di Alberto Mangano
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Intervista di Raffaele De Seneen

 al nipote di Silvestro Fiore

 

SABATO 23 GENNAIO 2010

 

  In tarda mattinata mi sono recato a casa del sig. Giona Prencipe, ultimo piano in zona centrale. Chi mi ha fatto da “gancio” è un nipote, Daniele Prencipe, tipo poliedrico ed estroverso, che già mi ha fatto dono di un cimelio storico prezioso: una foro in bianco e nero di Silvestro Fiore. 

  E’ il sig. Giona ad aprire, ci riceve nella “stanza buona” di un comodo e ben tenuto appartamento. E’ in giacca da camera, sotto camicia, cravatta e maglioncino. Di costituzione minuta e aspetto giovanile, con i capelli sale e pepe, gentile anfitrione che dopo i saluti e le presentazioni, facendoci accomodare esordisce:

-     Prepariamo un caffè!?

-     Grazie, appena preso con Daniele.

-     Allora un limoncino!?

(Lo dice in maniera particolare, si capisce che ci tiene a farlo provare, sicuramente è fatto in casa. Infatti, mentre me ne sta versando “un dito traverso” come da me richiesto, la moglie, Agata Soldo, rientra dalla spesa mattutina. Nuovi convenevoli e si accomoda con noi) Chiedo:

- Sig. Prencipe, come mai questo nome di battesimo, Giona, così particolare?

(Il sig. Prencipe accenna un po’ alla storia di Giona e la balena) poi aggiunge:

- In famiglia sono ricorrenti questi nomi biblici: Giona, Davide, Daniele

- Quanti anni ha sig. Prencipe?

- Ottanta

- Che mestiere ha svolto?

- Ho fatto sempre il cameriere in diversi ristoranti cittadini, ho imparato pure il mestiere di orologiaio da un parente, e mi diverto ancora a fare qualcosa

(Sulle pareti della stanza si nota in bella vista, su appositi supporti, una bella collezione di orologi da tasca, quelli con la catena lunga, le  “cipolle”)

- Sig. Prencipe qual è il suo rapporto di parentela con Silvestro Fiore?

- Sono un nipote, mia madre era la figlia più grande di Silvestro Fiore

(A questo punto, Giona e la moglie Agata, sembrano due bottiglie di spumante appena stappate. Le notizie vengono fuori come schiuma dal collo delle bottiglie, i ricordi salgono alla mente come bollicine. Quelli di Giona  rincorrono quelli di Agata, poi si intrecciano, si sovrappongono, si fermano un attimo, a volte, per un consulto fatto di sguardi)

- Quanti figli aveva Silvestro Fiore quando è stato assassinato?

- Giona: tre

- Ne ricorda i nomi?

Agata: - si, Paola, detta Paolina, la madre di mio marito, Maddalena, e Giuseppe il più piccolo, di pochi anni

Giona: - mia madre aveva dodici anni alla morte del padre

Agata: - la seconda, Maddalena, il papà, Silvestro Fiore la chiamava “Riscattina del lavoro”

(La sig.ra Agata ha una memoria di ferro, come mi fa rilevare il nipote Daniele, ma deve anche aver avuto un buon rapporto con la suocera, Paola, morta in tarda età, perché sembra esser la depositaria di tante confidenze)

- Dove abitava la famiglia di Silvestro Fiore?

- Di fronte alla vecchia chiesa di San Giuseppe, c’era uno “slargo”, una piazza, lì, al piano terra

(Siamo su Via Manzoni, forse la piazza su cui affaccia la chiesa della Madonna delle Grazie. L’inizio del Quartiere delle Croci, abitato dai terrazzani)

- Sig. Giona, si parla di Piazza Lanza e Piazza Cavour come possibile scenario dell’omicidio, ha notizie più precise?

- Si, lui quel giorno stava passeggiando per il corso con un amico. All’altezza della salumeria “Amedeo Cotone” incontrò Carretta. Si fermarono e si misero a discutere. A un certo punto la discussione diventò animata e Carretta estrasse un lungo coltello. Mio nonno per difendersi prese il bastone dalla parte terminale, ma nel farlo roteare, il manico ricurvo s’incastrò nel ramo basso di un albero. Inoltre, la strada era sconnessa perché stavano eseguendo dei lavori, perse l’equilibrio, cadde e il Carretta gli fu sopra colpendolo con sette coltellate

Agata: - si, quello era il posto che diceva mia suocera, a fianco c’è la stradina che porta al Ginnetto

(Ginnetto sta per mercato ortofrutticolo all’aperto, attualmente omonimo parcheggio auto. La descrizione dei fatti corrisponde a quelli riportati dalle cronache dell’epoca, a parte la precisazione dei luoghi)

Giona: - si, mio nonno portava sempre il bastone, intervenne anche l’amico che era con lui, aveva un coltello molto più piccolo e ferì appena il Carretta

(Anche questo corrisponde alle cronache dell’epoca)

Giona: - loro stavano nello stesso partito, poi Carretta cambiò

- Certo, all’epoca, lasciare moglie e tre figli ancora piccoli avrà comportato dei problemi!?

Agata: - Mia suocera, Paola Fiore, andò a fare la cameriera presso una famiglia che abitava in quel palazzo vicino alla Cattedrale, quello con le terrazzine, le colonnine (Palazzo Trifiletti). Anche la sorella più piccola andò a fare la cameriera. Poi mia suocera sposò un certo Prencipe che lavorava in un bar nella stessa piazza

- Sig. Giona, suo nipote Daniele mi parlava di un quadro a colori raffigurante Silvestro Fiore

Agata: - era un quadro fatto su tavola di compensato

Giona: - si, quel quadro nell’immediato dopoguerra stava in una sezione Socialista in Piazza del Lago intestata a Silvestro Fiore. In seguito, forse perché la sezione doveva chiudere o si doveva trasferire, per paura che il quadro andasse smarrito, chiesero ai familiari se lo volevano conservare loro. Infatti, attualmente si trova a casa di mia sorella

Agata: - mia suocera diceva che fu portato dai compagni della sezione con le bandiere

- Insomma, dalle ricerche fatte risulta che Silvestro Fiore era un combattente! Più volte durante le manifestazioni venne arrestato

Agata: - si, stava sempre avanti, in prima persona

Giona: - lui andava nelle masserie a controllare come venivano trattati i lavoratori. Se i padroni gli offrivano della roba, per tenerselo buono, lui no, non rifiutava mai, la prendeva e subito andava dai lavoratori a “mettere tavola” insieme. 

  Altri particolari di più stretto carattere familiare sono stati rievocati dal sig. Giona e dalla moglie: parentele, intrecci familiari, matrimoni, ecc.; ma ciò che mi interessava era cogliere almeno qualcosa dell’aspetto più umano di Silvestro Fiore, che insieme alla sua immagine fotografica completano chi è solo stato raccontato, e non è poco, come socialista-sindacalista-rivoluzionario.

  Nel ringraziare e salutare i coniugi Prencipe-Soldo, che con piacere ed orgoglio hanno parlato di Silvestro Fiore, il sig. Giona mi ha voluto mostrare il suo banchetto da lavoro da orologiaio. Sopra c’erano i meccanismi di un paio di piccoli pendoli in movimento, che doveva ancora revisionare. Chissà se anche per loro, durante il racconto, il tempo si è fermato, anzi è tornato indietro com’è stato per noi. Chissà, non li avevamo a vista, in quella casa, dove da sempre ed ancora aleggia il ricordo di Silvestro Fiore. 

   Grazie ancora a Daniele Prencipe, pronipote di Silvestro Fiore, il padre si chiama Silvestro, ed anche il figlio, grazie a Savino Russo che nel 1991 approntò tutto ciò che occorreva per intestare una strada cittadina a Silvestro Fiore ed è ancora impegnato in quest’impresa, grazie ad Alberto Mangano che con il suo sito “Orgoglio foggiano” ha permesso di far conoscere fra loro persone interessate allo stesso personaggio ed argomento, consentendo di mettere insieme pezzetti della stessa storia.

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