare, di chiudere l’incontro soprattutto nel primo tempo ma, a parte qualche ghiotta occasione sui piedi di Sau, su quelli di Insigne e sulla testa di Laribi, gli uomini di Zeman si scontrano contro una squadra arcigna, con una difesa attenta, con un portiere sicuro, soprattutto si scontrano con una squadra che ha ben 21 punti in più e, normalmente, queste differenze non sono solo casuali. Probabilmente ci poteva essere un cartellino rosso per doppia ammonizione ad un difensore nocerino, forse dei tre gol annullati almeno uno poteva essere giudicato regolare, ma anche questa volta, come spesso durante questa stagione, il Foggia subisce gol su palla inattiva con 4-5 calciatori rossoneri immobili a vedere una palla impazzita come in un flipper. Quindi onore alla società, alla squadra che ci ha fatto divertire, che ha saputo lanciare numerosi giovani anche nelle rispettive nazionali, ma quest’anno c’è stata qualche squadra più brava, più pragmatica e forse anche più scaltra di noi e quindi, per l’ennesima volta vediamo i nostri sogni svanire. C’è chi dice che ci sono accordi tra le altre squadre, che qualcuno si scambia favori in questo finale di stagione, noi lo sappiamo da tempo perché è da tempo che soffriamo in questa categoria; dobbiamo anche dire che i campionati non si perdono in una partita contro una capolista che ha polverizzato gli avversari ma si perdono a Terni, a Siracusa, a Foligno soprattutto in un finale di stagione che pensavamo dovesse favorire noi per tenuta atletica e che invece ha visto la nostra triste resa. Ringraziamo i ragazzi che hanno onorato la maglia, che hanno risvegliato la nostra voglia di inorgoglirci per la nostra squadra ma che nell’uovo di Pasqua non ci hanno lasciato nessuna sorpresa. Pazienza, Il tifoso foggiano ha la scorza dura e saprà sopportare con dignità l’ennesima delusione nella speranza di una squadra competitiva per l’anno prossimo che forse meriterebbe anche un briciolo di esperienza in più perché veder sventolare bandiere rossonere e sapere che non erano le nostre, ci ha fatto veramente molto male.

Alberto Mangano

 

Ternana Foggia 3-2

E si ritorna al punto di prima! Si ritorna alla partita con il Siracusa! Si ritorna a fare un passo in avanti e uno, forse due, indietro. La squadra quest’anno si è espressa alla grande in diverse gare ma è inciampata nelle gare che dovevano consacrarla definitivamente tra le big. La matematica resta la nostra speranza ma non si può negare il fatto che, ormai alla resa dei conti, il vero problema del Foggia di quest’anno è stata la continuità, l’arma che ha fatto grandi squadre come la Nocerina ma tutto sommato anche come il Benevento e se i ragazzi di Zeman non ce la faranno, non sarà dipeso solo ed esclusivamente dai punti di penalizzazione o dai torti arbitrali, ma da questo saliscendi di risultati che forse ha anche condizionato la consapevolezza nei propri mezzi. Ci sono gli svarioni difensivi ma ci sono anche i cali di determinazione negli uomini del centrocampo e oggi addirittura i cali di tensione che causano un gol addirittura mentre i rossoneri esultavano per il pareggio. Si ha la sensazione che la eventuale conquista dei play off potrebbe risultare vana perché la continuità dei risultati determina anche la vittoria nel mini torneo a quattro che accompagna la seconda squadra tra i cadetti. C’è mancanza di attenzione alle gare perché magari i vari gioiellini continuano a distrarsi per le lusinghe di clubs prestigiosi? Può essere che le varie convocazioni in nazionale per questi ragazzi possono determinare distrazioni che paga il Foggia in campo? Certo fa rabbia constatare che, in una giornata nella quale i risultati delle concorrenti ci sorridono  e contro una squadra che in settimana manda via ben sette calciatori in un clima ostile, il Foggia riesce a regalare tre gol e una vittoria in modo superficiale e stolto. Se c’è uno smarrimento nel gruppo o se c’è voglia di cambiar aria da parte dei calciatori più rappresentativi, solo chi vive lo spogliatoio può vederlo; noi di certo che ci aspettavamo il Foggia che in primavera avrebbe ammazzato gli avversari, oggi constatiamo che riusciamo a perdere anche contro squadre molto modeste che forse oggi avrebbero perso, o forse non avrebbero vinto, contro nessuna squadra di questa categoria. Non dobbiamo lamentarci se la Nocerina fa i piaceri ai cugini stabiesi o lamentarci per la poca sportività di altre squadre; la categoria la conosciamo, i calciatori hanno sempre detto di voler pensare a se stessi, alla propria squadra a non voler vedere la classifica: oggi non si è visto nulla se non i due soliti gol dei soliti bomber , le solite sviste della retroguardia e l’apatia del centrocampo. Ebbene signori, nel più doveroso rispetto della matematica, in questo modo non si va da nessuna parte se non al mare con qualche settimana d’anticipo con la gioia di aver visto il calcio non morire a Foggia, nell’aver goduto per belle prestazioni, ma con la rabbia per quello che poteva essere ma non è stato!

Alberto Mangano

 

Foggia Pisa 3-1

Vincere per dimenticare Siracusa: questo il motto della vigilia ed il Foggia risponde in modo netto con un 3-1 che rinvigorisce le speranze di riuscire a prendere al volo quel treno play off che ci passa vicino già da un bel po’ di tempo. Primo caldo quasi estivo che invoglia a gite a Siponto ma il pubblico, quello fedele e costante è lì allo Zaccheria per caricare la squadra, per incoraggiarla in un pomeriggio che potrebbe far allontanare definitivamente i sogni promozione. Il Foggia è decimato, Zeman ha un centrocampo da inventare e sino all’ultimo non si sa quale sarà la formazione anti-Pisa. Il tecnico boemo recupera in extremis Salomon e preferisce Agostinone a Palermo mentre in attacco si rivede Agodirin in sostituzione di un Farias che non aveva brillato nelle ultime gare. Il primo tempo offre una gara tra due squadre che non riescono a superarsi, Salomon non è al meglio e si vede mentre l’attacco sembra allungarsi ed allontanarsi dalla linea dei centrocampisti. Mentre sembra che la prima frazione possa concludersi sul risultato di parità ecco il rigore che determina la svolta della gara grazie ad una discesa del dirompente Regini che induce allo sgambetto il diretto avversario. Realizza Insigne e squadre nello spogliatoio. Nella ripresa cresce il centrocampo foggiano con Agostinone che comincia a prendere le sue responsabilità quasi da leader della squadra e aiutando Salomon che soffre e che verrà giustamente sostituito. Il Pisa si apre e il Foggia si distende nelle immense praterie avversarie realizzando ancora due gol. La partita è ormai agli sgoccioli e ci si può aspettare una reazione dei toscani che segnano il meritato gol della bandiera ma che, approfittando della superficialità dei padroni di casa che stanno già pensando alla doccia rinfrescante negli spogliatoi, riescono a ripresentarsi minacciosi davanti a Ivanov e determinando l’espulsione sacrosanta di Romagnoli per fallo da ultimo uomo. Questa volta l’errore non ha determinato la perdita di punti sul campo ma complicherà notevolmente l’assetto difensivo da opporre nella prossima partita a Terni. Non possiamo permetterci, nel nostro cammino affannoso per rincorrere chi ci precede, giocate ingenue come quella capitata al Foggia al 93’ anche perché si è sempre in attesa dei provvedimenti disciplinari a seguito della gara contro il Gela e potremmo avere seri problemi per mettere la formazione in campo: cerchiamo almeno di non farci male da soli soprattutto quando il risultato è nettamente in tasca. Quindi non c’è tempo per festeggiare, bisogna rimboccarsi le maniche perché se oggi il Foggia riesce a prendere 2 punti al Taranto e 3 al Siracusa, sappiamo benissimo che un malaugurato passo falso potrebbe farci perdere questo vantaggio. Si ha ormai la netta sensazione che per il Foggia il verdetto finale si potrà sapere solo all’ultima giornata: ormai è da un bel po’ che qui da noi c’è sempre il tempo per soffrire.

Alberto Mangano

 

Siracusa Foggia 1-0

Doveva essere la partita della rincorsa ai play off, la partita che doveva dimostrare chiaramente e inequivocabilmente la forza del Foggia ed invece al triplice fischio la squadra di Zeman si ritira a mani vuote tra l’entusiasmo dei tifosi siciliani che intravedono la possibilità di inserirsi nella corsa finale per la serie B. Diciamo pure che questa vittoria del Siracusa potrebbe voler significare anche la fine per entrambe le squadre di un sogno e la consapevolezza per Atletico Roma, Juve Stabia, Taranto e Benevento di dover giocare solo per definire la griglia finale. Ci piace sperare ancora, pensare che non siamo ancora all’ultima spiaggia e tornare a giocare come sapevamo fare: in effetti oggi, così come all’andata sempre contro il Siracusa, il Foggia si è espresso ai minimi livelli manifestando limiti nel gioco e nella lucidità. Dove è finita la squadra spregiudicata e sbarazzina che aveva ben figurato in tante e tante gare quest’anno? Ci sarà forse la mano del tecnico Ugolotti che ha ben imbrigliato il centrocampo rossonero costringendolo a puntare sui lanci lunghi e poco precisi che erano sempre controllati dai due ex Moi e Ignoffo che facevano valere la propria stazza su quella dei minuti Sau e Insigne. Certo che per giocare palla a terra è necessario anche un campo adeguato, ben livellato e se non altro non inferiore qualitativamente alla media del campionato: stranamente, proprio nei giorni in cui si parla di stadio nuovo a Foggia, valutiamo che lo stadio Zaccheria, penalizzato forse oltre il razionale, in confronto con il campo siciliano può sembrare il Bernabeu mentre magari rischieremmo, per motivi di ordine pubblico, di restare senza stadio per disputare un campionato di Lega Pro. Si potrà anche obiettare che il campo è uguale per tutti i calciatori che scendono in campo ma forse, per come aveva impostato la partita l’ex tecnico rossonero, il Siracusa si è avvantaggiato di un campo che faceva rimbalzare la palla in modo molto strano. Piuttosto non ci piace l’atteggiamento dell’arbitro che, secondo quando riferito a fine gara dal presidente Biancofiore, avrebbe insultato e intimidito ripetutamente i calciatori rossoneri;  a noi piace ritirarci a casa con la sconfitta meritata sul campo e non con la consapevolezza che qualcuno vuole buttarci anzitempo dalla torre in maniera vile e antisportiva.

Comunque ora non bisogna abbassare assolutamente la guardia, bisogna continuare a sperare nell’aritmetica anche perché il campionato non sarà ancora lungo, ma non finisce domani. Bisogna continuare ad avere fiducia nel gruppo, nel tecnico e il pubblico foggiano deve far sentire questo calore perché si possa dimenticare subito questo passo falso e si possa tornare a sperare cominciando nella prossima partita contro il Pisa.

Alberto Mangano

 

Foggia Atletico Roma 3-1

Il Foggia in un pomeriggio che voleva ricordare l’ultima sferzata dell’inverno, vince un’importante scontro diretto per la composizione finale della griglia dei play off per tentare di raggiungere, con la Nocerina, la tanto sperata serie cadetta. In effetti non si è trattata di una passeggiata in quanto la posta in palio era alta e la squadra capitolina non aveva alcun intenzione di regalare alcunché. Il Foggia parte a spron battuto nonostante le assenze di Candrina ma soprattutto di Salomon a centrocampo, ma si scontra con una squadra arcigna e guardinga al tempo stesso: si assiste allora ad una gara nella quale i ragazzi di Zeman riescono a fare molto possesso di palla scontrandosi però contro una difesa ben organizzata che lasciava al centrocampo foggiano, ispirato da un Laribi illuminante, poca fantasia e poche verticalizzazioni. Ne scaturiva una gara che produceva poche occasioni da gol pur annotando che il Foggia riusciva a fare qualcosa in più degli avversari, non foss’altro per la volontà di costruire al cospetto di un avversario che oggi si sarebbe accontentato anche di uno squallido 0-0. Ma, poiché le partite sono sempre determinate dagli episodi, succedeva che un gesto superficiale quanto irresponsabile dell’estremo Santarelli, regalava l’insperato vantaggio agli ospiti che riuscivano ad andare al riposo con i 3 punti virtualmente già in tasca. Gelo sugli spalti, il Foggia c’è ma deve recuperare contro un Atletico Roma che sta gestendo la gara e una sconfitta potrebbe significare la fine di ogni speranza. Il secondo tempo ci ripropone di nuovo un Foggia volenteroso ma che evidenzia qualche inutile individualismo che potrebbe sicuramente nuocere al risultato finale. E allora sempre per la teoria degli episodi, succede che prima gli ospiti restano in dieci per un’espulsione e che poi il tecnico boemo decide di buttare nella mischia i gemelli Ago (Agodirin e Agostinone) al posto degli spenti Palermo e Farias e la gara si sblocca: il Foggia prima pareggia e poi dilaga riuscendo ad avvicinare gli avversari in classifica ma soprattutto portando sulla sponda Foggia il bilancio degli scontri diretti che potrebbe pesare nell’economia dei verdetti finali. C’è da trarre indicazioni importanti da questa gara: siamo al rush finale, non ci sono più squadre che giocano e lasciano giocare, il risultato conta oggi più di qualche gara fa, tempo per recuperare non ce n’è più e alle porte c’è un Siracusa Foggia, una gara che potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia per i siciliani o che potrebbe spingere ancora più in alto Sau e compagni. Ci sono due settimane per preparare quest’incontro minuziosamente, per riuscire ad allungare la striscia positiva e per cercare di continuare a sognare.

Alberto Mangano

 

Andria Foggia 0-1

Dopo le polemiche il terreno di gioco, dopo le critiche la vittoria, ebbene il Foggia volta pagina e incamera tre punti che mai come questa settimana sono necessari come il pane. Sia ben chiaro in classifica non cambia niente, le pretendenti alla griglia dei play off restano più o meno sempre le stesse, ma oggi il Foggia doveva vincere soprattutto per se stesso. Si ha la sensazione che i verdetti, come sempre, si conosceranno solo dopo l’ultimo triplice fischio per cui oggi come oggi il Foggia ha la necessità di combattere soprattutto i propri fantasmi, quelli che hanno fatto lasciare per strada tutti quei punti che speriamo non risulteranno fatali nella conta finale. Ad Andria non si è vista una partita esaltante, non si è visto il solito Foggia spavaldo e temerario ma una squadra che con giudizio ha condotto quasi sempre le redini del gioco riuscendo anche ad abbassare i ritmi quando necessario. Quindi gara giocata soprattutto a centrocampo dove il solito Salomon, leader indiscusso del centrocampo rossonero,  riusciva a dettare i ritmi a tutta la squadra ; si è visto un primo tempo dove il Foggia ha cercato in più occasioni di andare a segno, sino alla realizzazione del solito Insigne; subito dopo i ragazzi di Zeman pensavano in modo ordinato a puntare sul possesso di palla, cercando di arginare le sfuriate degli avversari che si catapultavano in avanti anche e soprattutto ad inizio della ripresa. In effetti però l’Andria non riusciva mai ad impensierire l’estremo Santarelli, anche perché, a causa anche del terreno reso pesante dalla pioggia, gli uomini di Papagni calavano inesorabilmente sotto il profilo atletico. Gioco da ragazzi quindi portare a casa i tre punti per i rossoneri questa volta, udite udite, senza subire gol e senza sbavature della retroguardia. In definitiva la gara di Andria ci riconsegna una squadra meno scintillante ma più pragmatica e quindi in grado anche di mantenere il risultato in modo certamente molto oculato. Per correttezza bisogna dire che se da un lato l’arbitro sbaglia a non sanzionare la parata di Santarelli fuori dall’area, sicuramente non sbaglia quando più tardi assegna un calcio di punizione sul fallo di mano del portiere avversario, sempre fuori dall’area, punizione dalla quale scaturirà il gol dell’attaccante napoletano, vera rivelazione del campionato di quest’anno.

Infine bisogna fare una dovuta considerazione, anche alla luce delle polemiche che hanno visto coinvolti Zeman e la sua squadra: oggi si sono affrontate due squadre oneste e leali, nessuna delle quali ha usufruito di quei mezzucci che si celano vergognosamente dietro il paravento del fair play; oggi in campo si sono visti calciatori doloranti a terra ma non si è vista una sola barella e mai un calciatore ha volutamente buttato fuori la palla per permettere l’ingresso in campo dei sanitari. La gara è durata di più del solito, combattuta anche con agonismo, ma con la sola voglia di voler superare l’avversario in modo corretto; noi vorremmo, in futuro, commentare solo ed esclusivamente queste gare disputate da queste squadre per il bene e il rilancio dello sport e soprattutto del calcio.

Alberto Mangano

 

 

6 marzo 2011

Sono sempre tristi e vuote le domeniche senza il calcio a Foggia ma, forse, oggi come non mai, sono sicuramente necessarie per far sbollentare gli animi ed indurre alla più pacata riflessione. E’ stata una settimana difficile da digerire per tutti quelli che hanno a cuore le sorti della squadra rossonera: le critiche alla lealtà, le accuse al tecnico, i processi sommari. E’ necessario quindi, a bocce ferme fare alcune doverose considerazioni: le immagini viste e straviste del gol del pareggio di Zeman creano un indubbio senso di imbarazzo perché regalate alla gogna mediatica così, sic et simpliciter. Ormai è consuetudine più o meno discutibile restituire la palla agli avversari quando qualcuno si ferma per consentire ad un giocatore avversario di essere medicato, assistito e per non agevolarsi del fatto di essere in superiorità numerica. Allora che facciamo, tutti in piedi ad applaudire il calciatore del Gela che si preoccupa dello stato di salute di Salomon? Perché questo calcio non si sforza di guardare oltre i propri controsensi, oltre la propria ipocrisia? Non ci viene di dire che il palazzo vuole condannare il Foggia, non è il momento di fare del vittimismo, diciamo che la notizia era ghiotta ed andava data così, sic et simpliciter appunto. Non ci viene nemmeno di rimarcare che il Gela, già ad Andria in questo campionato, si era reso protagonista di episodi che avremmo rivisti a Foggia qualche mese dopo, altrimenti sembreremmo coloro che hanno necessità di discolparsi di una non so quale colpa. L’atteggiamento ostruzionistico da parte dei siciliani è già stato più volte stigmatizzato e proprio questi ultimi non dovrebbero mai e poi mai pronunciare la parola lealtà. Il fair play è un valore e come tale va espresso  e vantato da chi lo manifesta ma non può essere estorto all’avversario perché non si chiamerebbe più fair play. Sfruttare la lealtà dovuta si traduce in opportunismo e non va neanche commentato. Piuttosto non sarebbe il caso di chiedere al signor arbitro, secondo quale buon senso il Foggia avrebbe dovuto favorire nel finale il terzo gol ai siciliani, come riferito alla stampa dal tecnico boemo? Perché non si chiede a questo signore come mai una gara spezzettata dai continui infortuni degli ospiti non ha meritato alcun minuto di recupero? E come mai non sono stati utilizzati cartellini rossi nei confronti di chi, nel finale, era intento solo ed esclusivamente a cercare le gambe degli avversari? Bene, ma tutto ciò alla fine non deve farci dimenticare che il Foggia, per propri demeriti, stava per perdere una partita che avrebbe dovuto stravincere e quindi, sempre in questa domenica di riflessione, conviene ora spostare i riflettori sui perché questa squadra spesso inciampa in pietosi black out che vanno a vanificare le numerose imprese che i satanelli riescono a realizzare periodicamente. Basta quindi a parlare di fair play e di gol rubati cercando alibi per prestazioni incolori e cerchiamo di mantenere la concentrazione, l’unica arma, conoscendo la validità del gruppo, che può ancora portarci ad agguantare il treno che miseramente guardiamo ancora da lontano.

Alberto Mangano

 

Foggia Gela 2-2

I tifosi del Foggia tornano a casa comunque delusi nonostante il pari acciuffato sul filo di lana. Tutto questo perché, mentre sembrava si dovesse giocare una partita in discesa dopo il primo gol di Sau, tornano gli spettri che spesso hanno aleggiato sullo Zaccheria: due regali ad una squadra che lotta per non retrocedere ed un mezzo passo falso nella corsa dei rossoneri verso la conquista dei play off. Pasticciacci che non coinvolgono questa volta solo i difensori di Zeman ma tutta la squadra: sul primo gol purtroppo bisogna annotare un altro errore del portiere Ivanov che, in netto vantaggio sull’avversario, non rientra in area, palla al piede, per poter utilizzare le mani e rinviare con tranquillità ma uno degli episodi più ingenui di tutto il campionato vede protagonista Laribi e Tomi che, dopo aver fatto salire i due centrali di difesa, cincischiano tra di loro invece di crossare al centro della difesa avversaria; ne deriva che il Foggia riesce a subire gol su proprio corner. Dopo, la partita prende una brutta piega perché cominciano a scaldarsi gli animi sul terreno di gioco facendo solo il gioco dei calciatori siciliani che tentano, in mille modi, di far passare velocemente il tempo che alla fine avrebbe regalato loro tre punti preziosi. Bisogna dar merito al Gela che ha sempre giocato, nonostante un evidente divario tecnico rispetto a quello dei padroni di casa, riuscendo ad imbrigliare il Foggia che si allungava inesorabilmente potendo a quel punto contare solo con lanci lunghissimi verso i propri attaccanti che sovente erano sovrastati dai difensori ospiti. E succede il fattaccio che farà ancora discutere molto: c’è questo cattivo costume di mettere palla fuori quando un giocatore resta dolorante a terra; un buon arbitro dovrebbe intendere quando l’infortunio è veritiero e quando invece serve solo a far trascorrere il tempo a favore normalmente solo di una compagine; se si cacciasse qualche volta anche qualche cartellino in più, si riuscirebbe a mantenere questo fenomeno sotto controllo; la squadra del Gela (cavallerescamente?), invece di pensare a giocare contro un Foggia che non riusciva più a mantenere il bandolo della matassa, buttava la palla fuori per una caduta di Salomon il quale stoicamente si rialzava subito. Il Foggia doveva restituire la palla? Bisognerebbe guardare bene gli ultimi 10 minuti precedenti e non valutare l’episodio in sé perché il Gela stava legittimando la vittoria con altre due grandi occasioni intervallate da un gioco chiaramente ostruzionistico. Il gol di Sau, tra l’altro, avviene dopo un’azione di Agodirin che non vedeva la difesa ferma ma intenta a contrastare l’attaccante avversario. Poi la rissa, favorita ancora da un arbitro che, invece di pensare a dividere i calciatori, avrebbe dovuto fare un passo indietro ed aprire il proprio taccuino per punire tutti coloro che avevano messo su una propria caccia all’uomo. E poi la farsa: si gioca almeno 7-8 minuti in meno con Docente, numero nove siciliano, che cercava di colpire solo ed esclusivamente le gambe degli avversari: c’erano anche lì gli estremi per un netto cartellino rosso? Lo stesso centravanti usciva dal campo applaudendo ironicamente il pubblico: non faceva prima a fermarsi un momento a pensare che se oggi il Gela non porta a casa i tre punti la colpa è solo ed esclusivamente la sua, essendosi mangiato un gol che avrebbe realizzato anche un bambino? La lealtà sportiva è un bel valore, ma trincerarsi dietro la stessa per scopi personali è una cosa molto ma molto squallida. Il Foggia è lo stesso che molto lealmente ha perso con un “furto” di Biancolino e che ha subito un gol di Baronio con un proprio giocatore a terra eppure la squadra di Zeman non ha mai scatenato una rissa come quella verificatasi oggi allo Zaccheria. Ai foggiani oggi dispiace non aver vinto come era auspicabile dopo le due ultime gare, ma di certo dispiace anche che si sia persa l’occasione di vivere un onesta giornata all’insegna dello sport.

Alberto Mangano

 

Viareggio Foggia 0-4

Molte volte è difficile commentare una vittoria per 4-0, quasi quanto parlare di un altrettanto sonora sconfitta. I numeri parlano da soli, anzi, nel caso della gara nella patria del Carnevale, il risultato poteva essere ancora più rotondo considerando anche i due gol annullati. Questo è il Foggia che ci piace, quello sornione, attento e tranquillo che sa il momento giusto per ferire mortalmente l’avversario. In effetti già il Foggia contro la Juve Stabia non era stato quello contro il Lanciano capace di aggredire dal primo secondo della gara. Nella gara di oggi ed in quella di domenica scorsa i ragazzi di Zeman sono stati capaci di ragionare, di non cadere nelle trappole degli avversari e di sfiancare il nemico alla distanza per poi colpirlo cinicamente. Il Foggia di oggi ha dimostrato una freschezza atletica che attualmente in poche, tra le squadre avversarie, possono vantare; difesa attenta a non sbagliare come domenica scorsa, centrocampo capace di pressare in modo asfissiante bloccando sul nascere ogni iniziativa viareggina ed un attacco che, con velocità e lanci precisi, riusciva a trovare spazi in una difesa in totale balìa dell’avversario. Questa è la vittoria del gruppo, questa è la vittoria di Ivanov, Agodirin e Kone bravi a farsi trovare pronti al momento giusto, questa è la vittoria del sommo condottiero, colui che ha deciso di portare la nostra croce, questa è la vittoria del grande Zeman. Spesso quest’anno, non appena abbiamo commentato favorevolmente una vittoria, siamo stati subito smentiti ma questa volta ci sembra di poter dire che, proprio perché la vittoria interra Toscana ha molte similitudini con quella contro le vespe campane, forse abbiamo intrapreso il giusto sentiero, quello che cercherà di portarci il più lontano possibile. Ovviamente siamo tutti pronti ad incrociare le dita ma i presupposti di poter far bene ci sono tutti: oggi si è vista una squadra perfetta e che avrebbe potuto tramortire qualunque avversario, forse anche di categoria superiore. Il tutto fa sempre rabbia perché ci rende consapevoli di quello che poteva essere quest’anno e che invece non sarà. Insomma quella di oggi è sicuramente la squadra più forte del campionato, quella che avrebbe meritato il posto oggi occupato dalla Nocerina… e deve ancora arrivare la primavera, quella che anni fa veniva definita la primavera di Praga. Allora è tempo di salire sulla giostra per aspettare il prossimo avversario: signori, altro giro, altra corsa!

Alberto Mangano

 

Foggia Juve Stabia 4-1

Ed il Foggia torna all’antico, riparte da… Lanciano. Ebbene sì dopo la partita contro gli abruzzesi, sconfitta contro il Foligno e squallida disfatta casalinga con il Barletta, il Foggia congeda con un poker la Juve Stabia dell’ex Braglia. A dire il vero proprio il tecnico campano ha spianato la strada per la vittoria rossonera, non prendendo contromisure, non disponendo pressing asfissianti nei confronti del portatore di palla, facendo insomma tutto quello che non si dovrebbe fare nei confronti di una squadra guidata da Zeman. Spavalderia? Sicurezza nei propri mezzi? Diciamo che la Juve Stabia voleva giocarsi la partita a viso aperto, senza riverenze e senza timori. Il Foggia d’altro canto scende in campo determinato ma non all’arrembaggio come ad esempio nella gara contro il Lanciano; sta attento alla fase difensiva ma comunque cerca sempre di trovare profondità e spazi in avanti. Dopo il sacrosanto rigore trasformato da Insigne praticamente la gara è sembrata in discesa e mai l’avversario è sembrato poter ritornare in partita tante sono state le occasioni che hanno legittimato il già rotondo successo rossonero. Oggi si è visto un grandissimo Vasco Regini sulla fascia, incontenibile, mai arrendevole e capace di far impazzire il diretto avversario e poi una difesa questa volta attenta e giudizievole. Ma cosa è successo oggi che è mancato nelle due gare precedenti che hanno consegnato alla storia uno dei Foggia peggiori della stagione? Diciamo che quando i rossoneri giocano determinati a raggiungere il risultato non esistono avversari ma succede che, una volta in cielo, questa squadra si specchia nello stagno come Narciso e perde la bussola lasciando spazi, gol e punti agli avversari. Oggi invece si è vista una squadra forte ma attenta, meno bella di altre volte ma capace di restare concentrata per tutti i novanta minuti. Questo è fondamentale per riuscire a giocarsi i play off ma è ancora più necessario per poter dire la propria negli spareggi finali. Pensate un po’ se il Foggia riuscisse a guadagnare la meta per poi vanificare il risultato con una prestazione come quella di domenica scorsa: è questo che bisogna evitare e questa è una sfida che solo un grande condottiero, un ottimo tecnico, un uomo con il carisma di Zeman può vincere senza problemi.

Alberto Mangano

 

Foligno Foggia 2-1

Assurdo, perdere così ha solo dell’assurdo! Dopo i fiumi di complimenti di domenica scorsa per un gruppo che aveva maltrattato una squadra vera, il Lanciano, oggi il Foggia inceppa con una delle ultime della classe che da mesi non vinceva in casa e che alla fine può anche dichiarare di aver meritato il successo. Ecco quindi che ci risiamo! Questa volta non sono gli episodi che condannano i satanelli, non c’è l’errore arbitrale eclatante ma una prestazione nella ripresa inconcludente che non riusciva a produrre nemmeno un tiro nello specchio della porta. Nel primo tempo il Foggia poteva anche provare a chiudere definitivamente il match ma sembrava che il vento a sfavore fosse un limite per gli uomini di Zeman che invece nella ripresa non riuscivano a godere del vantaggio determinato da Eolo. Sia ben chiaro, le avversità atmosferiche non sono mai un vantaggio per nessuno ma in campo si gioca sempre in 22 e i nostri modesti avversari, ringalluzziti solo dalla buona tecnica di Giacomelli, purtroppo non risentivano affatto delle traiettorie falsate della palla. E poi, se proprio si voleva sfruttare la spinta del vento nel secondo tempo, bisognava provare a guadagnarsi qualche punizione dal limite magari con qualcuno capace di correre verso l’area rapidamente (forse Agodirin?) ma Zeman che vede la sua squadra giocare con lanci lunghi ingovernabili per il tridente rossonero,  decide di non cambiare niente se non sostituire un Caccetta sofferente contro Giacomelli  inserendo di Palermo con l’ovvio arretramento di Kone: il fantasista umbro allora capisce che forse è meglio cambiar aria e si sposta sulla corsia destra. Ma è mai possibile che si debba far arrivare l’avversario in area per contrastarlo (Salomon e Caccetta) e non provare a farlo fuori visto che lo stesso scendeva palla al piede già da una ventina di metri? Non bisogna essere esperti per fare ciò, non bisogna sempre appellarsi alla giovane età dei rossoneri per giustificare certe ingenuità. Ora, indipendentemente da quale angolazione vogliamo interpretare la gara, c’è da registrare un passo notevole indietro, e non solo in classifica, ma soprattutto ci portiamo a casa la mancanza dell’ingrediente principale per tentare di agguantare i play off: la continuità. La squadra vanifica prestazioni esaltanti con prove assai mediocri e soprattutto riesce a vincere in casa e a non far più risultato fuori dalle mura amiche. Sarà il calore o la spinta del pubblico amico? Certo dobbiamo registrare che la Nocerina, autentica dominatrice del campionato, ha una presenza di pubblico dentro e fuori che a noi, un tempo, ci faceva un baffo. Non è mia intenzione prendere posizione sulla protesta del tifo organizzato contro la tessera del tifoso, protesta che rispetto perché conosco i sacrifici fatti in passato da tutti i componenti, ma purtroppo oggi dobbiamo registrare che disuniti si perde e che forse le due parti, società e tifo organizzato, dovevano sedersi ad un tavolo e trovare un’intesa.

Per il resto non piangiamo sui punti scippati dalla Lega perché i tre persi oggi fanno molto, ma molto più male: speriamo soltanto che alla fine non risultino determinanti.

Alberto Mangano

 

 

Foggia Lanciano 5-2

Se ci si aspettava la vendetta contro il Lanciano, si può dire che la missione è stata perfettamente compiuta e non tanto per il risultato rotondo e roboante come quello dell’andata quanto per la determinazione e la grinta dimostrate dalla truppa di Zeman nel far propria l’intera posta in gioco. Il Foggia entra caricatissimo in campo imponendo dei ritmi insostenibili per gli avversari e raggiungendo il meritato vantaggio con un eurogol di Insigne, risultato alla fine l’uomo partita della gara odierna. Il gol del momentaneo pareggio abruzzese fa da apripista a qualche altra occasione del Lanciano ma contro il Foggia di oggi c’è poco da fare e il risultato di 3-1 della prima frazione di gioco può risultare addirittura stretto ai satanelli che giocano forse la migliore frazione di gioco dell’intero campionato. Nella ripresa ancora un gol rossonero e solo dopo la seconda marcatura degli ospiti si assiste ad un momento di stasi della gara che fa affiorare qualche spiacevole ricordo recente ma è questione di qualche attimo perché il 5-2 sancisce in maniera inequivocabile e netta la supremazia dei padroni di casa. Fa rabbia constatare che oggi il Foggia, per il gioco espresso e per la grande condizione atletica, potrebbe rappresentare la regina del girone eppure tutti sappiamo come è andata questa stagione con black out evitabilissimi senza i quali Zeman e i suoi meriterebbero almeno 10 punti in più. Addirittura oggi Sau e compagni avrebbero meritato almeno altri due gol per la rapidità con la quale riuscivano ad arrivare sotto rete. C’è ovviamente anche da valutare il classico pelo nell’uovo: la difesa ha degli sbandamenti soprattutto sui calci da fermo che purtroppo oggi hanno regalato due gol agli avversari; insomma la difesa potrebbe vanificare, di qui alla fine del campionato, quanto di buono dal centrocampo in avanti questi ragazzi sanno fare. Andando sui singoli c’è da fare gli elogi sicuramente a Insigne, autore della tripletta, ma anche ad un Sau incontenibile e ad un Farias che sembra vivere in questo gruppo da sempre realizzando un bel gol e riuscendo spesso a tagliare il campo come solo un certo Pierpaolo Bresciani sapeva fare. Dietro di loro un motorino perpetuo come Kone riesce a dare sempre oltre il limite giungendo a fine gara stremato al suolo mentre Laribi, sempre lucido e preciso, ha ricordato a tanti il Nuccio Barone dei tempi che furono. Una considerazione positiva oggi la merita anche Caccetta, spesso criticato in passato, ma che oggi ha lottato sino al novantesimo su ogni pallone in fase difensiva e in fase propositiva. La gara del Foggia e il risultato finale vengono tra l’altro ingigantite da un Lanciano che, oltre ad avere grandi individualità, riusciva ad organizzare una difesa alta mettendo spesso in fuorigioco i giocatori foggiani e quando non ci riuscivano qualche sbaglio del collaboratore dell’arbitro li aiutava; ma contro il Foggia di oggi non c’era alcuna possibilità di uscire dallo Zaccheria con un risultato positivo sperando che si sia voltata pagina e che si riesca finalmente a mettere fieno in cascina anche nelle prossime gare.

Alberto Mangano

 

Lucchese Foggia 4-2

Ma il Foggia meritava qualcosa in più in quanto vittima solo dei suoi errori o gli avversari hanno meritato i tre punti? La domanda potrà sembrare retorica ma indica chiaramente che, superata la metà del campionato, non si può più rifugiarsi dietro l’alibi dei soliti errori ma di un bel gioco comunque  che metteva sempre in difficoltà la squadra avversaria. Purtroppo nel calcio si vince e si perde con gli episodi e le giustificazioni non portano punti, non fanno classifica. Oggi non abbiamo da addossare la colpa di una sconfitta al direttore di gara o alla sfortuna, oggi dobbiamo riguardare la gara valutando serenamente cosa abbiamo regalato all’avversario di turno con errori che qualche anno fa sarebbero entrati di diritto nella rubrica “Vai col liscio” della Gialappa’s. Se si sbagliano rigori, se si fanno retropassaggi da oratorio, se si concede una giornata di gloria ad un certo Marotta che gioca in una squadra senza più società, senza presidente e soprattutto senza soldi, c’è poco poi da commentare il resto della gara, i gol segnati e le belle giocate che hanno incantato i presenti. Forse, almeno nei quattro di difesa, Zeman dovrebbe cominciare ad affidarsi più o meno stabilmente alle stesse persone per far sì che ci sia più intesa e meno superficialità,  elementi assolutamente  necessari per evitare di fare figure barbine davanti a Santarelli. A poco serve la preparazione atletica esasperata se, nel finale contro una modestissima squadra, si rischia addirittura di beccare ulteriori marcature. C’è bisogno di rivedere la tattica, i meccanismi, gli automatismi soprattutto nella fase difensiva perché oggi molte volte si sono visti attaccanti toscani liberi e messi a tu per tu contro il portiere foggiano. Ovviamente però c’è da voltare subito pagina, c’è una importantissima gara contro il Lanciano, c’è una difficilissima occasione di riscatto e bisogna cercare di sfruttarla perché la classifica si fa folta nelle zone a ridosso dei play off, considerando l’Atletico Roma e il Benevento dotate di una marcia in più. Alla ripresa nel 2011 c’è ancora da elogiare la ripescata Nocerina che viaggia a ritmi spaventosi e dimostra sul campo il suo valore nettamente superiore rispetto a tutte le altre. Oggi il Foggia viene scavalcato dal Siracusa che in tanti davano per sicura retrocessa dopo le prime 5 sconfitte in altrettante gare: la cura Ugolotti ha fatto effetto ed oggi il Siracusa, da fanalino di coda, si trova a giocarsi un posto per gli spareggi per la serie B. Ma si è detto che bisogna voltare pagina e bisogna farlo anche in fretta per ritrovarci tra una settimana di nuovo determinati e vincenti per cercare di non perdere le speranze per un buon finale di stagione.

Alberto Mangano

 

 

Foggia Cavese 2-1

La festa andava festeggiata e così è stato. Il Foggia brilla dinanzi ai “vecchi” calciatori in modo netto e perentorio; solo sull’1-0, a metà del secondo tempo, la squadra di Zeman sembra soffrire in difesa e in qualche situazione sembra andare in bambola ma è una fugace nota stonata in un pomeriggio ricco di emozioni e bel gioco. La Cavese non sembra aver fatto assolutamente passi in avanti rispetto alla squadra vista in una afosa domenica di agosto alla prima di campionato. Il Foggia forse è stato poco cinico, avrebbe dovuto chiudere la gara anzitempo invece di concedere nel finale agli avversari  la possibilità di agguantare immeritatamente il risultato di parità. Squadra che oggi ha saputo giocare con i due tocchi, che ha saputo velocizzare l’azione, che ha aggredito il portatore di palla e forse, per trovare il pelo nell’uovo, ha mancato di concretizzare l’enorme mole di gioco prodotta. A tratti, per velocità e perfezione nell’applicare gli schemi, è sembrata la squadra della prima Zemanlandia proprio oggi che erano al campo alcuni degli eroi di quei giorni. Peccato perché con questa squadra si poteva sperare di stare più in alto in classifica e magari cercare di insidiare la “corazzata” Nocerina che continua a viaggiare a ritmi forsennati; purtroppo per centrare obiettivi prestigiosi non basta essere belli, è necessario anche essere continui e concreti e forse questo è mancato nella prima fase del campionato. Viene da chiedersi: ci sarà da rammaricarsi a fine campionato per quello che poteva essere e non è stato? Ci sarà ancora spazio per i sogni di una tifoseria che è stanca di questa categoria? Ovviamente abbiamo imparato dagli eventi che con il Foggia è sicuramente arduo fare dei pronostici ma è indubbio che anche quest’anno si spera che il campionato non finisca con la regular season e si possa tentare per l’ennesima volta di salire di categoria attraverso le forche caudine dei play off ma è necessario che d’ora in avanti la squadra mantenga dei ritmi e una condizione come quella che si è vista oggi allo Zaccheria. 90 anni non sono pochi, questa squadra ha emozionato diverse generazioni e proprio oggi ho visto in tribuna esultare Gambino, Faleo, Valente, Petruzzelli, Ferrante, Carannante, Kolyvanov, proprio  coloro che hanno affrontato fior di squadre ed hanno calcato con la casacca rossonera i migliori campi della nazione: anche con la loro spinta, con il loro entusiasmo e con la voglia di far bene della truppa del boemo speriamo che il nuovo anno possa regalarci un regalo che non osiamo nominare.

Alberto Mangano

 

Foggia Cosenza 1-2

Continua a far male rivedere quel gol rapinato da Biancolino ai danni del Foggia che stava dominando la partita, ma se il Foggia avesse messo in porta talune giocate soprattutto ad inizio ripresa, forse quell’episodio lo avremmo quasi commentato con la giusta e doverosa ironia. Il Foggia era riuscito anche a pareggiare dopo un paio di minuti ed allora proviamo a commentare una gara evitando di nasconderci dietro agli episodi provando a parlarne dal risultato di 1-1 in poi. Ormai sono diverse le partite in cui i nostri avversari sono bravi a prendere le contromisure a Zeman riuscendo poi magari a finalizzare azioni determinate dalle vaste praterie lasciate dai difensori foggiani troppo alti in momenti della gara che non sono drammatici per il risultato e, precisamente, prima del secondo gol calabrese, Rigione e Iozzia andavano a fare pressing oltre la propria metà campo determinando anche l’ammonizione del secondo fermando di fatto un contropiede che poteva essere pericolosissimo. Allora ci chiediamo: continuiamo a voler vedere un calcio champagne a dispetto di giocate più opportunistiche che dovrebbero evitare di regalare gol agli avversari, o non sarebbe il caso, almeno ogni tanto, di vedere qualche palla in tribuna ed un gioco un po’ più finalizzato al non prenderle? Il dilemma è tutto qua: il tecnico calabrese ha riconosciuto la rapina del primo gol vedendo le immagini in sala stampa ma ha anche detto che la squadra di casa lo ha molto impressionato e che difficilmente oggi allo Zaccheria anche squadre di serie B avrebbero portato facilmente a casa il risultato come ha fatto lui; a chi giovano tutti questi complimenti se poi le partite e le classifiche si leggono con i numeri che non sempre sono l’espressione di una cattiva direzione arbitrale? Il primo gol è un furto, sia ben chiaro, ma durante il proseguio della gara Sau e compagni non riuscivano ad oltrepassare le strette maglie della difesa cosentina che, aspettando sorniona, realizzava freddamente il gol della vittoria a causa di una nostra difesa, viceversa, terribilmente allegra. Teniamoci Zeman tutta la vita e torniamo a casa sempre sapendo di aver onorato lo sport e di aver deliziato gli spettatori di entrambi gli schieramenti ma su un risultato di parità, a 25 minuti dalla fine, considerando la difficoltà che si incontrava a punire gli avversari, non sarebbe stato opportuno rivedere anche un po’ la fase difensiva? Non pensiamo che questo voglia necessariamente significare non seguire più la filosofia del boemo, ma darebbe il giusto risultato, nove volte su dieci, ad una squadra che si ritira sempre nello spogliatoio con le maglie sudate. Certo, valutando la prestazione anche del direttore di gara, verrebbe voglia di mandare tutto a quel paese, di protestare veementemente v erso un signore che, nonostante tutto, riusciva a fischiare la fine dell’incontro su di un calcio d’angolo del Foggia quasi ad irridere e a mortificare calciatori e spettatori, ma cerchiamo anche, ogni tanto, di non mettere del nostro in ogni sconfitta. Comunque maniche rimboccate e pronti per chiudere questo 2010 agro-dolce nel migliore dei modi: contro la Cavese, solo un po’ più di attenzione!

Alberto Mangano

 

 

Taranto Foggia 2-1

Due gol evitabilissimi, un’espulsione affrettata, un gol del Foggia mangiato sul finale del primo tempo, un rigore realizzato, un Taranto capace di fermare le iniziative rossonere: la partita purtroppo è tutta qui. Una gara che il Foggia perde, forse non malamente come era avvenuto a Nocera, ma che sicuramente lascia maggiormente l’amaro in bocca per come è arrivata e per come si poteva evitare. Dionigi riesce a porre bene in campo la sua squadra mettendo i propri esterni alti a far pressing al fine di evitare il gioco foggiano sulle corsie laterali. Zeman fa leva sul centrocampo che svolge bene il proprio compito ispirato da un Kone che è sembrato lo stesso che avevamo ammirato ad inizio stagione. Il vero problema di ieri è viceversa tornato essere la difesa, non sempre impeccabile a mettere gli avversari in fuorigioco proprio nella giornata in cui tornava in porta Ivanov che si sapeva non essere disinvolto nel gioco con i piedi fuori della propria area. Molti hanno indicato nell’estremo portiere la causa della disfatta allo Iacovone ma di certo la difesa non lo ha aiutato: spesso, dopo due svarioni clamorosi lontano dalla porta, i compagni di difesa erano titubanti nel passargli la palla ed il pubblico rossoblu fischiava continuamente il ragazzo che alla fine ne ha risentito psicologicamente. A quel punto poteva esserci anche la sostituzione senza tentare di recuperare una situazione che di lì a poco avrebbe rasentato il ridicolo. Ovviamente due gol presi in quel modo con un’espulsione per due ammonizioni che potevano essere anche una più un richiamo verbale, determinano un risultato che va ben oltre i meriti di un Taranto che sembrava più in grado di bloccare gli avversari che capace di proporre il proprio gioco. Certo il forcing finale del Foggia che alla fine poteva portare anche al pareggio che, in una partita guidata solo dagli episodi, poteva anche esserci, è stato commovente soprattutto perché mosso solo dalla rabbia,  dalla determinazione e dalla tenuta atletica. Tutto ciò dovrebbe risollevarci per il futuro perché la squadra c’è e non si è visto il Foggia di Nocera o quello contro il Siracusa anche se il risultato finale è stato lo stesso. Non è sembrato  un Taranto che possa meritare i play off più di noi; ieri è stato fortunato, certamente una mano gliela abbiamo data noi non tanto perché gli abbiamo regalato un uomo, un gol sbagliato e due gol – autogol, ma soprattutto perché forse si poteva fare una sostituzione evitando di far fare una figuraccia ad un ragazzo che è sembrato non esserci con la testa e che meritava magari un’altra chance in un’altra partita. Rimbocchiamoci le maniche e prepariamoci ad un’altra battaglia; maledizione … vittorie così belle ed importanti vanificate da prestazioni ingenue e masochiste.

Alberto Mangano

 

Foggia Benevento 2-1

Il Foggia torna a vincere ma soprattutto torna a vincere convincendo. Dopo due gare (tra campionato e coppa) perse malamente dai ragazzi di Zeman, torna prepotentemente sul campo dello Zaccheria una squadra viva, spietata e sicuramente bella da vedere. Nonostante tutto, però, la gara si decide sugli episodi favorevoli o meno da una parte e dall’altra: subito dopo un avvio strepitoso dei rossoneri e dopo aver colto un palo clamoroso, il Foggia va sotto immeritatamente; subito dopo il solito Santarelli compie un miracolo nel salvare la propria porta e forse anche il risultato finale; poi uno straordinario Sau, tra primo e secondo tempo, realizza una doppietta da vero dominatore dell’area avversaria e riporta il risultato pieno a favore della squadra di casa; poi c’è il valzer degli episodi mancati dal Foggia per chiudere definitivamente la partita e quindi il rigore sbagliato, varie occasioni in contropiede soprattutto con Sau e Varga che non riescono a gonfiare la porta sannita. Sia ben chiaro, il Foggia ha strameritato la vittoria ma lasciare agli avversari sempre una porta aperta, soprattutto dopo tutta quella mole di gioco, dovrebbe far riflettere Zeman e tutta la sua truppa. Ovviamente su tutti viene da fare i complimenti a Santarelli che oggi ha disputato la sua gara migliore, avendoci fatto dimenticare il problema-portieri di inizio stagione, a Sau perché un attaccante che realizza una doppietta merita sempre rispetto anche se la voglia di realizzare il tris non gli ha fatto notare, nel finale, un Tomi completamente libero sulla destra, ma colui che merita la fascia di “migliore in campo” oggi è senza dubbio Candrina che ha giganteggiato sulla sua fascia destra sia in fase di copertura , sia soprattutto in fase propositiva: una bella soddisfazione per il n.2 del Foggia che oggi si consacra forse come elemento insostituibile in quel ruolo.

Attenzione adesso a valutare la classifica e a fare i conti su punti ipotetici da fare nelle prossime gare; in passato abbiamo più volte sottolineato che non bisogna abbattersi per una sconfitta ma che sicuramente non si deve pensare che il fosso sia stato già saltato perché la concentrazione e l’umiltà è sempre la madre di tutti i successi, in particolar modo di quelli sportivi.

Brindiamo quindi a questa bella vittoria contro la squadra ex capolista ma rituffiamoci subito nella settimana che ci condurrà al derby di lunedì prossimo: sappiamo che sarà così perché a guidare questi ragazzi c’è quell’uomo taciturno e determinato che risponde al nome di Zeman… e allora tutti al lavoro per una prossima indimenticabile impresa!

Alberto Mangano

 

Nocerina Foggia 3-1

La sconfitta ci poteva stare, era prevedibile ma forse per la prima volta quest’anno il Foggia ha messo in luce la propria fragilità e la propria inesperienza. Guardando la partita veniva voglia di stropicciarsi gli occhi, di verificare se quella squadra era la stessa delle domeniche precedenti oppure se ci fosse una sorte di maleficio, una fattura che avesse colpito i calciatori di Zeman. Innanzitutto consideriamo che la Nocerina di oggi è una squadra ben messa in campo, che ha un invidiatissimo tecnico e che merita senza ombra di dubbio la prima posizione in classifica, molto di più di quanto non lo meritasse l’Atletico Roma di un mese fa. C’è da trovare una risposta ad un quesito che oggi i tifosi rossoneri si pongono: un brutto Foggia, apatico e svogliato, o una Nocerina troppo forte per Sau e compagni? Come al solito la risposta migliore è quella che sta nel mezzo; un Foggia, che partiva determinato alla vigilia, non poteva non applicare gli schemi e il bel gioco visto, anche se a sprazzi, in tutte le gare sinora disputate fatta eccezione per la sconfitta interna contro il Siracusa; buttare la palla in avanti con lanci lunghi disponendo di  attaccanti di bassa statura vuol dire che il centrocampo ha giocato senza idee e ha determinato il minor numero di occasioni sotto la porta dei padroni di casa: praticamente l’unica occasione da gol è stata sciupata da Insigne che se non altro potrebbe diventare famoso se quelli della Gialappa’s avessero voglia di visionare i filmati della Lega Pro. A parte gli scherzi, sembra che quando le cose cominciano ad andar bene per il Foggia, ecco che puntualmente arriva la batosta che deve far meditare, che va valutata per la prestazione anche dei singoli oggi sempre in ritardo sulla palla e spesso intestarditi con la palla tra i piedi. Cosa è successo? Come mai oggi la squadra che correva di più, che sembrava la meno stanca era la Nocerina? Troppo riduttivo pensare all’assenza forzata del boemo in settimana, sarebbe oltremodo irriverente nei confronti di Cangelosi e dei calciatori stessi. Nessuno chiede la continuità dei risultati che peraltro nel calcio hanno realizzato poche squadre tra cui la Juventus di Trapattoni e il Milan di Capello, ma chiediamo la continuità di prestazioni, chiediamo di vedere il bel gioco per il quale siamo invidiati da tutta Italia, la crescita di carattere e di condizione che deve portarci in primavera ad avere qualcosa in più degli altri per poter  realizzare qualcosa di importante. Ora ovviamente non facciamo drammi, la sconfitta deve far maturare, però evitiamo in futuro tutti, adetti ai lavori e non, di non accostare il Foggia al Barcellona o al Real Madrid e pensiamo con umiltà alla nostre triste realtà di terza serie.

Alberto Mangano

 

Foggia Ternana 4-0

Non eravamo certamente all’ultima spiaggia ma in settimana molto si era detto intorno ad un Foggia che si smarriva in casa, che era in grado di esaltarsi in trasferta contro avversari che impostavano per primi il proprio gioco. Quattro gol rifilati alla Ternana di cui due in inferiorità numerica, sono la risposta netta, inequivocabile che la gente voleva arrivasse dal manto erboso dello Zaccheria. Certo all’inizio non è stato facile, di fronte c’era una Ternana disposta a chiudere tutti i varchi, concentrata a bloccare sul nascere le veloci giocate degli uomini di Zeman; ma non appena la squadra umbra è stata costretta a sbilanciarsi, a trovare il gol, il Foggia è dilagato realizzando gol descritti minuziosamente su quel manuale conservato gelosamente nella tasca del boemo e che rappresenta la forza che solo le sue squadre sanno esprimere senza alcun timore reverenziale, contro qualsiasi avversario. Allora qual era il problema? Perché la disfatta contro il Siracusa? Beh, c’è da sottolineare che la squadra siciliana è quella che attualmente ha il ritmo più sostenuto tra tutte le partecipanti al campionato di quest’anno: basti pensare che questa squadra ha perso addirittura le prime cinque partite, ha cambiato allenatore e ha subito ingranato la marcia delle grandi; se oggi non avesse subito gol nei minuti di recupero contro il Pisa, sarebbe a ridosso delle prime. Quindi valutiamo serenamente che il Foggia, quindici giorni fa, ha incontrato una signora squadra, senza ombra di dubbio tra le più ostiche che il calendario ha posto sinora di fronte ai satanelli. D’altra parte, tornando alla gara di oggi, forse allo Zaccheria sia è visto una piccola Ternana che ha ulteriormente esaltato le doti dei ragazzi rossoneri; quindi pur cominciando a vivere le vertigini della classifica, conviene restare ancora con i piedi per terra e vivere alla giornata evitando di tornare ripetutamente sulla pag.215 di televideo e pensare al prossimo difficile impegno contro i primi della classe. Una piccola annotazione sull’arbitro della gara: sicuramente brutto il fallo con piede a martello di Palermo con conseguente giusto rosso diretto, ma vorremmo dire  al sig. Pairetto che un tale Artistico della Ternana, già ammonito, faceva un evidente fallo di simulazione in area foggiana che fortunatamente non faceva abboccare il direttore di gara, ma che avrebbe meritato certamente il secondo cartellino giallo. Concludo con il plauso mio personale ad Agostinone, prodotto del vivaio rossonero, che ha dedicato il gol al povero Sasà Capocchiano;  quanta emozione per quel bacio a quella foto (che scattai io personalmente), giusto tributo ad un ragazzo che avrebbe potuto intraprendere la sua stessa carriera: ne aveva tutte le possibilità!

Alberto Mangano

 

Pisa Foggia 1-2

A cosa credere, al Foggia visto in casa con il Siracusa e nel primo tempo di Pisa o a quello di Roma e del secondo tempo in terra toscana? Penso sia difficile riuscire a dare una risposta razionale a questa domanda sulla quale abbiamo riflettuto in tanti. Troppo brutto il Foggia del primo tempo di Pisa: squadra lunga, lanci inconcludenti ed alti, pressing assente, centrocampo lento, prevedibile e sempre in ritardo e quindi Pisa meritatamente in vantaggio. Nell’intervallo giuste le riflessioni dei tifosi delusi che cominciavano a vedere sempre più vicino il baratro, altro che play off e certamente in tanti avrebbero firmato per il pareggio. Seconda frazione: si ha subito l’impressione di un ritmo diverso, di un contraccolpo forse psicologico ma che determina sicuramente un gioco più aggressivo, più concreto. Alla fine superato l’unico grande pericolo da parte dei padroni di casa con parata di istinto di Santarelli, il Foggia riesce a sovvertire l’esito della gara con merito e a portare a casa l’intera posta che sicuramente mitiga il danno determinato dal punto di penalizzazione ricevuto in settimana. Forse il Foggia ha sfruttato un calo fisico degli avversari che avevano speso tanto nella prima frazione di gara. Certamente Sau e compagni hanno pagato, dopo Roma, un calo di tensione dovuto forse alla grande attenzione che gli addetti ai lavori avevano dedicato loro. Poi è giunta la dura realtà del Siracusa che viaggia, dall’arrivo di Ugolotti, al ritmo delle prime e forse la paura di non essere all’altezza della situazione. Ecco questo può essere un problema degli uomini di Zeman che perdono facilmente la bussola ma che poi riescono a credere nei propri mezzi e nelle possibilità di superare l’avversario grazie ovviamente ai consigli di mister Zeman, come di certo sarà successo nell’intervallo della partita di Pisa. Quindi, nonostante la bella vittoria che riporta il Foggia ad un solo punto dai play off, bisogna esultare con moderazione questa volta perché non si può regalare un tempo agli avversari soprattutto dopo la figuraccia di domenica scorsa; c’è da indagare sulle vere cause di tali improvvisi tracolli fisici e tattici che solo chi vive fianco a fianco con la squadra può conoscere e combattere. Si ha l’impressione che in questo gruppo, ogni tanto, si affacci uno spettro, un male oscuro che limita le possibilità del gruppo e crea una netta incapacità di riportare in campo i dettami del mister. Anche oggi il Foggia ha dimostrato di non necessitare di alcun correttivo in corso per quel che riguarda l’organico ma che necessità di assimilare sempre più il gioco di gruppo e soprattutto deve cominciare a credere sempre più nelle proprie capacità imponendo da subito in gara, magari a partire da domenica prossima allo Zaccheria, il proprio ritmo, il proprio gioco con grinta e caparbietà.

Alberto Mangano

 

 

Addio piccolo grande bomber

Arrivava sempre puntuale agli allenamenti, era sempre il primo a spogliarsi per mettersi a disposizione del mister ed era sempre l´ultimo a lasciare gli spogliatoi dimostrando inequivocabilmente la sua grande passione per quello che era il suo grande sogno: diventare un calciatore.
Era così Salvatore Capocchiano, classe ´91, che un brutto male ha rapito ai suoi cari, ai suoi compagni, ai suoi sogni, alla sua voglia di vivere.
Era un inguaribile testardo e sapeva dove voleva arrivare ;aveva bruciato tutte le tappe arrivando a giocare nella Berretti dell´U.S. Foggia quando i suoi coetanei erano ancora negli allievi e quando nella stagione 2009/10 arrivò la chiamata del Fasano nessuno si meravigliò: il ragazzo sia pur ancora giovane aveva tutte le qualità per far bene anche lontano da casa.
E là si fece voler bene dalla piazza, dai compagni ma il legame con la squadra della sua città fu più forte e a gennaio tornò al Foggia per continuare a lottare per arrivare un giorno a vestire la maglia della prima squadra. Ma la sua lotta doveva combatterla contro un avversario spesso più grande di tutti noi: proprio quel suo fisico di atleta che gli stava dando le sue prime soddisfazioni, cominciava a tradirlo, qualcosa non andava, i primi controlli, il viaggio della speranza a Milano, la lunga degenza a San Giovanni Rotondo e il triste epilogo di oggi.
Chi ha sempre operato per la crescita di giovani calciatori spera sempre che un giorno possa commentare le gesta sportive dei suoi ragazzi ma l´atrocità del destino che ha colpito Salvo, come lo chiamavano affettuosamente i compagni di squadra, lascia chiunque senza parole, indigna per la sua brutalità, per l´accanimento verso un ragazzo che a soli 19 anni meritava ancora di programmare la sua vita. Oggi noi tutti che ti abbiamo conosciuto e che abbiamo apprezzato il tuo modo di essere in campo e fuori, abbracciamo calorosamente i tuoi genitori, i tuoi cari ma siamo convinti che da qualche parte, non sappiamo dove, tu ti stai organizzando! Per qualche partita, magari con altri compagni, ma siamo certi con quella maglia rossonera che avevi sognato da bambino.
Addio Salvo, generoso atleta dai grandi occhi blu, sarà difficile dimenticarti.

Alberto Mangano

 

Foggia Siracusa 0-2

Domenica scorsa il Foggia aveva fatto sognare i suoi tifosi imbrigliando la ex capolista e sciorinando un gioco eccellente mentre oggi la stessa squadra, gli stessi protagonisti del Flaminio risvegliano bruscamente i propri supporters facendoli tornare con i piedi per terra al termine della gara più brutta e apatica disputata dai ragazzi di Zeman. Mai un’azione veloce, quasi nulle le azioni da rete, molti lanci lunghi in avanti sempre preda di Ignoffo e Moi statuari al centro della difesa siciliana. Una giornata da dimenticare ma non per il risultato che ci può anche stare ma per la prima volta è mancato lo spettacolo, la voglia di far bene e persino il gol che sinora era stato sempre realizzato. Calo di concentrazione? Incapacità a gestire i numerosi elogi che stavano piovendo sulla squadra e sul modo di affrontare gli avversari? Magari da più parti si era parlato come fosse solo il Palazzo il problema del Foggia mentre oggi il pubblico se ne è tornato mestamente a casa con una sconfitta che poteva essere di dimensioni maggiori se non ci fosse stato Santarelli a mettere numerose pezze ai buchi del centrocampo e della difesa. Insomma forse anche questa squadra aveva bisogno di un bagno di umiltà e di tornare ad essere operaia e determinata su ogni palla e in ogni azione di gioco. Bisogna sicuramente salvare il tecnico boemo perché contro il Siracusa non si è visto niente di quello che predica da anni ma si è vista una squadretta spaesata e inspiegabilmente svogliata. C’è ovviamente da ben sperare per il futuro, questa gara rappresenta un brutto sogno ed è concessa a tutte le squadre di tutti i campionati. Bisogna in fretta raccogliere i cocci e cercare di affrontare la prossima gara innanzitutto con la testa e dopo con le gambe perché ormai gli avversari moltiplicano le forze contro di noi anche e soprattutto quando di fronte ti trovi gente in cerca di riscatto come Ugolotti e Mancino. Quindi voltiamo pagina e andiamo avanti come siamo soliti fare da anni senza drammi ma con attenzione: quando si è la squadra da battere, quando ci sono motivazioni che vanno oltre la semplice gara sul campo, e allora bisogna cacciare gli artigli, c’è da lottare con più forza e siamo ancora convinti che questa squadra abbia tutte le carte in regola per far parlare ancora di sé.

Alberto Mangano

 

Atletico Roma Foggia 3-3

Tutti in piedi, c'è Zeman

Il Foggia sceglie la platea di Roma per autoproclamarsi migliore squadra del campionato a dispetto dell’aritmetica che probabilmente non gli consente una posizione più consona a quello che oggi si è visto sul rettangolo verde del Flaminio. Viene voglia di commentare questa gara dalla fine, subito dopo i tre fischi finali,  nel momento in cui tutti i presenti si alzano in piedi per applaudire la squadra rossonera e il suo magiico condottiero, colui che da queste parti è ancora, e a giusta ragione, ben voluto. Ebbene sì, oggi c’è da alzarsi in piedi e tributare il giusto plauso a quest’uomo che si è rimesso in discussione con un gruppo di giovani sconosciuti e che forse oggi ha dimostrato, come ha detto Antonello Venditti a fine gara dalla tribuna dello stadio, di meritare di allenare il Barcellona o il Real Madrid. Una squadra che, nonostante il doppio vantaggio, continuava a giocare, a non addormentare il gioco, a non ricorrere, come sovente siamo soliti vedere sui campi che frequentiamo, al gioco ostruzionistico per guadagnare quei secondi che alle volte possono risultare preziosi. No, signori, Zeman insegna a giocare a calcio e raggiunge le soddisfazioni con il sudore dei suoi uomini e con la lealtà sportiva che predica da anni in questo mondo difficile che è il calcio italiano; probabilmente anche la capolista dovrebbe imparare a fermarsi quando un avversario è a terra e la squadra che ti è di fronte sta giocando in 9: ma questa è un’altra cosa, a noi continuano a far piacere gli spettatori in piedi, magari questo ci emoziona ancor di più di una vittoria strappata, senza meritarla e con i fischi dei presenti. La squadra oggi ha convinto in tutti i reparti, dal portiere, sempre attento e incolpevole sui gol, alla difesa capace di contrastare egregiamente l’ottimo reparto offensivo capitolino, ad un centrocampo che ha visto in Burrai un autentico padrone degli spazi ed un gladiatore nei contrasti, sino ad un attacco, oggi penalizzato dagli infortuni e dalle decisioni disciplinari del direttore di gara ma con un Agodirin che è ormai una certezza del tridente foggiano essendo diventato una spina nel fianco di tutte le difese avversarie. Ma oggi si è visto soprattutto il gioco che ha determinato più di una volta, soprattutto in condizioni di parità numerica, la possibilità di arrivare in area avversaria con 2-3 tocchi veloci e con palla a terra, segnale che gli schemi vengono sempre più assimilati domenica dopo domenica. Dove può arrivare il Foggia? Beh, oggi si può dire che questa squadra ha la possibilità di arrivare tra le prime, non deve mollare, deve far crescere i suoi uomini, deve far propri sempre più i preziosi insegnamenti del Maestro e aspettare di sferrare i colpi decisivi a partire dal girone di ritorno quando giocherà a memoria ma soprattutto con una freschezza atletica che dovrà necessariamente fare la differenza.

Con questa gara difficile contro quella che sembrava una squadra schiaccia sassi, capace di fare gol a raffica senza subirne alcuno, la società del Foggia ha convinto anche gli scettici sulla bontà dell’organico a disposizione, un organico che non ha bisogno di alcun tipo di rinforzo e che esiste un progetto che, forse non immediatamente, ci porterà dove questa gente merita, in quegli stadi importanti dove pensiamo che Zeman dovrebbe essere di casa.

Alberto Mangano

 

Foggia Andria 2-1

Il Foggia riesce a vincere la sua prima partita allo Zaccheria in maniera netta, con l’autorità della grande squadra, contro alcune decisioni arbitrali e contro la squadra di Papagni arroccata, soprattutto nella seconda frazione di gioco, nella propria metà campo a difendere lo striminzito vantaggio. Oggi è stata una bella giornata per i tifosi del Foggia ma anche per gli amanti del bel gioco che hanno visto premiare la squadra che ha prodotto di più, che ha mantenuto maggiormente il pallino del gioco, in definitiva la squadra migliore in campo. Questa volta non hanno deciso solo gli episodi ma la voglia di far bene, di raccogliere i frutti dopo settimane molto intense sul piano della preparazione atletica: a fine gara correvano solo i ragazzi del boemo avendo ancora tanta birra in corpo contro avversari che cercavano di addormentare il gioco con un gioco essenzialmente ostruzionistico che forse andava punito in maniera netta dal direttore di gara. Anche quest’oggi c’è da parlare del portiere per due episodi che hanno poi determinato da che parte doveva pendere oggi la bilancia: la solita uscita approssimativa su palla inattiva che determinava il vantaggio dell’Andria ed una bella parata di istinto a 15 minuti dal termine che di fatto negava la vittoria degli ospiti e che praticamente faceva partire la riscossa rossonera che veniva premiata nei minuti di recupero della gara. C’è da fare una considerazione importante: oggi il Foggia non ha subito le ripartenze che avevamo visto fare ai nostri avversari nelle partite precedenti e la difesa, nonostante lo schieramento alto imposto da Zeman, riusciva a bloccare sul nascere le iniziative che potevano prevedere il solito attaccante involarsi verso il solissimo Santarelli; ecco forse questa è la vera novità di giornata, una maggiore attenzione nella fase difensiva e una mole di gioco dal centrocampo in su che alla fine faceva contare 20 o forse più occasioni sotto la porta avversaria. Oggi si è visto un grande Agodirin almeno fin quando è rimasto in campo Insigne, poi si è dovuto sacrificare non più sulla fascia destra ma più centrale forse in un ruolo non proprio consone alle sue caratteristiche; nel finale però è dalla sua velocità, nella sua caparbia e nella sua capacità di saltare facilmente l’uomo che parte la riscossa rossonera che porterà prima al pareggio e poi alla apoteosi per il gol di Iozzia che fa esplodere lo stadio come non succedeva ormai dal famoso gol di Caraccio di qualche mese fa. Non c’è modo migliore di una bella vittoria per affrontare questa lunga ed intensa settimana che ci porterà all’anticipo di sabato prossimo contro la capolista che anche oggi ha dimostrato di essere vulnerabile e di essere tornata con i piedi per terra. Il campionato è ancora lungo, le coronarie sono sempre a rischio ma queste emozioni, queste gioie a Foggia sono tornate prepotentemente e, diciamocelo pure, mancavano da noi da troppo e troppo tempo.

Alberto Mangano

 

Gela Foggia 2-1

Risultato giusto? Difficile da dirlo perché come tutte le gare disputate dai ragazzi del boemo, alla fine la classica tripla è sempre consigliabile. In effetti, subito dopo i due gol incassati nel primo tempo, il Foggia avrebbe potuto ancora cadere sotto i colpi di un Gela apparso spietato ma soprattutto capace di interpretare bene la gara, sapendo chiudere gli spazi ma sempre in grado di lanciare i propri attaccanti verso il portiere Ivanov sul filo del fuorigioco. Si può altrettanto dire che il Foggia, soprattutto nella seconda frazione di gioco, riusciva a far valere la propria freschezza atletica, disputando una buona gara, creando diverse occasioni per poter tranquillamente sovvertire il risultato. Allora forse il risultato è stato determinato da episodi, da un gol strano preso a pochi secondi dal via grazie all’ingenuità del portiere ma forse anche alla superficialità del direttore di gara che non faceva ribattere la punizione di Ivanov intercettata dall’avversario disposto a meno della distanza regolare, dalla sfortuna sulla traversa di Laribi e dalla rabbia per il tiro di Sau che finiva di poco al lato grazie ad una deviazione di un difensore non vista dall’arbitro. Certamente ci fidiamo di mister Zeman che è contento per come si è mossa la propria squadra ma dobbiamo altresì constatare che quest’oggi, molto spesso, la palla è stata mandata in avanti con lanci lunghi e sovente in modo approssimativo non riuscendo mai a favorire gli attaccanti rossoneri. Non vogliamo pensare che a Gela si sia fatto un passo indietro, però bisogna far correre di più la palla affinchè si possa abbondantemente sopperire alle carenze difensive determinate da un gioco fortemente offensivo ed evidenziate da squadre avversarie che sanno ormai come trafiggere le squadre di Zeman. Ovviamente c’è ancora molto tempo davanti per migliorare il tutto anche perché, tutto sommato, la classifica resta corta ed il tempo per provare e riprovare c’è sempre e se si vuol vedere il bicchiere mezzo pieno, basta partire dal secondo tempo di Gela nel quale si è vista una squadra che comunque correva ed una squadra, quella siciliana, che paga del risultato ma forse anche perché messa alle corde dai foggiani che arrivavano prima sulla palla, sapeva solo chiudersi a riccio davanti alla propria difesa: se in quel momento arrivava il secondo e magari anche il terzo gol, staremmo ora a parlare di una grande squadra e di un risultato fortemente positivo. Allora conviene avere ancora fiducia in questo gruppo perché prima o dopo i risultati arriveranno e si comincerà a scalare la classifica, magari a partire da domenica allo Zaccheria contro l’Andria.

Alberto Mangano

 

Le emozioni per il ritorno allo Zaccheria Foggia Viareggio 2-2

Ore 8,30 sveglia. La giornata è strana, sembra bella ma ogni tanto si affaccia qualche nuvola che oscura il sole. Niente problemi, non pioverà, si potrà andare allo stadio tranquillamente, oggi mi aspetto uno spettacolo superbo e la pioggia potrebbe offuscare questa mia attesa. Doccia frettolosa e giù a comprare il giornale per leggere sul Foggia che oggi fa ritorno dallo Zaccheria. Breve passeggiata e subito a casa, davanti al pc per carpire dalla rete qualche notizia sulla squadra, sugli avversari, sulle formazioni; leggo solo che la società consiglia di andare presto oggi allo stadio, c’è il pubblico delle grandi occasioni, magari ci sarebbe stata anche più gente ma le leggi sulla sicurezza negli stadi impone uno Zaccheria da 7.500 spettatori. Mangio prima del solito, rinuncerò al sugo foggiano della domenica ma il gioco in questo caso vale la candela ed un panino con un po’ di frutta può andar bene. Ore 13,45 con mio figlio passo a prendere mio padre con la macchina, non ci avviciniamo allo stadio ma posteggiamo sulle “tre corsie”, d’altra parte una sana passeggiata non ci farà male. Scendiamo e solo allora mi accorgo che stiamo rappresentando tre generazioni di tifosi, insieme abbiamo visto gran parte della storia della nostra squadra ma oggi siamo tutti e tre insieme, forse per la prima volta. Mio padre, tifoso saggio, lui che ha visto il grande Foggia di Mimì Rosa Rosa con Nocera e Lazzotti e che mi criticava quando mi ostinavo a seguire la squallida serie C degli anni 80. Al suo fianco c’ero io che forse tutto sommato rappresento una generazione che ha anche visto il buon calcio da Pirazzini e Trentini sino a Mancini, Signori e Shalimov e che forse da un po’ di tempo vedevo i miei sogni, i miei ricordi sempre più sbiaditi, sempre più lontani. Infine con me c’era mio figlio, classe ’93, che purtroppo ha vissuto sempre nella melma della serie C, tra fallimenti in campo e fuori avendo visto le sue prime partite quando il Foggia era guidato da Chinaglia e Mancano. Ebbene oggi camminavamo insieme verso uno stadio che cominciavamo a sentire rumoroso ed insieme ci siamo persi nella folla davanti ai cancelli. Sembra che c’è qualcosa di strano, stiamo aspettando tutti insieme di vivere un’emozione. Entriamo nello Zaccheria  in gradinata e subito notiamo il nuovo manto erboso, ci giriamo e vediamo volti sorridenti, ascoltiamo la gente fiduciosa, che sa di poter sognare. Guardiamo la porta sotto la curva Nord: quanto è lontano quel gol di Caraccio, sembra passata un’eternità, sembra un altro secolo. Oggi si parla un linguaggio diverso, oggi sembra di esserci appassionati ad un altro sport. Aspettiamo ancora e subito dopo l’ingresso delle squadre in campo ecco chi sta cambiando il nostro modo di vivere il calcio; una volta si diceva un uomo venuto da lontano, un uomo con lo sguardo di ghiaccio: lentamente ecco Zeman uscire dal sottopassaggio per recarsi in panchina. Nelle nostre menti si riavvolgono i nastri, sembra di rivedere il film “Zemanlandia”, film che doveva immortalare il tempo trascorso, invece uno stadio intero in piedi ad applaudire quest’uomo che ha accettato una sfida, che vuole rivivere le emozioni di un tempo tra la gente che lo ama, l’unica che lo chiama con l’accento sulla a. Manca solo una cosa,l’amica sigaretta, i regolamenti sono severi, la panchina è come il ristorante, il fumo è off limits. C’è la partita, ma oggi quella sembra quasi non interessare, sappiamo che lo spettacolo ci sarà, i gol pure e per oggi le emozioni sono state già forti. Fine della gara, viene voglia di commentare, ci sono delle cose buone nella squadra, ce ne sono altre da rivedere e correggere ma oggi c’è da applaudire per quello che il calcio ha saputo donare a questa città, i ragazzi vengono sotto la curva, il boemo non può, deve correre ad accendersi la sua sigaretta, ci sarà tempo per aggiustare gli schemi, per valutare i singoli, oggi basta quello che hai fatto e cioè far incontrare più generazioni sugli spalti.

Alberto Mangano

 

Juve Stabia Foggia 0-2

A chi dice che questo è un Foggia che sa vincere in trasferta, c’è da replicare che questo è il Foggia di Zeman e basta. Un Foggia capace di sonnecchiare, di non esprimere il gioco spumeggiante in più momenti della gara, ma è quel Foggia che sapientemente sa aspettare il giusto momento per chiudere la gara a suo favore. Si contestava a questa squadra il fatto di mancare di esperienza, di non riuscire a gestire i risultati, di giocare in maniera avventurosa, invece oggi come a Barletta, si è vista una compagine matura, in grado in alcune occasioni di arrivare in porta in modo veloce, palla a terra e con due-tre passaggi rapidi e precisi. Non si può poi pretendere che i ragazzi del boemo possano gestire le azioni in tal modo per tutta la gara, sarebbero dei mostri, ma la cosa certa è che oggi il Foggia dimostra di essere cresciuto domenica dopo domenica e di aver cominciato a mettere in pratica tutti gli insegnamenti preziosi che solo un grande allenatore sa dispensare. Il bello di questo gruppo è che ognuno, anche se fatto accomodare dal mister in panchina, è in grado di entrare subito in partita, in qualunque momento della gara e con qualsiasi risultato: infatti oggi i due cambi effettuati nella ripresa danno un grande aiuto al centrocampo, reparto oggi un po’ in sofferenza soprattutto nella prima frazione di gioco. Il Foggia quindi raccoglie un’altra importante vittoria, la seconda consecutiva in trasferta, in due campi difficili come Barletta e Castellamare di Stabia e si piazza subito dietro all’Atletico Roma tenendo conto che i rossoneri, sino ad oggi sono rimasti orfani dei propri tifosi e che da domenica prossima possono contare sul dodicesimo uomo in più, quello che non è mai mancato allo Zaccheria e quello che spesso è riuscito ad accompagnare in passato la squadra verso eccellenti risultati. Questa settimana ci sarà un’attesa spasmodica per la gara prossima contro il Viareggio, che non è solo l’attesa di vedere il Foggia all’opera dopo la drammatica gara in casa contro il Pescina, ma è quella attesa per quel qualcosa che ormai in pochi speravano di poter vedere allo Zaccheria, quel sogno che diventa realtà, quel passato glorioso che può tornare ad albergare dalle nostre parti. In molti ci credono, in tanti sperano che si possa tornare a far parlare di Foggia e del Foggia su altri campi, in altre platee ma c’è ancora da soffrire, bisogna restare con i piedi a terra e sostenere questa squadra, questa società che sta facendo bene, oltre ogni rosea previsione; allora, domenica tutti insieme allo stadio per gridare Forza Foggia!

Alberto Mangano

 

Barletta Foggia 1-2

Il Foggia vince la sua seconda partita in trasferta in inferiorità numerica e contro una direzione arbitrale capace di rimettere in gioco i padroni di casa ormai sotto di due gol. La squadra rossonera porta a casa il risultato in una partita più attenta del solito dettata non tanto dai consigli del suo tecnico, quanto dalla piega che la gara stava prendendo. In pratica è sembrato che Sau e compagni non riuscissero più a credere nella vittoria finale a causa di decisioni del direttore di gara che “regalava” un rigore inesistente e ne negasse un altro su Insigne atterrato dal diretto avversario come dimostrato dalle immagini della gara. Oltre a questi due episodi è sembrato che punizioni e ammonizioni penalizzassero solo il Foggia al punto di far saltare i nervi a Zeman, notoriamente calmo, ma imbestialito per un fallo a centrocampo. A questo punto conviene prenderci quello che di buono questa gara può darsi e cioè la consapevolezza di essere abbastanza forti da riuscire a superare tutto e tutti e soprattutto la capacità di riuscire a difendere il risultato con il coltello tra i denti: insomma questa partita ci regala i tre punti e una squadra matura che sa anche soffrire senza rinunciare ad imporre, durante i 90 minuti, il proprio gioco e la propria sfrontatezza. Questa è una squadra che costruisce e finalizza con Sau, attaccante capace di segnare anche di rapina, e Insigne che, magari all’ombra per gran parte della partita, riesce poi a fare un gol che evidenzia le sue capacità tecniche e caratteriali. Da sottolineare forse il comportamento del portiere Santarelli che salta con le mani a quaranta metri dalla sua porta con tre compagni al suo fianco, unico neo in una partita contro un avversario che poche volte ha impensierito la retroguardia foggiana e che quindi avrebbe meritato la sconfitta con le due reti di scarto. Quindi non serve oggi fare del vittimismo e non solo perché si è vinto, ma perché questa gara ha contribuito a far crescere i ragazzi dal punto di vista caratteriale insegnando loro il clima che si respira in questi casi e che tipo di conduzioni arbitrali  certe gare possono regalare. Sottolineiamo ancora una volta il fatto che questa squadra non ha ancora giocato sul proprio terreno di gioco, con il proprio pubblico e che anche in trasferta, se non fosse per la protesta dei tifosi organizzati, si dovrebbe respirare un’altra aria. Dobbiamo perciò restare pazienti perché questo campionato, non perdendo mai la bussola, potrebbe diventare sicuramente in discesa.

Alberto Mangano

 

Foggia Foligno 4-4 (neutro di Vasto)

Ci si aspettava una partita più guardinga, più attenta dal punto di vista tattico, non foss’altro perché i due tecnici si conoscevano a memoria, ed invece si rivede pure oggi una fitta goleada sul neutro di Vasto. Ormai non si deve più esultare per un gol rossonero né abbattersi per uno subito perché quasi sicuramente nei successivi 5 minuti il risultato può capovolgersi. Dopo i 5 gol del Lanciano ci si aspettava una difesa più attenta ed invece, un po’ per inesperienza dei centrali difensivi, un po’ per l’atteggiamento sfrontato della squadra di Zeman, anche oggi il Foggia si è scoperto eccessivamente a favore degli avversari che li hanno puniti. Bisogna comunque ripetere quello che è il credo Zemaniano e cercare di sposarlo in pieno: le sue squadre mirano sempre a fare un gol più dell’avversario e non a subirne uno di meno. La prova di tutto ciò è giunta nel finale di partita quando il Foggia, sotto di due gol ed in inferiorità numerica, riesce a mettere sotto gli avversari giungendo al meritato pareggio. In quella  situazione, a pochi minuti dal termine un’altra squadra avrebbe tirato i remi in barca ed invece rischia, nel giro di pochi istanti, di passare in vantaggio con Kone e salvarsi per una traversa colta dagli umbri. Zeman è questo, noi lo sapevamo, non ci facciamo meraviglia e dobbiamo accettare di non far calcoli né durante una gara, né guardando la classifica la domenica sera. Non è da pensare che il Foggia possa ricorrere al mercato per un difensore esperto (abbiamo fatto la serie A con Consagra e Matrecano), quindi dobbiamo sperare nell’affiatamento tra i reparti, nella lubrificazione di qualche meccanismo ancora cigolante, ed essere certi che la tenuta atletica di questa squadra, la sua giovane età possa fare la differenza a partire dal girone di ritorno quando le altre quadre di solito subiscono un calo di rendimento. Con Zeman i conti si fanno alla fine; per il momento speriamo che le coronarie resistano e godiamoci le emozioni che solo questa squadra sa dare.

Alberto Mangano

 

Lanciano Foggia 5-3

Il Foggia perde ancora forse ingenuamente ma comunque dimostra di non voler mollare mai anche quando la gara sembra dover decretare un risultato infausto. La prova di tutto ciò deriva dalla reale possibilità per gli uomini di Zeman di poter giungere al 4-4 30 secondi dopo il quarto gol degli abruzzesi grazie a Sau che si divora un gol praticamente già fatto. Questo è il Foggia di Zeman capace di affrontare gli avversari senza timori e senza far calcoli. E’ vero che la difesa oggi è sembrata particolarmente perforabile ma è altrettanto vero che ogni volta che  Sau e compagni arrivavano sotto la porta del Lanciano riuscivano ad impensierire seriamente l’estremo portiere avversario e proprio l’attaccante sardo poteva senza strafare realizzare una personale tripletta, cosa che a Foggia non vediamo da decenni. Sicuramente il tecnico saprà in settimana rivedere le immagini della gara riuscendo ad impostare meglio i vari reparti ma già sappiamo che il suo credo non gli permetterà di aggiustare la difesa, piuttosto spiegherà alla squadra cosa fare per riuscire a realizzare un gol in più degli avversari. La cosa che deve far sperare è che il Foggia, bello a tratti, è stato sempre in partita, almeno fin quando non c’è stata la inferiorità numerica in una fase di gioco in cui le forze cominciavano a venir meno, ma certo se fossero rimasti undici contro undici avremmo lottato e sperato sino al 95’. Quando il risultato non ci soddisfa, quando la classifica ci allontana dalle prime posizioni, allora riflettiamo che siamo ancora ai primi di settembre, che non giochiamo sul nostro campo e con il nostro pubblico, che le squadre del boemo si vedono da ottobre in poi, ed infine non dimentichiamo mai dove stavamo sino a qualche mese fa con rischio serio di far compagnia a Manfredonia e Vieste. Con Zeman sappiamo che ci divertiremo, sappiamo che siamo la squadra da battere e che la voglia di questi ragazzi che si affacciano per la prima volta ad un campionato professionistico può fare la differenza. Quindi non pensiamo a calciatori di esperienza, cambiamo il nostro modo di pensare affidandoci completamente e con fiducia a questa società, a questa gestione tecnica perché giornate più serene sono sicuramente all’orizzonte: io le vedo!

Alberto Mangano

 

14 luglio 2010: un ritorno al passato!

Finalmente la svolta! Quello che si augurava la piazza, quello che sognava la gente ormai da tempo lontana dallo Zaccheria alla fine si è verificato. In un mondo come quello del calcio dove numerose società anche storiche segnano ormai il passo e in un mondo attraversato in lungo e largo da una crisi economica profonda, ecco avverarsi un miracolo, ecco il fiore che nasce tra le sterpaglie: Zemanlandia sta per riaprire i battenti grazie alla tenacia e la ferrea volontà di Pasquale Casillo che vuole tornare a fare calcio, a fare il calcio in una platea dal gusto fine che ancora ricorda le sberle rifilate a tante compagini in lungo e largo per l’Italia. C’è da crederci? Il miracolo potrà ripetersi? E’ difficile a dirsi, il calcio è cambiato, sono cambiati i tempi, ma di certo loro tre, Casillo, Pavone e Zeman ritornano con la voglia e l’entusiasmo di allora e oggi come oggi questa è la grande verità che accompagna questa lunga ed estenuante trattativa. Dobbiamo comunque oggi stare tutti con i piedi per terra, il fosso è stato saltato ma la strada è tortuosa per cui dovremo aiutare questa nuova società a far bene, magari non chiedendo subito la luna nel pozzo ma sapendo aspettare i giusti tempi perché la programmazione sia sempre la madre di tutti i successi e sappiamo che un programma come si deve ha bisogno dei propri tempi. La fiducia deriva dal fatto che la vecchia società, senza più stimoli e voglia di continuare, non poteva andare avanti perché per riuscire non ci vogliono solo risorse economiche ma è necessario metterci la passione e questa, soprattutto negli ultimi tempi, si era affievolita dalle parti di via Napoli. D’altra parte la voglia di far bene deve essere sempre accompagnata dalla competenza che sicuramente da oggi sappiamo non mancherà nel sodalizio rossonero. Chissà insomma se rivedremo a Foggia i nuovi Baiano, Signori e Di Biagio ma di certo sappiamo che chi opererà per il Foggia lo farà facendo i giusti passi allestendo una squadra che possa cominciare a far bene da subito. E allora, se tutti i tasselli sono ormai a posto, non ci resta che augurare buon lavoro alla nuova società!


Alberto Mangano

 

Inizia la stagione del Foggia 2010/11

Il Foggia non muore, il Foggia agonizzante forse sta risorgendo intorno ad alcuni imprenditori che sembra abbiano sentito il dovere di correre al capezzale di un malato terminale dando nuova linfa, nuove risorse e speriamo nuove idee. Ora, sbrigata quella che ormai sembra una semplice formalità, quella cioè del deposito in Lega della fidejussione di 400.000 euro, bisognerà partire con la nuova stagione. Una stagione che dovrà necessariamente rappresentare l’inizio di un percorso, non dovrà per forza portare ad un risultato immediato e quindi bisognerà saper programmare. In quest’ottica sarà necessario ripartire con un direttore sportivo in grado di saper valorizzare giovani con la voglia di far bene, di affermarsi in una piazza esigente che questa volta dovrà credere in un sentiero, lungo e impervio ma che riesca a portare il Foggia fuori dall’anonimato calcistico. Gli sbagli del passato, calciatori non adatti alla categoria o forse troppo acerbi non fanno al caso e quindi un uomo di calcio che sappia portare in maglia rossonera calciatori di prospettiva con un budget limitato deve essere una scelta obbligata. Cerchiamo di non fare scelte affrettate, teniamo come riferimento le vicende dell’anno scorso che ci regalarono una buona squadra solo a gennaio e muoviamoci con i piedi di piombo: ci sono tante squadre che non si sono iscritte, ci sono tanti giocatori senza contratto, c’è ancora tutto il tempo per allestire una squadra che possa far bene senza vivere patemi d’animo come quelli vissuti nel passato più recente. I tifosi, ora che dinanzi al baratro dei dilettanti, hanno visto la società saltare il fosso, riproporsi ancora a dispetto di chi credeva che il calcio a Foggia sarebbe durato “solo” 90 anni, sapranno stringersi intorno al nuovo gruppo ma questa volta non facciamoci prendere da facili entusiasmi. Non saremo la squadra da battere, non vogliamo essere la squadra da battere, vogliamo che quest’anno rappresenti l’apertura di un cantiere che debba portare alla costruzione di un palazzo solido e duraturo perché non si debba più vivere un altro 30 giugno come quello appena trascorso. Si faccia quindi entro quest’anno una società più o meno stabile che sappia fare le scelte giuste partendo soprattutto dall’individuazione di coloro cui affidare i ruoli tecnici, gente che sia di esperienza, gente navigata nel calcio che sappia sposare le linee programmatiche stabilite nel solo interesse del Foggia, di Foggia e di tutta la sua gente. Buon lavoro a tutti!

Alberto Mangano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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