Cap. Pilota Giuseppe Pesola
(a cura del nipote Nicola Pesola)
Fulgida figura di aviatore , distintosi per valore e ardimento durante la II guerra mondiale, tanto da meritare tre medaglie d'argento e una di bronzo al valor militare.
Era nato a Foggia il 25 maggio 1915. Allievo del corso "Pegaso" dell'Accademia Aeronautica e successivamente pilota della pattuglia acrobatica, allo scoppio del conflitto raggiunge Comiso, in Sicilia, da dove, con il Macchi 200, incomincia la sua esperienza bellica scortando i bombardieri diretti su Malta. Promosso capitano, viene trasferito in Nord Africa. Per tutto il 1940 e 1941 partecipa ininterrottamente a missioni di guerra svolte quasi sempre su mare aperto e spesso al limite dell'autonomia. Più volte è rientrato gravemente danneggiato (il 9 giugno del 41 da 32 proiettili).
Nel marzo del '42, partito su allarme dal campo di Mastuba, attacca una formazione di bombardieri nemici, abbattendone uno e danneggiandone gravemente altri tre; colpito a sua volta da un caccia avversario è costretto ad un atterraggio di fortuna nei pressi di Tobruk, dove viene catturato da ufficiali sudafricani e avviato al campo di concentramento 310 di Suez.
Ma la vita del prigioniero non si addice al dinamico Pesola. Aiutato da compagni di prigionia italiani si ingegna per tentare la fuga.
Scoperto, non si arrende. Inizia un nuovo scavo partendo dalla latrina. Collaborano tra gli altri alla difficile impresa il Tenente del Genio Navale Mario Ingravalle (sommergibilista) e il S. Tenente Pilota Sandro Rosa, della 79a squadriglia del I stormo caccia.
Dopo due mesi di estenuante lavoro, quando il tunnel misura 50 metri ed ha ormai oltrepassato il reticolato che cinge il campo, viene decisa la fuga. I tre ufficiali raggiungono Il Cairo ove ricevono ospitalità e aiuti di ogni genere dalla signora italiana Clelia Bandini in Garcia e da suo figlio Mario.
Un'altra prova attende ora i fuggitivi: la fuga dall'Egitto per rientrare in Italia. Dopo attente riflessioni, decidono di raggiungere la Turchia passando attraverso la Siria, La coraggiosa e abile signora Garcia procura i passaporti falsi e il Cap. Pesola e gli altri fabbricano i timbri. Ma il loro piano viene scoperto dall'Intelligence Service e finiscono tutti in prigione: ufficiali, signora Garcia e figlio.
Il processo contro di loro fu sospeso dopo l'8 settembre 1943 per il cambiamento della situazione politica.
Il Cap. Pesola chiese ed ottenne di poter tornare a combattere per l'Italia democratica. Sbarcò a Taranto il 9 settembre 1944. Dopo aver trascorso circa un mese a Foggia con i suoi cari raggiunse il reparto caccia di stanza a Leverano (Lecce), pronto a nuovi cimenti. Ma, ironia della sorte, il reduce di tanti duelli aerei perse la sua giovane vita a causa di un'avaria al motore durante il suo primo volo: era il 14 novembre 1944.
La città di Foggia ha reso onore al suo generoso figlio intitolando una strada al so nome. La locale sezione dell'A.A.A. ne custodisce gelosamente la memoria per tramandarla ai posteri.
La medaglia viene appuntata al cap.Giuseppe Pesola molto probabilmente dal Tenente Generale Stefan Froelich, che era il Capo della componente aerea del Corpo di Spedizione tedesco in Africa (non si è certi perchè lo stesso è di spalle)
Documento che accompagna la consegna della medaglia avvenuta all'aereoporto di Martuba vicino Tripoli (aereoporto di fortuna) che oggi probabilmente non esiste più.
da una relazione giornaliera della squadriglia di Giuseppe Pesola
Questa la strada a lui dedicata