Una storia di guerra
Chi visita a Foggia il sacrario dei caduti, al centro del cimitero monumentale, si imbatte in uno sconcertante e significativo numero di lapidi. Quei nomi sono vite spezzate dalla rabbia furiosa della guerra, per la maggior parte cadute vittime delle incursioni aeree del 1943. Fra i nomi ve ne sono alcuni scomparsi tragicamente il 31 maggio di quell'anno.
In questa storia quelle tombe si intrecciano, in un tragico e fatale gioco del destino, con una piccola croce bianca, piantata su di un campo verde a centinaia di chilometri di distanza.
Facciamo un lungo passo a ritroso. Questa storia comincia un lunedì, è il 31 maggio del 1943, Foggia è stata già bombardata ma soltanto sull'aeroporto Gino Lisa (il 28 ed il 30 maggio), l'abitato rimane ancora miracolosamente inviolato. Alle 12:45 di quel tragico lunedì, però, le fortezze volanti, i mastodontici bombardieri americani del 429th Squadron, fanno la loro comparsa sulla città. Si tratta di ben 127 B-17F appartenenti al 2nd Bomb Group del NASAF, il complesso delle forze aeree americane stanziate nell'Africa settentrionale (North African Strategic Air Forces). Gli aerei, partiti dalla base algerina di Chateaudon-du-Rhumel, hanno il compito di bombardare nuovamente l'aeroporto e per la prima volta la stazione. Il bilancio dei danni è alto: in tre quarti d'ora, dalle 12:45, vengono riversate sui bersagli centinaia di bombe del peso di 227 chili ciascuna, 109 solo sulla stazione ferroviaria. L'azione, però, non conta solo danni a cose: i feriti sono 81, 153 i morti, stando ai dati del IX Corpo d'Armata del Regio Esercito
Chissà cosa pensavano i piccoli Alfredo e Francesco Paolo, il quarantenne Ciro, la signora Anna, Alfonso, Pasquale, Giuseppe e ancora Antonietta e Leonardo..., chissà cosa pensavano in quel momento, quando quelle bombe, fischianti e spietate, devastavano la stazione e le zone circostanti scegliendo anche le loro vite.
A tracciare nelle loro vite quel traguardo inatteso e spaventoso fu la mano di soldati, di lì a poco "alleati", che come pedine di una logica atavica, eseguivano ordini.
Quelle fortezze volanti avevano un loro equipaggio, una matricola, segni distintivi sulla coda per riconoscerne lo squadrone di appartenenza, vivaci pitture sul muso della carlinga. Una di quelle fortezze è rimasta, però, nella memoria di qualcuno, si tratta di un B-17 ormai scomparso: il B-17F DL "Skippy", matricola #42-3098. Nell'equipaggio figura anche il capitano Kenneth W. Spinning Jr., arruolatosi nel New Jersey con la matricola O-791350 e giunto in Africa per far parte del Nasaf. Il capitano Spinning e i suoi compagni non sono soli, quel giorno su Foggia con loro c'è anche un piccolo aviere: è un cane, un pit-bull di quattro anni di nome Skippy.
Gli americani avevano con sè una mascotte: quasi sempre un cane, a volte una scimmietta; Skippy è un piccolo cane bianco e nero, quella su Foggia sarà la sua ultima missione, la settima per la precisione. Skippy, insolito ed ignaro spettatore di quella catastrofe su Foggia, non gironzola per l'aereo, anche lui, come ogni componente del "crew", ossia dell'equipaggio, siede al suo posto: c'è chi sgancia le bombe, chi sta alla torretta di coda alla mitragliatrice, chi a quella del muso, chi ai comandi. Skippy è al suo posto, vicino alla radio, con tanto di maschera d'ossigeno realizzata su misura, è stato già partecipe di incursioni aeree: in Tunisia e poi a Trapani, Cagliari, Civitavecchia, Napoli. La sua presenza ha davvero del grottesco: un cane a bordo di un bombardiere! Un bombardiere che sta piagando la città, mietendo vittime.
Eppure quel cane è amato e coccolato, è la mascotte dell'equipaggio. Il capitano Spinning, pilota del B-17, gli vuole bene e Skippy gli ricambia l'affetto. Nel novembre 1944, il capitano Spinning, l'uomo che aveva visto e lasciato cadere le bombe sulla città di Foggia, va incontro al suo destino: una missione strategica al nord Italia gli costerà la vita. E' l'undici novembre, il pluridecorato capitano Spinning, allora nel 49th Bomber Squadron del 2nd Bomber Group (Heavy), trova la morte colpito in missione dalla contraerea. Mentre il capitano trova la pace, lo stesso non si può dire sia avvenuto per il suo piccolo amico Skippy: il cane attende, giorno dopo giorno, il suo padrone, freme ad ogni rientro alla base di un velivolo e si angoscia nel non vederlo tornare, sono le testimonianze a tradamandarcelo. E quel bombardiere proveniente dall'Algeria che fine ha fatto? Quella fortezza volante con la matricola #42-3098 che pilotata da Spinning e dal suo copilota bombardò Foggia? Quel B-17 parte alla volta del Pireo (Grecia) da Einsatz, a pilotarlo è, questa volta, il capitano Robert W. Goen Jr., quel B-17 non farà più ritorno e otto dei nove componenti del gruppo periranno nell'azione.
Altro cimitero, questa volta non siamo a Foggia ma a Firenze, siamo in quel campo verde che abbiamo citato all'inizio di questa storia. Il cimitero è il "Florence American Cemetery and Memorial", il cimitero di guerra americano. Dei 93.242 morti della seconda guerra mondiale lì tumulati uno ci colpisce in particolare: il capitano Kenneth W. Spinning Jr.. La sua sepoltura ci richiama mestamente a quella di quei foggiani che speravano, quel 31 maggio 1943, di superare quei momenti di terrore quando il fischio sinistro e prolungato delle bombe faceva da preludio al fragore e alla devastazione. Quelle che oggi, ai nostri occhi, si mostrano come lapidi alla memoria, dietro cui riposano spoglie mortali, sono in realtà destini fatalmente incrociati, in quel fatidico, terribile anno che Foggia mai potrà dimenticare: il 1943.
Tommaso Palermo
Cimitero americano di Firenze