di Alberto Mangano
www.manganofoggia.it

 

 

 

 

 

 

 

 

La Foggia che non c'è più

 

 

Il Palazzo Mandara

Costruito tra il 1875 e il 1878, in apprezzabile stile neo-classico, il palazzo Mandara-Trifiletti affacciava su piazza Cavour ed era visibile su tante cartoline . Poi nel 1970 fu abbattuto per far posto al maestoso palazzo definito dai foggiani "...della Fondiaria" per la presenza di una grande insegna pubblicitaria che indicava in quello stabile la sede dell'omonima assicurazione. La sua perdita rappresentò un oltraggio al patrimonio architettonico e urbanistico locale

In questa foto dalla stazione si vede tranquillamente il Palazzo degli Uffici Statali e tutto il corso Giannone proprio perchè il Palazzo Mandara non impediva questa visuale

 

Cartolina di fine anni 60, un po' prima della demolizione dello stabile

 

Ecco il Palazzo come è oggi

 

In questa cartolina dei primi anni 70 realizzata dall'interno della villa comunale si intravede parte dell'insegna che diede il nome al nuovo palazzo

 

 

 

 

S.Michele (la Chiesa, l'arco, la statua e le edicole)

 

La vecchia Chiesa di S.Michele

 

 

Interno della vecchia Chiesa di S.Michele

 

La Chiesa del SS. Salvatore attigua a quella di S.Michele. Furono abbattute entrambe

 

Il cantiere per la costruzione del Municipio (foto degli anni 30)

 

 

L'antica Chiesa di S.Angelo, costruita nella seconda metà del XII secolo, sorgeva nella zona attualmente occupata dal Palazzo di Città. Dai documenti dell'Archivio Capitolare, risulta primo Vicario Curato, con bolla di nomina del Vescovo di Troia del 25/2/1429, Don Antonio De Luca. Nel 1929, anno della demolizione, il Vicario Curato era Don Antonio Barbalato. La vecchia Chiesa legata all'antico Monastero delle Redentoriste, era a forma ellittica all'interno con tre altari: l'altare maggiore dedicato a S.Michele era in marmo mentre gli altri due, dedicati a S.Donato e a S.Lucia, erano in pietra. La chiesa fu demolita per la costruzione del nuovo Municipio e l'altare maggiore fu ricomposto nella chiesa di S.Giovanni di Dio. In effetti fu abbattuta anche la attigua Chiesa del SS.Salvatore al cui interno furono ritrovati i resti mortali di Suor Celeste Crostarosa. La vicaria curata funzionò nella sede provvisoria di S.Chiara e fu affidata ai padri Giuseppini già operanti a Foggia nell'Orfanotrofio "Maria Cristina". Il 29/9/34, sul terreno di via Capozzi (zona dei "Caprai") si svolse il rito della benedizione e della posa della prima pietra per la costruzione della nuova Chiesa di S.Michele che fu benedetta il 20/6/36 da Mons.Farina; in quella stessa data fu inaugurata l"Opera S.Michele" per le attività formative e ricreative dei ragazzi e dei giovani della città. Alla realizzazione del nuovo complesso parrocchiale concorsero il Comune di Foggia, in debito con la Diocesi per aver demolito la vecchia Chiesa, Mons. Farina e i fedeli di Foggia. Ma, tornando alla vecchia Chiesa demolita, per iniziativa di alcuni fedeli, la statua del Santo, posta in una teca, fu collocata all'interno dell'arco di S.Michele: fu sistemata prima una cancellata a protezione della statua e successivamente un'altra per preservare l'intero arco. Secondo quanto riferito, erano presenti nell'arco altre  tre icone votive. Sul gradino di accesso all'arco i devoti accendevano lumini e lampade ad olio. Nella ricorrenza del 29 settembre si formava una piccola processione per venerare la statua del Santo presso l'arco. Questa consuetudine, come tante altre terminò nell'estate del '43. La statua fu oggetto di restauro da parte prima di Giuseppe Zaccheria nel 1978 e più recentemente da Maria Cirillo nel 2003. L'arco di S.Michele, con i palazzi Caponegro e De Angelis che esso divideva, emblema dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale,  fu demolito  il 23 luglio 2000 e la statua di S.Michele fu trasferita presso il Museo Civico.

(29 settembre 1934 - Posa della prima pietra per la costruzione della Chiesa di S.Michele)

 

Il culto per S.Michele nella nostra città è ancora molto sentito dai fedeli, prova ne è che girando per vie e vicoli del centro storico si intravedono ancora molte edicole votive dedicate al Santo e,delle quali, ne rappresentiamo due foto mentre ci consta che, nel capitolo della Foggia scomparsa, dobbiamo annoverare anche una edicola dedicata a S.Michele che sino a dieci anni fa era presente in via Freddo, 50 e che è stata rubata: sicuramente il valore artistico della statua non era allettante e perciò, per un'azione puramente vandalica, un altro pezzo di storia di Foggia e della sua comunità è stato affidato esclusivamente a foto ormai ingiallite.

Arco di S.Michele

 

 

Statua di S.Michele sistemata nell'omonimo Arco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piazza Siniscalco Ceci negli anni 90 con gli ancora evidenti danni dei bombardamenti del 43

 

17 Luglio 2000- Cantierizzazione per la costruzione del nuovo parcheggio

 

22 Luglio 2000 - Inizia la demolizione

 

Nel 2001 viene espianta la palma che sarà trasferita in villa

 

Il 29 settembre 2003 viene inaugurata la nuova piazza Siniscalco Ceci

 

 

Edicola votiva di S.Michele in via Cibele 11

 

Edicola votiva di S.Michele in via Marasco 23

 

Via Freddo, 50 - L'edicola di S.Michele scomparsa

 

Poesia dedicata all'arco di S.Michele

L'arche de San Michele (Raffaele Lepore)

 

 

 

La Madonna della Croce

 

 

 

 

Chiesa S.Maria della Croce e Orfanotrofio "M.Cristina"

 

Il 5 agosto del 1087 fu ritrovata, nella zona periferica della città denominata "Pila e Croce", una icona greca raffigurante Maria e Gesù Bambino che reggono una croce e in proprio lì fu eretta una Cappella dedicata a S.Elena. Nel corso degli anni la Chiesa divenne economicamente ben dotata se è vero che nel 1310 fu obbligata a pagare le decime alla S.Sede: infatti un tale Don Enrico di Foggia pagò la somma di un tarì e mezzo per la Chiesa di S.Elena. La Chiesa venne riedificata tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo (tra piazza Lanza e piazza Cavour come dimostrano le foto) e nel 1728 fu destinata alla Confraternita della Madonna della Croce. Da quel momento la Chiesa di S.Elena fu chiamata Chiesa di S.Maria della Croce. A cura della Confraternita la Chiesa venne ampliata e modificata nel 1796. Nel 1830 L'Amministrazione Provinciale, a proprie spese, restaurò ed ampliò la Chiesa per rimediare all'inconveniente creato dalla costruzione dell'Orfanotrofio "Maria Cristina di Savoia": quest'ultimo edificio impediva l'illuminazione all'interno della Chiesa. Il progetto fu affidato al progettista Luigi Oberty che, oltre alla porta su piazza Lanza, ne costruì un'altra laterale sul lato del porticato dell'attuale palazzo degli Uffici Statali. Secondo quanto si apprende dalle visite pastorali di Mons. Sorrentino,vescovo di Troia, nel 1665 e nel 1671, e dallo storico Calvanese, l'antica Chiesa aveva oltre all'altare maggiore, altri cinque altari dedicati alla Madonna e uno dedicato a S.Oronzo; vi era anche un antico quadro su tela raffigurante i Santi Guglielmo e Pellegrino. Da una relazione fatta dall'allora vescovo di Foggia, Mons. Marinangeli, risulta che nel 1887 la Chiesa aveva una forma a croce latina e un altare era dedicato a S.Elena. In quello stesso anno la Confraternita commemorò l'ottavo centenario del rinvenimento della sacra immagine della Madonna della Croce. In vista dell'Anno Santo del 1900, la Chiesa fu ulteriormente restaurata ed abbellita con le offerte dei fedeli. Nel 1936 l'Amministrazione Provinciale, avendo progettato la realizzazione del Palazzo degli Uffici statali al posto dell'Orfanotrofio, chiese a Mons.Farina, vescovo di Foggia, il nulla osta per l'abbattimento anche della Chiesa attigua: ci fu un primo diniego del Vescovo ma , dopo numerose trattative, nel 1937   la vecchia Chiesa venne demolita.

 

L'Industria "Caproni" (di Tommaso Palermo)

 

Dove oggi sorge l’Ipercoop, fino a poco tempo fa, esistevano ancora gli edifici della “Caproni”, l’industria italiana di aviogetti; qualcuno ricorderà ancora, come il sottoscritto, dei lunghi edifici in mattoni con i vetri sfondati, immersi nei campi incolti che poi sono diventati l’area che oggi ospita le strutture del noto ipermercato. È un vero peccato che non ci sia stata una conservazione ed una valorizzazione delle strutture oltre che del contenuto perché, come già ha fatto notare qualche foggiano, in quel sito erano ancora presenti carcasse di aerei da combattimento. Foggia, città che vanta una lunga tradizione nel campo dell’aviazione avrebbe potuto farne un museo locale dell’aviazione. Foggia fu sede di una delle industrie della “Società Aeroplani Caproni”. La Caproni nasce come piccolo laboratorio dei fratelli Caproni nel 1911 e diventa in poco tempo un piccolo miracolo dell’industria, dagli anni trenta è una fra le più importanti industrie del settore aeronautico, una vera multinazionale con commissioni anche da parte di paesi stranieri come il Perù e la Cina.

Fra gli aerei progettati dalla Caproni si può ricordare il Campini – Caproni (di cui esiste un esemplare in perfetto stato di conservazione al museo storico dell’aeronautica di Vigna di Valle): un prototipo di aereo sperimentale di grande innovazione tecnologica perché fu uno dei primi aerei a getto del mondo e prese per la prima volta il volo nel 1940.

 

 

 

Anni fa, percorrendo via Lucera, potevano scorgersi delle curiose recinzioni realizzate con strane assi metalliche bucherellate, che cos'erano? Erano le assi che formavano le piste mobili d'atterraggio piazzate dagli americani nei loro aeroporti militari attorno a Foggia. Di aeroporti, all'epoca, Foggia ne aveva diversi, evidentemente alla fine del conflitto i foggiani riutilizzarono quanto lasciato in abbandono dalle truppe americane.

 

                                                                                   

 

Monumento a Saverio Altamura

Piazza Federico II ospitava il busto del famoso pittore foggiano Saverio Altamura (la testa era molto grande in confronto al busto, perciò dai foggiani fu chiamato "U' capacchiòne"). Al posto del busto in bronzo, trasferito in Villa nel 1928, fu eretta una fontana a ricordo del grande imperatore inaugurata il 28 ottobre 1929

 

 

Palazzo della Posta

Il Palazzo della Posta - Duca di Civitella fu demolito nel 1952 per motivi igienico-sanitari

 

 

Su via Bari, al centro della foto si vede il Villino La Porta costruito nel 1935/36 su progetto dell'architetto Manlio Pelilli. Questa costruzione fu demolita nel 1964 per far posto al palazzo che si vede nella foto successiva che divenne sede dell'INADEL

 

 

 

Sino alla fine degli anni 70 c'era in via S.Antonio, angolo via San Severo il Mulino Iorio che fu abbattuto per far posto al palazzo che si vede nella foto sottostante

 

 

 

 

In questa foto dei primi del Novecento si vede il palazzo Muscio su vico al Piano che era situato nella zona dove verrà costruito il grattacielo Rubino in piazza Cesare Battisti. Nella foto in basso, risalente al 1953 si vede il grattacielo in costruzione mentre la terza foto, che in realtà è una cartolina degli anni 50, si vede il palazzo completato.

 

 

 

Sino agli anni 80, in corso Cairoli era presente il palazzo Valentini

 

Poi, prima iniziò lo sgombro nel 1990

 

... e poi la demolizione nel gennaio del 1991

 

Ecco cosa c'è oggi al posto di quello storico palazzo

 

 

 

Una volta, fino agli anni 70, esisteva il Palazzo Scillitani dove c'era il negozio "Sala" (prossime due foto)

 

Poi, nel 1972, fu eretto il nuovo palazzo nei cui pianterreni riaprì il negozio "Sala"

 

 

 

Sotto, una delle ultime immagini del negozio di calzature "Ricciardi"

 

Al posto del palazzo che ospitava il negozio di calzature, oggi c'è un nuovo ed elegante edificio

 

 

 

C'era una volta il quartiere degli Scopari...

Via dei Giungai

 

...ancora via dei Giungai

 

Via degli Scopari, da c.so Cairoli - era la parallela a destra di via dei Giungai

 

Poi, nel 1936, fu abbattuto tutto per costruire Via dell'Impero, l'attuale via Dante

 

Via dell'Impero - 1937

 

Via Dante nel 1970

La polemica su Via dell'Impero

 

Una volta, sino agli anni 50, esisteva una piazza, denominata della Repubblica, dove c'era un parcheggio di autobus...

 

... oggi, quella piazza è dedicata a S.Francesco d'Assisi

 

 

Taverna dell’Aquila

Vi si ritrovano riscontri già nel 1653 quando proprietario della taverna “fuori porta Grande” era il marchese Vespasiano Sacchetti, il quale (o un suo omonimo antenato) l’aveva acquistata con atto del 7 aprile 1631 da Antonio Brancia. A questa data l’immobile consisteva in “diversi membri superiori e inferiori, panetteria, cripta, cortile scoverto e pozzo”, ed aveva annesso un orto adiacente che si sviluppava lungo la strada per il convento dei Cappuccini e, quindi, parallelamente alla strada per S.Severo. Dopo il 1651 i Sacchetti, marchesi di S.Chirico, fecero ampliare il complesso e impiantare giardini recintati che, nel 1676, passarono a donna Beatrice. Malgrado ogni loro impegno finanziario, i proprietari non poterono impedire, verso la fine del Seicento, il crollo di un “mugnale” che dal fronte principale consentiva l’accesso ai vani superiori. Nel 1692 il plesso era indifferentemente chiamato “taverna o alloggiamento dell’Aquila” del marchese Sacchetti. Nel 1707 Donato Del Pozzo risultava proprietario di diversi immobili nel “luogo detto dell’Aquila”. Col passaggio della proprietà ai Del Pozzo si ebbero altre radicali trasformazioni ed ulteriori ampliamenti (ma forse lp’edificio fu rifatto del tutto); tant’è che in un disegno del 1712 risulta un grande “edificio detto dell’Aquila del magnifico Giuseppe Del Pozzo”; oppure, in altri documenti, il “comprensorio di case dette dell’Aquila”. Il Catasto del 1733 riporta i proprietari Giuseppe e Francesco Del Pozzo. Nel 1743 alla dizione “comprensorio” si aggiungono anche quelle di “quartiere e rione l’Aquila”. A questa epoca il grande complesso edilizio, sempre con adiacente orto, comprendeva più stalle ognuna con camere superiori: la “piccola”, la “pinta”, la “nuova” e la “grande”. Le prime due erano di Domenico e la terza di Gennaro Del Pozzo. In particolare, la “stalla dell’Aquila grande”, detta anche di S.Cristoforo, comprendeva “due corsee, caricaturo, pagliere, pozzo, otto camere superiori con due fondaci, et altre comodità”. Sempre nel 1743, quando un certo Miani Leonardo “teneva una parte degli stabili dell’Aquila”, nel comprensorio si acquartierò un reparto del reggimento dei dragoni della regina. I Del Pozzo erano ancora proprietari nel 1775. La taverna fu restaurata nel 1803 e continuò ad ospitare saltuariamente reparti militari, dal che la denominazione di “caserma dell’Aquila” che viveva nei ricordi degli anziani dei primi del 900.

Esisteva anche l’Orto dell’Aquila: tale toponimo deve aver avuto origine verso la metà del sec. XVII, quando i marchesi Sacchetti erano proprietari della taverna omonima cui l’orto era annesso. Esteso per due versure era detto anche “orto del giardino dell’Aquila”. In realtà esso esisteva già nel Cinquecento e si sviluppava parallelamente all’attuale via dei Cappuccini. A quest’epoca ne erano proprietari i Brancia che lo vendettero ai Sacchetti nel 1631. L’area su cui insisteva l’orto dell’Aquila, limitata oggi al lato nord dalla fascia ferroviaria, è rimasta destinata a colture orticole oltre la metà del corrente secolo, poi è stata lottizzata ed edificata. 

Fonte: Vincenzo Salvato – La storia sui muri – Edizioni del  Rosone

 

 

Cavalcavia di via Manfredonia

In questa foto degli anni 70 si vede come il cavalcavia fosse ad una sola corsia

 

Dal 01/02/1985 il cavalcavia è diventato a doppia corsia

 

 

Il sottovia di via Scillitani ad una sola corsia

 

Via Noto

C'era una strada che si chiamava via Noto: era una traversa di via della Repubblica o meglio la strada si immetteva sulla piazza S.Francesco. Di lato alla strada c'era l'albergo Moderno. Oggi la strada c'è ancora ma non si affaccia più su via della Repubblica poichè è stata interrotta dalla costruzione di un palazzo negli anni 80.

In questa foto del 1986 si vedono i due stabili, uno dei quali ospitava l'albergo Moderno, che delimitano via Noto. La fotografia successiva, dello stesso periodo, è da un'angolazione diversa

 

Oggi...

Questa foto rappresenta via Noto oggi e, nella direzione nella quale è stata scattata, una volta si accedeva a piazza S.Francesco

 

Questo palazzo occupa la zona dei due stabili con la strada che era tra di essi

 

C'era una volta piazza Mercato che ospitava, sotto una caratteristica tettoia i venditori di frutta e verdura...

Il mercato negli anni 30

 

ancora il mercato in quegli anni

 

il mercato negli anni 70

 

 

questa del maggio del 2000 è una delle ultime immagini del mercato coperto

 

...poi nel luglio del 2000 cominciò la sua demolizione illustrata ancora nelle due foto successive

 

 

 

Ed ecco alla fine, al centro della piazza, in questa foto del 2002, la nuova struttura nata per ospitare eventi culturali

 

Il Teatro Politeama

I toponimi scomparsi

Le chiese scomparse

Video di Foggia nel 1969

 

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