Idee per la villa comunale - Raffaele De Seneen
In una mattinata dell'inizio della scorsa settimana, ho portato la mia nipotina Silvana, non ancora due anni, a fare una passeggiata in villa. Spingendo il carrozzino fino all'altezza della rotonda centrale, mi sono accorto che il cancello del "Giardino delle fragranze" era aperto, dentro alcuni operai impegnati con scope e ramazze. Ho chiesto ad uno di loro:"Si può entrare?". Mi ha risposto di si. Poi, "Da quanto tempo è stato riaperto?".- "Eeeeeh... da tanto!".
Io so per certo che quel giardino fu inaugurato nel millenovecentoenonmiricordopiù, e poi, forse neanche un mese di tempo, fu chiuso: inibito l'accesso e la fruizione al pubblico. Quante volte ho scritto e ho chiesto per saperne il perchè, non ho mai avuto una risposta. Eppure, quanto pagherei per averla.
Comunque, ho approfittato dell'occasione e l'ho visitato per la seconda volta a distanza di tanti anni. Il percorso, partendo da destra o da sinistra, è obbligato, tipo "ellittico", parte dal cancello e lì riporta. Man mano che si procede, una serie di targhe metalliche, ormai ossidate dal tempo e dall'incuria, indicano il nome in italiano e quello scientifico di una specie arborea, arbustiva o di una semplice pianta. La stessa targa, sul margine superiore sinistro, porta la stessa descrizione in scrittura Braille, per i non vedenti, una serie di puntini a rilievo messi in una sequenza convenzionale.
Proprio questo era il "valore aggiunto" di quel giardino, il voler offrire ad una minoranza sfortunata un'occasione per essere come gli altri, un segno di solidarietà, un momento di riscatto dal buio. Si sa che gli ipovedenti acuiscono gli altri sensi, e quindi la maggior capacità di percepire e distinguere odori e profumi, unita alla scrittura che loro conoscono e praticano, almeno in quell'occasione avrebbe fatto giustizia di questa umana e pesante sofferenza.
Ai piedi di ogni targa c'è una specie di vaschetta in pietre, che dovrebbe contenere la pianta, l'essenza profumata. Ne sono sopravvissute pochissime: il rosmarino, la maggiorana, il basilico risultava innaffiato di fresco, poi qualche arbusto di cui non ricordo il nome, di quelli che si tirano su senza aver bisogno di cure e di aiuto, quelli che si aggrappano alla roccia o resistono nel deserto. Il resto, dava la netta sensazione di trovarsi al cimitero, lì dove in pieno campo si vedono allineate croci e lapidi marmoree vergate da una scritta.
Certo, ora provvederanno, altrimenti non avrebbe senso.
Quest'evento mi ha dato da riflettere sulla nostra bella villa, dono dei Borbone, che da quasi duecento anni segue le sorti della città e della sua gente: fatta, ristretta, cambiate le recinzioni, costruito il pronao, poi bombardato, ricostruito e spostato, fontane e monumenti scomparsi, fontane rifatte, passeggiate ritempranti dalla calura foggiana, rincorrersi di bambini, amori e baci da panchina, o rubati dietro un albero. E' il posto dove da sempre si possono ritrovare tutti annullando ogni tipo di differenza.
Oggi, ma è da un po' di mesi ormai, che la seconda metà, compresa la cascatella ed il boschetto, è inaccessibile per lavori in corso. Speriamo "presto e bene" come si dice da noi. Personalmente, per esempio, leverei quella recinzione al parco giochi dei bambini, mattoni e ferro inutili, tanto macchine non ne passano e chiunque può entrare. Il trenino, i chioschi di gelati e bibite va ancora bene, ma le macchinine semoventi a gettone, le piste di automobiline (una volta si fittavano le biciclettine), che rincoglioniscono col rumore e viziano i bambini, quelle no, ci farei un pensierino.
Quei due grossi capannoni in legno, che lentamente, molto lentamente, stanno venendo su al posto degli antichi alberi spiantati, a cosa servono? Non si sa, non c'è un cartello che dia spiegazioni come è richiesto per ogni cantiere. Vi prego meno ferro e cemento, più verde e natura. Io lo adatterei per un teatrino dove i ragazzi, grandi e piccoli possono esprimersi, e perchè non anche gli anziani, che inoltre potrebbero declamare poesie, o leggere favole ai più piccoli. Li destinerei per le rappresentazioni di artisti di strada: giocolieri, mimi, musicisti con strumenti non elettrificati, insomma i "Capannoni della fantasia", "Arte Povera & Alternativa".
Nella villa collocherei ancora, in modo opportuno, qualche animale da cortile, polli e conigli, visto che ormai molti bambini di città sanno di loro solo attraverso gli omogeneizzati, poi i cartoni animati, e i più grandi attraverso lo spezzatino che preparano le mamme. E perchè non sfruttare la vicinanza dell'Istituto Incremento Ippico e portare con una certa cadenza temporale, in apposto recinto, una fattrice col suo puledrino??!! Ho visto che dietro i giochi, macchinine e piste all'ingresso, non so chi e perchè ha fatto un orticello, si vedono filari di diversi tipi di ortaggi. Incentiverei questa "iniziativa", anche per far capire ai bambini che, per esempio, i finocchi nascono a testa in giù.
Andrebbe dato un senso più compiuto a quegli scavi fatti e abbandonati. Ripianterei da qualche parte un po' di alberi di gelso, come traccia storica che ci riporti ad alcuni aspetti delle origini stesse della villa, invogliare all'allevamento del baco sa seta.
Comunque, signori visitatori del sito, il mio scopo era solo quello di avvertirvi: "Il giardino delle fragranze, nella villa comunale, è stato finalmente riaperto, approfittatene!!".