di Alberto Manganowww.manganofoggia.it
Il Palazzo reale
Il rapporto di Federico II e Foggia è da sempre stato legato alla realizzazione del Palazzo Reale. Tale palazzo su eretto a Foggia nel 1223, su progetto dell’architetto Bartolomeo da Foggia; sembra che occupasse un’ampia superficie, nei pressi dell’attuale via Arpi, e che avesse giardini, fontane, sculture, che i suoi saloni interni fossero rivestiti di marmi preziosi e che al palazzo fossero annesse scuderie, magazzini e stalle. Purtroppo siamo nel campo delle ipotesi perché nessun documento storico è sufficientemente preciso nel descrivere la dimora foggiana dell’imperatore. Riccardo S.Germano, nei suoi scritti, ci riporta l’ordine dell’imperatore di “fortificare i castelli di Gaeta, Aversa, Napoli e Foggia” mentre Niccolò Jamsilla riferisce, quando parla dell’assedio di Manfredi a Foggia, di Guelfi rifugiatisi nel palazzo reale. Saba Malaspina definì la reggia dimora degna della magnificenza di Augusto. Poi nel 1560 un documento ci riferisce che nel 1540 il palazzo era ancora integro perché residenza del magistrato. Poi successivamente, in un documento grafico di autore ignoto, conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma, si hanno diverse indicazioni sull’assetto urbanistico della città e soprattutto si evidenzia il palazzo reale ubicato più o meno dove oggi si erge l’isolato tra via S.Domenico, vico Pescheria, Vico d’Angiò e vico della Pietà. Le dimensioni del palazzo risulterebbero limitate: in base alle aperture nei muri si possono pensare 10 o 14 vani con un salone immenso; sembrerebbe quindi del tutto immaginario, se diamo valore al disegno, le ipotesi successive che volevano quell’edificio trasformato in una fortezza con presidi militari. Solo nel 1703 l’abate Pacichelli ritornò sull’argomento rappresentando graficamente il famoso arco rivolto a ponente ma dell’argomento se ne riparlò solo un secolo dopo con il Manerba che attribuì a Foggia un palazzo e dei castelli federiciani.. Il palazzo e la sua grandiosità verranno confermati ancora, nel XIX secolo prima da Potignone e successivamente da Ferdinando Villani. Nel XX secolo Benedetto Biagi parlerà, dopo aver visitato alcune grotte,di cunicoli sotterranei che avrebbero dovuto collegare il palazzo con le caserme dell’Aquila e della Pianara.L’unico vero documento giunto sino a noi è la iscrizione della lapide che esiste ancora oggi sulla facciata del palazzo:
“SIC COESAR FIERI IUSSIT OPUS ISTUD, PTO BARTOLOMEUS CONSTRUXIT ILLUD.
A. AB INCARNATIONE MCCXXIII M. JUNII IND. R. DOMINIO N. FREDERICO IMP. R. SEMPER AUGUSTO A. III ET REGE SICILIAE A. XXVI HOC OPUS FELICITER INCOEPTUM EST PRAEPHATO DOMINO PRAECIPIENTE.
HOC FIERI IUSSIT FREDERICUS CAESAR UT URBIS SIT FOGIA REGALIS SEDES INCLITA IMPERIALIS”
Ovvero:
"Così Cesare comandò farsi quest'opera, così Bartolomeo Protomaestro la costruì. L'anno dell'incarnazione 1223 nel mese di giugnodell'XI indizione, regnando per il terzo anno il Signor nostro sempre augusto federico Imperatore dei Romani e da 20 anni re di Sicilia, quest'opera felicemente cominciata d'ordine del detto Signore. Ciò comandò si facesse Federico Cesare perchè la città di Foggia diventasse inclita sede reale ed imperiale."
Se si analizza la scritta, pensata e voluta con i caratteri e le regole dell'epoca, riusciamo a comprendere che Federico II ordinò di realizzare l'opera affidando i lavori all'architetto Bartolomeo e indicando l'anno ed il mese in cui fu dato il via alla costruzione. Del resto che ci fosse un palazzo elegante ed ospitale degno di un re, lo si deve dedurre anche dal fatto che Federico II ebbe ad ospitare a Foggia re, principi e cardinali, che a Foggia scelse di far crescere i suoi figli Enrico, Enzo, Manfredi e Corrado e che nello stesso edificio trovò la morte l'imperatrice Isabella.