di Alberto Manganowww.manganofoggia.it
Dr. Mangano, leggendo il contenuto del suo ottimo sito dedicato alla nostra cara Città, sono stato positivamente attratto dalla rubrica "Sali sul palco", dove, fra i più recenti interventi, quello accorato e toccante del nostro concittadino Salvatore Aiezza, mi è parso molto significativo, per le frasi di stimolo, dirette a noi foggiani, a non dimenticare " quella Foggia che in troppi hanno abbandonata al suo destino" , espressione, purtroppo, che rivela una realtà inconfutabile, che non solo condivido pienamente, ma che ho cercato di affrontare in modo più esteso, nel mio recente, modesto scritto " Foggia: il sipario".
Le nostre radici culturali e tutto quanto ad esse correlato, hanno subito una radicale metamorfosi, perchè è mancato il nostro spirito di tutela del patrimonio che connotava la nostra " Foggia che non c'è più " (come scrive Aiezza). A chi dare, quindi la colpa, se non alla maggior parte di noi stessi?A noi, nati in questo luogo che diciamo di amare, spettava e spetta l'onore e l'onere di " non dimenticare", ed opporci ad ogni travisamento urbano, civile e sociale, che atavicamente ci appartiene. PINO RUSCITTI
... ecco cosa scriveva Salvatore Aiezza:
C’ERA UNA VOLTA……
RICORDI DI UNA FOGGIA CHE POTEVA ESSERE E NON E’ STATA…. (…. ma non è detta l’ultima parola..!! )di Salvatore Aiezza
… C’era una volta Foggia… Si, cari amici lettori e concittadini, specie quelli della mia generazione (siamo sui 50... mica tanto !!) c’era una volta una Foggia che, se non era proprio da bere come dicono i “Siur de Milan” era certamente da vivere, raccontare, andarne fieri. E questo breve excursus vuole riportare alla memoria, mia prima di tutti, ma anche dei tanti di voi ai quali certamente questi ricordi non potranno non portare un po’ di malinconia e con essa, si spera, un senso di ribellione, pacifica si intende, quella Foggia che in troppi hanno abbandonato al suo destino nell’ultimo quarto di secolo; quella classe dirigente amministrativa e politica che non ha saputo o voluto o potuto combattere con tenacia e caparbietà affinchè Foggia non fosse depredata e depauperata del suo patrimonio che faticosamente, nel corso dei decenni del dopoguerra, altri politici e amministratori avevano conquistato. Il risveglio delle coscienze deve essere per tutti noi che abbiamo a cuore le sorti della nostra città l’arma con la quale combattere per riottenere ciò che ingiustamente ci e’ stato tolto; ciò da cui siamo stati espropriati nel nome di una malintesa “razionalizzazione” che sottaceva, invece, a giochi di potere certamente non facili da capire e gestire. Al risveglio delle nostre coscienze contribuiscono senza dubbio le bellissime foto, le immagini, gli articoli su una Foggia che non c’è più, ma che tutti vorremmo fosse ancora presente, che troviamo sui libri, ultimo in ordine di tempo “Foggiani” del Dr. Rosa Rosa e sui siti dedicati alla nostra città, tra i quali primeggia quello di ”orgoglio foggiano” del Dr. Alberto Mangano. E allora partiamo per questo “giro” tra le cose che non ci sono più; nella città perduta anzi nella città….come la gloriosa Atlantide….scomparsa….
….C’era una volta Foggia dunque che aveva non una ma bensi’ 2.. (due!) magazzini STANDA.
Nata nel 1931 con il nome di “STANDARD”, poi sostituito con quello che conosciamo durante il fascismo che, come sappiamo tendeva ad escludere nomi stranieri, LA STANDA o per dirla alla foggiana “Lo Standa” grande era quella ora occupato dalla Benetton al Corso Vittorio Emanuele, l’altra, piccola, ma completa di tutto, sita in Via Lecce.
La Standa, lo ricordo a chi quell’epoca non l’ha mai vissuta, è stata il precursore dei moderni centri commerciali dove si trovava veramente di tutto con la differenza, però e non di poco conto, che si trovava in pieno centro e rappresentava dunque non solo un posto dove fare acquisti di qualsiasi natura, ma dove incontrarsi, ”perdere tempo” girando tra gli innumerevoli reparti ecc. Ma più di ogni altra cosa la STANDA era, per le donne, soprattutto casalinghe che all’epoca erano la maggior parte delle donne, per i bambini e ragazzi , il luogo dove ogni fine mese, puntuale come lo stipendio, ci si recava a fare le spese più importanti per la casa e per l’alimentazione. Intere famigliole con bambini e carrozzine al seguito riempivano il Viale e il Super Magazzino per i loro acquisti mentre le auto intasavano letteralmente C.so Vittorio Emanuele e figuratevi cosa succedeva nei periodi che precedevano le feste più importanti.
Un’immagine che ci portiamo nella memoria della Standa è quella delle Signore e signorine che vi lavoravano come cassiere o ai reparti: nei loro grembiuli colorati, le ricordiamo oggi come si ricordano le “signore Buonasera” della RAI-TV. Per molti era un vero dispiacere quando talune di loro andavano in pensione perchè si stabiliva un rapporto amichevole con ciascuna di esse.
Per un certo periodo alla STANDA si affianco’ l’UPIM,in Piazza Cavour. Molto più piccolo del primo,anche questo grande magazzino ,che restò unico dopo la chiusura della Standa, rappresentò sino alla fine un importante centro per i nostri acquisti.Inutili furono le pressioni dei politici del tempo affinchè si salvassero i Grandi magazzini foggiani dalla chiusura e, soprattutto si evitasse il licenziamento delle maestranze. Tra tutte ricordo l’interrogazione con risposta scritta della seduta della Camera dei Deputati del 28.07.86 dell’On.Agostinacchio all’allora Ministro del lavoro che se la memoria non mi tradisce era De Michelis, proprio su quale fosse l’intenzione del governo e quale i rimedi per evitare l’incresciosa chiusura e il licenziamento.
….C’era una volta a Foggia la Fiera di Maggio… Chi se la ricorda di noi
La Fiera,quella vera,con la “F” maiuscola che persino “Udite! Udite!” Bari ci invidiava….!!!
Per decenni, dopo la fiera internazionale di Verona, veniva, in ordine di importanza, quella della nostra città: “FIERA INTERNAZIONALE DELL’AGRICOLTURA” . Ricordo benissimo i padiglioni che ospitavano Svizzera e Germania. E altri Paesi,come l’Austria ecc. E tantissimi agricoltori e allevatori giungevano davvero da ogni parte d’Italia e non solo. Anche io avevo, ed ho, parenti in Campania, che ogni anno venivano ad acquistare alla fiera grossi quantitativi di materiali e mezzi per l’agricoltura, sementi, piantine di ortofrutta ecc. spendendo fior di quattrini come peraltro tanti altri agricoltori e allevatori. Moltissimi di questi visitatori, poiché non riuscivano a finire il “giro “ della fiera nella mattinata, andavano a pranzare ai vicini ristoranti, fuori dalla fiera, per poi rientrare e continuare il giro.
Ricordo che in ogni padiglione venivano dati in omaggio da gentili signorine, ma non necessariamente, piccoli oggetti: portachiavi, torce tascabili, ecc con il marchio dell’espositore; la Daunia Latte, che faceva una panna ottima, era presa letteralmente d’assalto così come i ristori.
I bambini impazzivano nel vedere i grossi mezzi agricoli alcuni dei quali essendo nuovi ed all’avanguardia, non si erano mai visti e tutti stavamo con il naso all’insù a guardare. Poi si faceva il giro per i padiglioni dove c’erano gli animali in quantità rispetto ai pochi capi oggi esposti.
Insomma era una fiera vivissima e alla quale tutti partecipavano per interesse, per curiosità o solo per passare una bella giornata (allora infatti non bastavano poche orette al pomeriggio per vedere la fiera…)
….C’era una volta Foggia e c’era il suo storico Distretto Militare. Chi non lo ricorda il Distretto: scintillante di divise, bandiere, ordinato e pulito, in una struttura prestigiosa al centro di Foggia. Credo che noi della generazione degli anni 50/60 siamo passati tutti dal Distretto per la visita militare che tanto angosciava le nostre giornate all’avvicinarsi dei diciotto anni. Per molti era la prima volta che vedevamo da vicino le divise militari e i soldati e anche l’ultimo caporale ci sembrava un generale. E tutti quei mezzi, il personale e tanto altro ancora. Quando mettevamo piede in quella Caserma già ci attanagliava l’angoscia di quello che di li’ a qualche tempo ci sarebbe toccato: partire per la “leva” e giù a fare mille domande ai soldati per sapere quante più informazioni possibili. Il Distretto era un pullulare di gente che dava vita ad un intero quartiere e lustro a tutta la città.
C’era una volta a Foggia….la Banca d’Italia…e sì, perchè forse non tutti sanno che anche il servizio di tesoreria della Banca, vale a dire pagamenti, riscossione, cambi ecc, e’ andato…. Non c’è più! La Banca d’Italia dallo scorso fine maggio ha chiuso i battenti al pubblico resta solo come entità, con pochissimi uffici ma tutti senza collegamenti con il territorio. Perciò tutti quelli che prendevano lo stipendio e si trattenevano chiacchierando nei pressi della Banca il giorno stabilito, come pure chi percepiva altre indennita’ ecc, hanno dovuto dire addio alla Banca d’Italia e dirottarsi versi le Poste o altre Banche…..
….C’era una volta a Foggia la “STAZIONE FF.SS.”, con il piu’ grande deposito locomotive ,ferrovieri e officine del sud Italia. Era la terza stazione d’Italia per importanza di “snodo;” vale a dire crocevia di direttrici ferroviarie che passavano per la nostra citta’. Prima di Foggia c’erano solo Bologna e Verona.
La “Stazione di Foggia “ cosi’ come annunciava lo speaker ai viaggiatori che vi giungevano o transitavano da ogni parte d’Italia;( viaggiatori, qui’ e’ la prima stranezza… , che non sono affatto diminuiti ma si è deciso comunque di penalizzare lo scalo foggiano a vantaggio di altre realtà che ben conosciamo..!! ) e’ stata per decenni luogo pulsante della foggianità; era centro di vitalità per eccellenza; frotte di persone vi sostavano durante ogni ora del giorno e della notte. Prima dell’avvento dei taxi c’erano file di carrozzelle coi cavalli lustrati per accogliere e trasportare i visitatori a spasso per la città.
Il deposito e l’officine meccaniche delle FF.SS. erano all’avanguardia e davano lavoro a centinaia di persone. I ferrovieri a Foggia, insieme ai lavoratori della cartiera costituivano la maggior parte dei lavoratori foggiani.
..Poi..!!! Poi, non si sa bene perché, (in realtà si conoscono e anche bene i motivi, ma questo è un altro discorso) piano piano, un pezzetto alla volta, una piccola tratta oggi, una domani, un settore dell’officina ora, un altro dopo, qualche soppressione di treni ogni tanto, così tanto per non dare nell’occhio (chiusi entrambi quelli di chi doveva e poteva vedere!!!!) ,siamo arrivati ad avere più “binari morti” che vivi….
E’ notizia di oggi (8.9.2010, la gazzetta del mezzogiorno, cronaca di capitanata,) che anche il glorioso deposito ferrovieri, attivo da ben quattro decenni crocevia di generazioni di ferrovieri, debba essere chiuso a vantaggio, guarda caso, del capoluogo di regione. Mentre solo ieri (7/9) si annunciava la soppressione, a vantaggio del trasporto su gomma, (che, notoriamente in tutto il mondo vuoi per questioni ambientali che di sicurezza, tende a diminuire) di ben 4 (dicasi quattro) coppie di “locali” per Benevento.
E noi?...guardiamo e aspettiamo…..
“Che pecc’t! Che pecc’t!” direbbe la mia vecchia amatissima direttrice della scuola elementare Amalia Rabbaglietti, se fosse ancora tra noi..……C’era una volta a Foggia…. una certa “Autority Alimentare” nome strano che molti non avevano ben capito cosa fosse, ed infatti visto che non si era ben capito, hanno pensato bene di cercare di togliercela ancora prima che nascesse……..
Basta, mi fermo perché altrimenti divento noioso ma beninteso si potrebbe continuare con gli “scippi” che ha subito il nostro territorio nel corso degli ultimi 10/15 anni. Spero solo che ai nostri amici lettori questo amarcord abbia dato la corda per chiedere a tutti di qualsiasi colore politico e a qualsivoglia livello amministrativo, l’impegno, non dico di riottenere, perché sarebbe utopistico, quanto ci hanno tolto, ma almeno di conservare quel poco che abbiamo ancora; prima tra tutto la nostra Università alla quale su altre pagine ho dedicato un argomento sui nostri giovani e la “speranza” in loro riposta per non far morire questa grande conquista fatta a suon di scioperi di noi studenti degli anni 70 e battaglie politiche e non solo.
Chiudo perciò con un accorato appello di genitore e foggiano ai nostri studenti:
Ragazzi,voi che tra pochi giorni terminerete gli esami di Stato e sceglierete dove trascorrere il vostro futuro di studenti universitari: non abbandonate la vostra città e questa splendida università, centro di formazione e di cultura che non teme paragoni con altri. Restate; andate fieri della vostra e nostra città; il vostro sacrificio di aver scelto Foggia e rinunciato ai facili richiami di città che sono facili richiamo per la nostra gioventù, vi farà onore e vi ripagherà; ma soprattutto permetterà alla nostra giovane Università di crescere e affermarsi. L’Università di Foggia ha bisogno di voi per non finire come le cose che vi ho appena narrato……..