di Alberto Manganowww.manganofoggia.it
Il Carnevale a Foggia
di Angelo Capozzi
Attraverso le testimonianze degli anziani sono riuscito a ricostruire l’interessantissimo Carnevale foggiano. In ogni borgo, tra quelli che costellavano la città, si organizzava un particolare corteo carnevalesco, poi i diversi cortei si incontravano e si fondevano formandone uno unico, grandissimo. In effetti più che di un unico Carnevale bisogna parlare di più Carnevali, di cui il più importante risulta essere quello di Borgo Croci, il borgo dei terrazzani, cioè dei raccoglitori di frutti spontanei della terra (verdure, lumache, lambascioli, ecc.) e cacciatori (che utilizzavano diverse e antiche metodologie di caccia).
A Borgo Croci il primo giorno si andava a fare una speciale “questua” vestiti da “Monaco”. Il secondo giorno si formava il corteo delle maschere guidato dai terrazzani vestiti col loro costume tradizionale (conservato esclusivamente per l’occasione), armati di cravasce scoppiettanti e recitanti la “Zeza”. Il terzo c’era la “Zeza Zeza” nelle case e il funerale di Carnevale.
La figura del “Monaco” è di grandissimo interesse: seguito da un gruppo di amici andava girando per le case dei Crocesi rubando tutto quello che trovava di buono e i padroni di casa, per tradizione, non potevano opporsi al fatto. Molto interessanti erano anche i terrazzani vestiti con i costumi antichi, armati di cravasce (fruste per i cavalli col manico corto), che recitavano la “parte”, cioè l’antica “Zeza Zeza”.
A Borgo Caprari facevano un corteo di cavallerizzi composto grosso modo da sceriffi e indiani. Molto significativo era il personaggio di “Minello” (Carminello), che vestito con frack e cilindro, saliva sulle scale del municipio per fare comizi sconclusionati.
Nel centro storico spiccava quella che definisco la maschera foggiana, Ursino Stagnariello, il quale vestiva sempre con un abito pieno di tappi metallici tintinnanti. Accompagnava i suoi saltelli con uno strumento ritmico tradizionale che sul Gargano chiamano “scisciolo”, composto da una mazza messa a mo’ di violino, sulla quale se ne strofinava un’altra, come fosse un archetto, provvista di scanalature, sulla quale erano inchiodati di tappi o coperchi metallici.
I significati del Carnevale foggiano
IL MONACO: Dalle mie ricerche il monaco, con la faccia dipinta di nero, rappresenterebbe la divinità dell’inverno e del buio (e quindi una sorta di Carnevale), che toglie ricchezza alla natura e alle persone e nessuno gli si può opporre.
CARNEVALE CHE MUORE: E’ rappresentato dal maiale (Dioniso). I bambini dicevano: “Carnevale e Carnevalicchio, dammi una fetta di salciccia e se non me la vuoi dare che si possa “infracidare”!”. Carnevale, rappresentazione dell’anno vecchio; doveva morire per lasciare il trono al Carnevale giovane, capace di sostenere con le sue forze la natura e gli uomini. Come il maiale viene ucciso per il bene della comunità, così Dioniso, vittima sacrificale si fa uccidere per il bene dell’umanità. In una fiaba di Troia, in Capitanata, “Re Porco”, il protagonista (un re con la faccia di maiale), partecipa ad un corteo di cavalieri, proprio nei tre giorni di Carnevale.
IL CORTEO DI CAVALIERI: Il corteo dei terrazzani, che rappresentava lo sfilare dei paladini, anche se di recente invenzione (anni ’50), si ricollega ad antiche tradizioni. Il fatto viene testimoniato anche dalla suddetta fiaba, dove si evidenzia che nei tre giorni di Carnevale si usava fare un corteo di cavalieri cortesi, che donavano fiori alle ragazze. Il rito è quindi di fertilità, anche se probabilmente i terrazzani non avevano più coscienza degli antichi significati.
I TERRAZZANI CON LE CRAVASCE: La cosa più interessante era che i 30, 40 terrazzani, che partecipavano al rito, avevano le cravasce (fruste dal manico corto con le quali i cavalieri o cavallerizzi guidavano il cavallo), le quali non erano attrezzi in uso prezzo i terrazzani. Al massimo quest’ultimi adoperavano, qualche volta, la normale frusta in dotazione ai carrettieri, quella cioè con il manico lungo. La cravascia scoppiettante serviva ad allontanare gli spiriti maligni e nel contempo a domare e guidare madre terra, che nella tradizione greca, e nostra, veniva rappresentata come cavalla. Ci riferiamo a Demetra arcadica. Essendo i Dauni etnie originarie dell’Arcadia e comunque dal Peloponneso tale simbologia è passata a noi, cioè nel nostro territorio. I terrazzani armati di cravascia cantavano la “Zeza Zeza”.
LA ZEZA ZEZA: Era la “Zeza”, famosa rappresentazione avellinese di Pulcinella e della moglie Zeza, dove si raccontava che il primo si opponeva al fidanzamento della figlia Vincenzella con Don Nicola, il quale minacciandolo col fucile lo costringeva, però, a cedere. Era un rito di fertilità legato ad antiche divinità, che col tempo sono diventate normali personaggi o maschere carnevalesche..
URSINO STAGNARELLO: Lo chiamavano Ursino perché nelle scenette che rappresentava, nelle feste popolari, imitava l’orso (un animale molto rappresentato nel Carnevale della provincia di Foggia) e anche perché il suo cognome era Corsino. Il vestito pieno di coperchi sonanti ricorda l’abito antico sacerdotale, che col suono scacciava gli spiriti del male. Anche il suo continuo danzare e il suonare lo “scisciolo” si ricollegano ad antichi rituali di fertilità.
MINELLO: Era un personaggio che rientrava nella dinamica del servo-padrone.
Per approfondire l’argomento si rimanda il lettore al volume “Il Carnevale foggiano e i suoi significati”, dove alle testimonianze dettagliate delle fonti segue l’interpretazione delle maschere e delle figure del Carnevale foggiano accuratamente provata.
Bibliografia per approfondimenti:
Angelo Capozzi, Il Carnevale foggiano e la maschera Ursino Stagnariello, De Santis Valerio, Foggia, 1996
Angelo Capozzi, Il Carnevale foggiano e i suoi significati, Grafiche 2000, Foggia, 2004
Frazer, Il ramo d’oro, Newton & Compton editori, Roma 1992
Terrazzani con la cravascia che recitano la “Zeza Zeza”
(disegno di Maria Pia de Stefano)
Il “Monaco” di Borgo Croci
(disegno di Maria Pia de Stefano)
“Minello” di Borgo Caprari
(disegni di Maria Pia de Stefano)